Il rapper capitolino torna con ‘Enemy’ (il suo ultimo album?) e ci racconta di come ha vissuto il suo rapporto con l’inchiostro tra Roma, Milano e l’Olanda

Noyz Narcos (al secolo Emanuele Fresca) mi aspetta in una stanza a vetri della sua attuale casa discografica. Sta promuovendo con impegno il suo ultimo (di nome e forse anche di fatto) disco intitolato ‘Enemy’, ma allo stesso tempo esplora anche le ipotesi di un post carriera lontano dal rap. A combinare altro. Tornare a tatuare (Fresca ha lavorato per anni al ‘Santa Sangre’ di Roma) o aprire un locale all’estero. Ancora non si sa cosa gli passi per la testa.

Una fuga progettata lontano dalla musica, la sua. Un po’ come hanno deciso di fare gli Slayer qualche mese fa. Facendo circolare, tra i loro milioni di fan attoniti, la notizia di un ultimo tour mondiale. «Forti gli Slayer! – mi fa Noyz, non perdendo la sua vera anima da metallaro – Sono sempre stati un punto di riferimento per me; ma ti assicuro che non mi sono ispirato a loro per quel che riguarda un mio ipotetico ritiro».

La verità è che Noyz Narcos è stufo di combattere senza sosta nell’arena dei media impiccioni e dei social sempre più cannibali. Quando in realtà il suo mestiere resta quello di tramare nell’ombra, raccogliere le idee e poi tornarsene al momento giusto con un album come ‘Enemy’, nettamente all’altezza della sua fama. O perlomeno questo si intuisce dalle sue meditazioni verbali.

Noyz Narcos
Noyz Narcos

Ma allora è vero? Questo disco rappresenta il tuo addio alle scene?
In effetti c’è questa seria possibilità. Sai, da quegli anni ’90 in cui ho cominciato a muovermi nel giro dei writer, molte cose sono cambiate nella cultura hip hop italiana. Non parliamo di musica, poi… Ai tempi dei Truceboys (la seconda crew di Noyz in compagnia di Gel, Metal Carter, DJ Kimo e Cole, ndr) il rap era decisamente un’altra storia rispetto a queste produzioni pop odierne che invadono di continuo le classifiche.

Comprendo il tuo (amaro) punto di vista.
Il fatto è che se l’andazzo è questo, alla fine uno si chiede se è ancora il caso d’insistere con certo rap “per intenditori”. O se non sarebbe meglio pubblicare un ultimo album valido e poi salutare con stile…

Nell’eventualità di un ritiro, la tua attività principale tornerà ad essere quella del tatuatore?
Onestamente non lo so. Da quando mi sono trasferito a Milano per fini discografici, non ho più tatuato con continuità. E anche lì, credimi, bisogna restare in costante allenamento. Va come per la musica: uno non può fermarsi tre lunghi anni, perché sente che ha bisogno di racimolare le idee, e poi rientrare come se niente fosse successo. Il mondo va avanti spietato e ormai questi sono i suoi ritmi: prendere o lasciare. Chi resta indietro rischia di essere dimenticato in fretta. Ed io, a questo gioco al massacro, non so se ho più voglia di partecipare…

Sapevo di un tuo guest spot annuale in quel di Amsterdam: confermi?
Sì, per diverse estati sono stato ospite di Mark Favela nel suo ‘Hollywood Mark Tattoo’. Rimettermi a tatuare in quello studio olandese è stato, per me, una sorta di ritorno alle origini. Quando non mi conosceva ancora nessuno ed io andavo felicemente a bottega da Luca Mamone al ‘Santa Sangre’ di Roma. Una gavetta dura, ma molto appagante: sapessi quante bacchettate mi tirava Luca quando non eseguivo un tatuaggio nella maniera corretta! (ridacchia)

Noyz Narcos
Noyz Narcos

Poi la fama del rapper ha superato quella del tatuatore…
Esatto. Gli ultimi anni in cui ho tatuato al ‘Santa Sangre’ erano più i fan che venivano da me per l’autografo, il selfie o per farsi raccontare come avessi scritto della determinata barra (i versi nei brani hip hop, ndr) che per la bontà dei miei tatuaggi. Ed io, onestamente, non ce la facevo più ad andare avanti in quella maniera, tra un concerto in cui tornavo tardi la notte ed una giornata in studio scambiata per un “meet and greet” (i canonici incontri programmati tra artista ed estimatori, ndr).

Un tatuatore esige rispetto mentre sta lavorando esattamente come un musicista quando si appresta a salire su di un palco.

Quali sono i tuoi stili di riferimento?
Sono sempre andato forte col Traditional/Old School e soprattutto con i lettering. Giapponese me la cavo, ma in quel campo mi sono preso la mia meritata dose di rimproveri. Sempre dal buon Luca Mamone! (sorride)

C’è mai stato un tatuaggio per cui hai dovuto “sputare sangue” (metaforicamente) durante la sua realizzazione?
Tutti i tattoo su cui ho lavorato sono stati impegnativi per me. Semplicemente per una questione di rispetto nei confronti del cliente che mi metteva a disposizione la sua pelle. Pezzi grandi, medi, piccoli non fa alcuna differenza: quando prendi in mano la macchinetta ad aghi è tutta una questione di scrupolo ed impegno. Lì non puoi davvero mentire.

Noyz Narcos
Noyz Narcos

Quindi se ho capito bene: tatuaggi fatti da te confinati esclusivamente nel mese di agosto che passi ogni anno in Olanda. E tatuaggi fatti su di te?
Pochi, ultimamente. Non ho più diciotto anni (Noyz Narcos ne farà trentanove il prossimo dicembre, ndr) quando l’inchiostro ed io eravamo praticamente inseparabili. A quei tempi passavo intere giornate tra graffiti e soste interminabili al ‘Santa Sangre’ a rompere le scatole ai tatuatori. Che bei tempi!

A pelle clean come sei messo?
Spazio libero su di me ne ho ancora, schiena compresa. Eppure da quelle parti sono diventato un po’ sensibile in seguito ad una operazione chirurgica. Non so se me la sentirò ancora.

Magari potresti sempre farti tatuare un portrait di Gabriella Ferri vicino al cuore…
Per via dell’omaggio che le ho fatto in ‘Enemy’ (la traccia ‘Sinnò me moro’ di cui potete vedere il video qua sotto, ndr)? Ottima idea, la tua.

Anche per via del fatto che, avendola ascoltata fin dall’infanzia, qualcosa della sua musica popolare si è trasferito nel tuo modo di fare hip hop, no?
Difatti un bellissimo tatuaggio di Gabriella Ferri se l’è fatto fare Supremo73, uno dei rapper del collettivo Gente De Borgata. D’altronde stiamo parlando di una icona senza tempo della romanità che va fortissimo tra chi fa hip hop nella Capitale. Ed io stesso, a pensarci bene, potrei farmi tatuare un suo ritratto o una sua citazione da qualche parte. Rivediamoci qui tra un anno per aggiornarci.

Sempre che farai ancora questo dannato lavoro…
O se vivrò ancora in Italia! (ride) Chi lo sa, magari apro un locale fuori da questo Paese e ricomincio a vedere la vita sotto tutta un’altra prospettiva.

Prima però ci saranno dei concerti di supporto ad ‘Enemy’, immagino.
Sì, parto col live a fine maggio e continuerò a suonare per tutta l’estate. Piccola pausa e poi tornerò nei locali per gran parte dell’autunno/inverno prossimi. Ed infine si vedrà.

NOYZ NARCOS, cover album
NOYZ NARCOS, cover album

Photos by Andrea Iovine

Le date del ‘Enemy instore tour’ di Noyz Narcos:
13 aprile – Monza/Milano
14 aprile – Latina/Roma
15 aprile – Varese/Torino
16 aprile – Firenze
17 aprile – Napoli/Salerno
18 aprile – Bari/Lecce
19 aprile – Cagliari
20 aprile – Stezzano (BG)/Brescia
21 aprile – Padova
22 aprile – Mestre/Villese (GO)
23 aprile – Bologna
26 aprile – Palermo
27 aprile – Catania
28 aprile – Bergamo