Ho voluto intervistare Ruco perché i suoi tatuaggi mi hanno da subito incuriosita, e sono felice di averlo contattato per fargli queste domande. Non solo ho avuto modo di avvicinarmi al suo pensiero, ma ho anche avuto la possibilità di sorprendermi della sua visione artistica. Ruco vive e lavora a Roma, e qui ci parla della sua grande passione per il disegno, del suo percorso da tatuatore, dell’arte che assorbe e che rielabora nella sua mente ogni giorno. Buona lettura…

Raccontami del tuo percorso, dall’inizio fino ad oggi.
Mi piace disegnare sin da quando sono bambino. Ad un certo punto, ero ancora piccolo, decisi che nella vita avrei voluto fare un lavoro in cui dovevo solo disegnare. Pensavo che essere pagati per fare quello che più ti piace non è proprio come lavorare… Crescendo sono venuto in contatto con i tatuaggi. Verso i 15-16 anni di età ho iniziato a frequentare i concerti punk a Roma. Gli squat sono popolati da molta gente interessante piena di tatuaggi, spesso molto grezzi. Non è passato troppo tempo prima che decidessimo con gli amici di tatuarci anche noi. Dopo la prima volta l’interesse è salito sempre di più e appena finite le scuole superiori avevo già comunicato ai miei genitori che avrei iniziato a tatuare. Ovviamente non la presero molto sul serio. Prima ancora di poter comprare le macchinette avevo già una fila di amici che non vedevano l’ora di farsi imbrattare la pelle, gli sono molto grato per questo, è stato fondamentale.

Ruco Tattoo, on the road
Ruco Tattoo, on the road

Come hai trovato il tuo stile e come riesci ad incanalare quel tocco così particolare, diciamo anche oscuro ed esoterico, nei tuoi tatuaggi?
Penso che il mio stile sia semplicemente il risultato di quello che vedo intorno a me. Di conseguenza è in continua mutazione. È difficile per me introdurre il mio stile perché non l’ho scelto. Quello che vedete non è frutto di decisioni stilistiche predefinite, non è stato pianificato. Non ho cercato di modellare il mio lavoro sulle tendenze del tatuaggio. I miei lavori sono cambiati e cresciuti con me, siamo andati con lo stesso passo. Non mi sono mai posto il problema di scegliere il mio stile o dargli un nome. Ho lasciato che gli altri lo facessero, scaricando questa responsabilità che mi imbarazza! Mi sono accorto che spesso i miei lavori sono lo specchio del mio umore. Guardandoli da una certa distanza si vede quando sono più sereno, quando sono triste, quando ho voglia di scherzare. Alcuni lavori sono molto dinamici, altri più statici.

Spesso i soggetti sono grotteschi, come caricature. Mi piace che abbiano elementi che li riconducano al mondo reale, anche se non sembrano venire da li.

È vero che a volte tramite il tatuaggio si esprimono concetti che a parole sarebbero impossibili da comunicare?
Penso proprio di si. Spesso i clienti non mi chiedono un soggetto in particolare, mi dicono solo che tipo di sensazione debba scaturire dal disegno. Poi mi lasciano fare.

Come credi si evolverà il tuo lavoro negli anni a venire?
Sto portando avanti altri studi al di fuori del tatuaggio, spero che nei prossimi anni questa ricerca si concretizzi in qualcosa di sensato. Sto studiando molto le maschere, le marionette, l’argilla. Sperimentare le tre dimensioni è molto stimolante, usi il cervello in maniera diversa rispetto a quando disegni. Non me la sento di anticipare niente di più dettagliato al momento.

Qual è il tuo background di riferimento?
Sono nato e cresciuto a Roma in un quartiere non proprio centrale. Ho studiato al Liceo Scientifico, non so perché, è stato il periodo peggiore della mia vita. Non studiavo e non mi relazionavo facilmente. Per fortuna sono riuscito ad uscirne in soli sei anni. Dopo il liceo mi sono trasferito a Firenze con la mia ragazza, siamo rimasti quasi quattro anni. Lei studiava moda ed io grafica d’arte all’Accademia di Belle Arti. È stato un buon percorso formativo, io avevo sempre disegnato da autodidatta prima di allora, quindi avevo molte mancanze tecniche. Nel frattempo tatuavo nel soggiorno di casa e lavoravo al supermercato. Ho conseguito tutti gli esami del triennio, poi ho deciso di non scrivere la tesi e non mi sono laureato.

Ruco Tattoo, on the road
Ruco Tattoo, on the road

Ti piace prendere ispirazione anche da musica e arti visive? Se sì, mi puoi riportare una breve playlist?
Le arti visive sono la mia ispirazione principale. La scultura, la pittura, il ricamo, la fotografia. Colleziono libri e riviste. È in quelli che spesso mi perdo alla ricerca di idee e stimoli. Avere sempre la mente carica di immagini mi aiuta. La musica è parte integrante della mia giornata lavorativa e privata. Quello che ascolto, come per tutti credo, è strettamente legato al periodo che sto vivendo. Al momento questi sono i brani di cui più ho bisogno:

• Jethro Tull – Bourée
• King Crimson – Epitaph
• Pink Floyd – Echoes
• Pink Floyd – Atom Heart Mother Suite
• Black Sabbath – Changes

Cosa speri di trasmettere al cliente durante una sessione? Cosa invece vorresti (quasi) evitare?
Spero che apprezzino l’impegno e la passione che ci metto nel fare quello che faccio. Mi è successo raramente che non sia così in realtà, sono molto contento in generale dei miei clienti. Quello che voglio evitare è che il clienti si sentano a disagio con me. Prima di iniziare il lavoro parlo sempre con loro per cercare una connessione, capire chi sono, cosa fanno.

C’è un momento particolare che ami più di altri nella realizzazione di un tatuaggio?
La parte che preferisco è quella del disegno su pelle. Praticamente tutti i tatuaggi che faccio sono realizzati a mano libera, dunque la progettazione avviene direttamente sul supporto finale, senza passaggi intermedi. Quel momento per me è di piena meditazione, mi sento come dentro una bolla, come se il resto del mondo sparisse.

Personalmente da chi ti sei fatto tatuare negli anni e chi c’è nella tua wishlist?

Le persone da cui mi tatuo sono per lo più amici o comunque persone con cui collaboro. Il lato umano è quello che mi interessa di più, mi rimane difficile pensare di farmi tatuare da una persona con cui non ho nessun tipo di legame. Insomma non sono un grande cliente, non ho una wishlist.

Ruco Tattoo, on the road

Hai una tua visione dei concetti di inferno e paradiso?
Per me la città in cui vivo è un inferno circondato dal paradiso. Roma è il caos, la dannazione più totale, ma non riesco a fare a meno di questo fermento nella vita di tutti i giorni. Quando devo oziare e riflettere invece preferisco spostarmi nelle campagne circostanti, quello è il paradiso, la pace dei sensi, serve per rinfrescare la mente. Questo equilibrio per me è fondamentale a livello produttivo.

Dove ti vedremo nei prossimi mesi, oltre che a Roma?
Ogni mese trascorro solitamente tre settimane nella mia città e una settimana fuori. Sono appena rientrato da un viaggio mistico con degli amici in Israele. È stato davvero stimolante collaborare con loro, sono tornato pieno di idee. Stiamo organizzando insieme un altro viaggio in Messico. Per quest’anno mi sono promesso anche un tour in Scandinavia. Forse Nepal. Poi le solite tappe europee: Londra, Parigi…