La bionda vocalist degli autori di “Paninaro 2.0” e di svariate hit su YouTube si confessa: «Il braccio sinistro è sacro. Sul destro condivido le idee di Beyoncé».

All’anagrafe Roberta Branchini, ancora rigorosamente under 25. Milanese, biondissima, ma di una bellezza acqua e sapone. Nome d’arte: Brancar. Nella vita Roberta è una delle due vocalist de Il Pagante (gruppo meneghino con milioni di visualizzazioni reali su YouTube), fautori di un culto sempre più crescente per un progetto che comprende anche il rapper Eddy Veerus e l’altra cantante Federica Napoli. Tra i loro futuri appuntamenti dal vivo segnatevi la data al Fabrique del 6 dicembre prossimo. Ovviamente a Milano. Brancar è la più tatuata del trio e risponde in maniera assolutamente sensata alle nostre domande. Dimostrando più acutezza e conoscenza in materia di quello che, nell’artificio artistico, vorrebbe far sembrare. Eccovi le sue confessioni in esclusiva per Tattoo Life.

Il Pagante
Il Pagante

Sbaglio o finora hai parlato poco o niente coi media della tua passione per i tatuaggi?
È così. Però, allo stesso tempo, non è che ne faccia tutto questo gran segreto. (sorride) Quando i fan mi domandano qualcosa sui miei tattoo, rispondo sempre volentieri tramite la mia pagina Instagram.

Internet che vince per l’ennesima volta sull’informazione tradizionale?
Beh, io la farei molto più semplice. In pratica mi sono tatuata di botto in contemporanea con il mio sbarco sui social in qualità di “personaggio pubblico” e componente de Il Pagante. E quindi mi è sembrato naturale che le due cose andassero di pari passo.

Roberta, Il Pagante
Roberta, Il Pagante

Qual è stato il tuo percorso personale all’interno della tattoo art?
Nasce tutto da un dolore immenso. Nel 2008 ho perso mio papà e un paio d’anni dopo, nel 2010, ho fatto tre tatuaggi in suo onore sul braccio sinistro: il lettering “Ciao Papà!”, la sigla di tre lettere con cui era solito firmare i suoi contratti e la scritta “Survivor” sul polso: quest’ultima ovviamente riferita a me.

Da allora basta, quel braccio dovrà restare per sempre così. Con nessuna aggiunta ulteriore perché da quelle parti c’è spazio per una sola persona.

2010… vuol dire che ti sei tatuata appena quindicenne?
Esatto. E all’epoca ero pure piuttosto ignorante in materia. La consapevolezza è arrivata dopo, cominciando a frequentare la Milano Tattoo Convention e diventando amica di molti tatuatori coinvolti in quella kermesse. Al momento sono parecchio dentro l’Old School e ho perso un po’ di interesse nei pezzi colorati, ma credo che sia normale visto che sono quasi dieci anni che mi tatuo.

Roberta, Il Pagante
Roberta, Il Pagante

Tra questi tuoi amici tatuatori, ci sono dei nomi che ti va di citarmi?
Beh, ti direi Mattia Trivella, uno che è lavorato da un maestro come Gian Maurizio Fercioni. E poi Edoardo Tabacchi, un altro artista davvero bravo e preparato. Donne non ne ho ancora frequentate, ma nello studio di Sabrina De Fazio (“Ink Lady Tattoo” ndr) ho avuto la fortuna di conoscere Zippo esattamente come, altrove, ho stretto amicizia con Maurizio Crudo.

Tutti tatuatori dell’area di Milano?
Già. Gruppo meneghino = amore per tatuatori local! (ride)

Sulla parte interna del tuo braccio destro irradi uno statement “politico” di Beyoncé: me lo spieghi meglio?
Recita “Feminist: the person who believes in the social political and economic equality of the sexes” ed è un verso tratto dalla canzone “***Flawless” contenuta nell’album “Beyoncé” del 2013. Cosa vuoi che aggiunga? Lei è una delle mie artiste di riferimento. E un certo tipo di femminismo evoluto è un po’ il mood della mia vita… (sorride)

Roberta, Il Pagante
Roberta, Il Pagante

Difatti, nonostante la tua avvenenza, sfoggi tatuaggi per nulla in “quota rosa”: un teschio messicano sulla parte superiore del braccio destro e una tigre a tutta coscia.
Quel teschio è stato uno dei primi tattoo in assoluto che ho fatto, mentre della tigre – di cui si è occupato Alessio Pliz del “Black Pearl Tattoo Parlour”– potrei dirti che fa parte della mia personalità un po’ selvaggia. In realtà si tratta di soggetti che ho fatto in un periodo decisamente irrazionale della mia vita, quando mi avvicinavo all’inchiostro senza pensarci due volte.

Quale sarà il tuo prossimo pezzo su pelle?
Oggi i tatuaggi mi piace di più guardarli sugli altri. Maschi in primis! (ride)

Hai messo l’inchiostro in soffitta?
No, amerei dedicare qualcosa a Il Pagante e, prendendo in considerazione il titolo del nostro nuovo album – “Paninaro 2.0” –, non mi dispiacerebbe prima o poi tatuarmi un panino.

Roberta, Il Pagante
Roberta, Il Pagante

Finora Il Pagante non ha mai ironizzato su chi si tatua esclusivamente per moda: mi sai spiegare il perché?
Forse perché i nostri bersagli preferiti – alias i figli di papà, tutta gente proveniente da famiglie altolocate milanesi – non sono ancora avvezzi a marchiarsi in maniera così esplicita. Sai, pure nel terzo millennio, c’è sempre il buon nome della famiglia da preservare. (strizzatina d’occhio)

Vi siete accorti che nel titolo “Paninaro 2.0” c’è un piccolo richiamo alla leggendaria hit dei Pet Shop Boys datata 1986?
No, il tributo ai Pet Shop Boys non era intenzionale, però ti posso assicurare che mio fratello e mia sorella – entrambi più grandi di me – hanno vissuto appieno l’epoca dei paninari. Praticamente in presa diretta.

I “paganti” di allora?
Sì. D’altronde tra 1986 e 2018 non è che sia cambiato granché! (ridacchia) Quella dannata moda di pagare per dimostrare di essere qualcuno non è mai andata via. Perlomeno in quel di Milano.

In conclusione, qual è il segreto del vostro successo?
Non prenderci mai troppo sul serio e, contemporaneamente, affrontare degli argomenti tabù. In passato, nella nostra Milano, ci sentivamo spesso ghettizzati perché con le nostre canzoni pop andavamo a toccare dei nervi scoperti. Poi c’è bastato un briciolo di popolarità perché tutti, all’improvviso, diventassero nostri “amici”. Che ci vuoi fare? Penso che nello show business funzioni da sempre così…

Il Pagante, copertina disco

Seguite Roberta su Instagram: @brancar