Stefano Cascioli, leader della band lombarda, se ne intende di inchiostro. Con in sottofondo il loro album “Spirit Of The Night” ci ha svelato un po’ di aneddoti…

Quando nasce ufficialmente il rapporto tra Stefano Cascioli e l’inchiostro? E, soprattutto, come si sviluppa?
Sono cresciuto ascoltando punk rock e heavy metal. Avevo foto appese in camera mia di personaggi come Phil Anselmo e Mike Ness. All’epoca avevo tredici/quattordici anni ed ero già fortemente attratto da soggetti così tatuati. A diciassette, invece, ho fatto il primo tatuaggio. Un giorno ero con alcuni amici a fare skate e uno di loro mi dice: “Voglio imparare a tatuare! Un tipo che tatua mi sta insegnando; però avrò bisogno di una cavia, se no mi toccherà farlo sulla cotenna del maiale. Stefano, non è che ti presteresti?”. Inutile dire quale fu la mia risposta…

Stefano Cascioli, Thunder Brigade
Stefano Cascioli, Thunder Brigade

Sei tatuato solo dove si vede in foto o anche in altre parti del corpo?
Ho tatuato tutto il petto e la pancia, il costato, qualcosa sulla schiena e anche sulle gambe.

In Italia è più semplice suonare blues nei locali oppure far passare alla mamma l’idea che un bodysuit non è la fine del mondo?
Mia madre ha vissuto in pieno gli anni ’70 e sono sicuro che i miei nonni abbiano dovuto passar sopra a ben altro che ad un po’ di sano inchiostro; quindi non ho mai avuto problemi in questo senso. In Italia, al contrario, ogni cosa è decisamente più semplice rispetto a suonare musica originale nei locali. Indipendentemente che tu faccia blues, rock o jazz. Abbiamo una visione molto scarsa del concetto di live, la situazione è piuttosto triste, ma d’altronde non è altro che lo specchio della nostra cultura musicale.

Stefano Cascioli, Thunder Brigade
Stefano Cascioli, Thunder Brigade

I tuoi tatuaggi mi sembrano per la maggior parte di estrazione sacra e religiosa: posso chiederti il perché?
Sono credente, nel senso più ampio e generale del termine. Credo che esista “qualcosa” che noi non riusciamo a comprendere, qualcosa che vada ben oltre la nostra concezione.

I significati dietro a quei tatuaggi sono svariati, tutti legati ad eventi o stati d’animo che mi hanno in qualche modo segnato e aiutato a crescere.

Quindi ho scelto di utilizzare figure sacre come mezzo per esprimere un concetto più spirituale.

Stefano Cascioli, Thunder Brigade
Stefano Cascioli, Thunder Brigade

Da sacro a profano. Sulla mano sinistra hai un portrait di Marilyn Monroe. Amore per la più esplosiva delle donne del ‘900 oppure per un certo tipo di iconografica statunitense?
Un po’ entrambe le cose, ma solo in parte. Il vero motivo di quel tatuaggio è la persona che stava dietro al personaggio di Marilyn Monroe. Una ragazza normalissima e semplice, Norma Jeane Baker, che tutto ad un tratto si è ritrovata catapultata in un mondo che forse non le apparteneva. Questo l’ha portata a perdere la bussola e ad abusare di sé stessa fino all’epilogo che tutti conosciamo.

Ho fatto quel tatuaggio verso la fine di un periodo buio che, con le dovute differenze, aveva delle analogie con quanto successo a me e a lei.

Stefano Cascioli, Thunder Brigade
Stefano Cascioli, Thunder Brigade

Nella parte alta del tuo braccio destro hai una bambolina voodoo, simbolo per antonomasia del blues delle paludi di New Orleans e dintorni: cosa hai voluto esorcizzare con quel tattoo?
C’è un aneddoto curioso dietro a quel tatuaggio: lo feci tantissimi anni fa, prima ancora che nascesse in me l’amore per il blues delle paludi. Me lo disegnò un amico che tutto d’un tratto tagliò i ponti con la società e si rinchiuse in casa. Passava giorno e notte a dipingere, tipo certi pazzi nei film. Nessuno l’ha più visto né sentito da allora. Quel disegno me lo fece appena prima di sparire dalla circolazione e, a distanza di anni, ha assunto un significato che a quel tempo non avrei potuto immaginare. Sai, è come se in qualche modo la sua follia gli avesse aperto uno scorcio sul futuro.

Braccio sinistro: stella rossonera e scritta “Believe”. Sei per caso tifoso del Milan?
Sì, sono milanista, ma il tatuaggio non ha nulla a che fare con la mia squadra del cuore. Anche perché, più che crederci, forse sarebbe il caso di farci il segno della croce! (ride)

Chi sono i tuoi tatuatori preferiti e quelli che frequenti più spesso?
Non sono mai stato uno di quelli che si fissano su quel tatuatore piuttosto che su quell’altro.

Mi sono sempre tatuato da persone con cui condividevo qualcosa perché, per me, il significato di un tatuaggio sta anche dietro a chi te lo fa.

I due tatuatori da cui mi sono sempre tatuato (e tutt’ora mi tatuo) restano due carissimi amici: Stefano Vespero del “Già Tattoo” di Seregno e Michele “Garba” Gariboldi di “Inkiostro Mancino” a Camerata Picena, vicino ad Ancona. Lui, tra l’altro, è colui al quale ho risparmiato la gavetta sulla cotenna del maiale!

Stefano Cascioli, Thunder Brigade
Stefano Cascioli, Thunder Brigade

Disco definitivo per affrontare una session impegnativa in un tatto shop? A parte il vostro “Spirit Of The Night”, ovviamente.
Col passare degli anni la soglia del dolore mi si è abbassata esponenzialmente, quindi ora tendo a prediligere roba rilassante. Non ho un disco in particolare, però ti direi “Sleepwalkers” di Brian Fallon oppure “Wanderlust” degli Hollow Coves.

Stefano Cascioli, Thunder Brigade
Stefano Cascioli, Thunder Brigade

Come Thunder Brigade ho letto che vi ispirate sia ai Grateful Dead che a Tom Petty & The Heartbreakers: a quando un tributo su pelle per Jerry Garcia o per il povero Tom?
Beh, come Thunder Brigade ci ispiriamo a tanti artisti e quelli che hai citato sono sicuramente tra i più significativi. La mia più grande ispirazione, però, resta Johnny Cash di cui ho già due tatuaggi: la scritta “Ring of fire” sul lato sinistro della testa e “Because you’re mine, I walk the line” sopra la scapola destra. Di spazio comunque ne ho ancora, quindi un tributo a Jerry Garcia e/o a Tom Petty potrebbe sicuramente arrivare in futuro!