Il tatuatissimo rapper capitolino presenterà il suo nuovo album ‘Slasher Movie Stile’ il 29 ottobre al Milano City Ink. L’appuntamento è per le ore 15

Metal Carter, forte di un passato d’assoluto rispetto nei Truceboys e nel Truceklan, sarà ospite presso il Milano City Ink il prossimo 29 ottobre dalle ore 15:00 in poi (attenzione: l’incontro terminerà prima delle 17:00 dato che l’artista sarà successivamente impegnato in un’altra location).

Causa scatenante è l’uscita del suo nuovo album ‘Slasher Movie Stile’ (in circolazione dal 26 ottobre e anticipato dal video ‘Doccia di Sangue’) che si pone l’ambizioso obiettivo di fondere hip hop ed immaginario death metal (un po’ alla maniera del rapper newyorchese Necro) colpendo nel segno sia il neofita alle prime armi che chi segue il “Sergente” fin dai tempi lontani de ‘La Verità su Metal Carter’, suo album di debutto datato 2005.

Per celebrare l’evento del Milano City Ink abbiamo raggiunto lo stesso Metal Carter per intervistarlo su di un tema dove la sa decisamente lunga: l’inchiostro. E queste sono le sue innegabili verità.

Metal Carter
Metal Carter

Come comincia la “fitta” vicenda tra te e la tattoo art?
Ho iniziato a lavorare con l’inchiostro nel 1996 e ora, dopo oltre due decadi d’assoluta dedizione a quest’arte, spazio non è che me ne sia rimasto granché!

Direi che basta guardarti un attimo per non avere dubbi.
Sì, a parte collo e mani, sono praticamente tatuato da capo a piedi, schiena compresa. E quindi, quando scovo un bel soggetto, la domanda che mi frulla in testa è sempre la solita: “E ora questo dove me lo tatuo?”.

Ventidue anni di inchiostro su pelle, comunque, restano un gran lasso di tempo…
Credo – e te lo dico con tutta la modestia di questo mondo – di essere stato uno dei primi rapper italiani a tatuarsi in maniera così continuativa, intensa ed esplicita. Ok, non lo vedo esattamente come un primato da sbandierare, però quando sento altri colleghi millantare una sorta di “anzianità tatuata”, beh, mi viene sempre da sorridere…

Sulla schiena cos’hai tatuato?
Svariati soggetti religiosi, ugualmente suddivisi tra santi e diavoli. Pezzi abbastanza vistosi anche se, nel mio caso, non è che faccia tutta questa differenza: dal tattoo più ingombrante a quello più piccolo, dal pezzo più impegnativo a quello più demenziale (ho pure un asino con la cravatta!), non ho mai rinnegato nulla.

Tutti i tatuaggi che compaiono sul mio corpo fanno parte di me e ne vado assolutamente fiero.

Prima mi descrivevi il 1996 come l’anno zero per quel che riguarda la tua scoperta della tattoo art. Quindi, quando suonavi death metal con gli Enthralment e i Sepolcrum, non eri ancora granché avvezzo di inchiostro, giusto?
No, a quei tempi ero un semplice pischello e non avevo neppure l’età legale per farmi tatuare! Nel 1996, invece, ho compiuto diciotto anni e mi sono imbattuto nelle due culture più decisive per la mia vita: l’hip hop e, ovviamente, i tattoo. Diciamo che in entrambi i casi si è trattato di un percorso importante e doloroso dove la passione è sempre stata la molla principale.

Metal Carter
Metal Carter

Perché “doloroso”?
Perché i tatuaggi fanno un male cane! E poi sono una delle poche cose della vita che paghi due volte: prima in denaro e poi con una bella dose di sofferenza quando il tatuatore aziona la sua macchinetta ad aghi…

Ti ricordi il tuo primo tattoo in assoluto?
Fu una piccola chiave inglese disegnata da me: una cosa molto semplice e geometrica. Sai, negli anni ’90 regnava una gran confusione all’interno della scena capitolina dato che andavano forte il Tribale, il Biomeccanico, i simboli celtici ecc. Solo in seguito si sono diffusi altri stili che apprezzo maggiormente come lo stesso Traditional, il Cholo, il Black and Grey e i Realistici.

A proposito di Realistico. L’icona horror della Hammer, Vincent Price, sei riuscito a fartela tatuare nel frattempo? Ricordo che me ne parlavi un po’ di tempo fa…
Non ancora, ma ho lasciato uno spazio proprio per Vincent! Spero davvero che lo spot basti, come ampiezza, per rendere al top il suo ritratto.

A livello di soggetti tatuati direi proprio che il Traditional ti piaccia parecchio…
Credo che quello stile in particolare continui a possedere una connessione speciale con noi italiani, vale a dire un popolo di navigatori e di amanti delle tradizioni. Lo trovo, per così dire, un tipo di tatuaggio più “sensato”.

Mi fai la lista dei tuoi tatuatori preferiti?
Sono tutti artisti di Roma perché ci sono così tanti tatuatori validi nella Capitale che non ho mai sentito il bisogno di cercarne altrove. Quindi il mio elenco comprende: Nello Rossini e Luca Mamone del ‘The Grim Reaper Tattoo’, il mio amico e collega Noyz Narcos, il buon Kimo che – oltre a tatuare – è stato anche il DJ storico dei Truceboys, Giuseppe Orlando, Fabio Sellarione dello ‘Swan Song Tattoo’. Più altri che ora sicuramente mi scordo e ai quali chiedo preventivamente scusa.

Noys Narcos cosa ti ha donato a livello di inchiostro?
Tra tutti i tattoo che mi ha fatto, ti direi un teschio incappucciato. Il braccio sinistro, invece, è opera al 80% di Nello Rossini mentre per quel che riguarda il 100% della manica destra se n’è occupato lo stesso Luca Mamone. Rossini, per la cronaca, mi ha anche tatuato un corvo appoggiato su di una lapide che non è il solito tributo ad Edgar Allan Poe, ma una mia idea che mi andava di concretizzare.

Parliamo di musica: nel tuo nuovo singolo ‘Doccia di Sangue’ unisci immaginario “gore” e sonorità hip hop. Ti senti un innovatore?
Certo. Il death rap, di cui io sono il primo e il massimo esponente italiano, prevede queste argomentazioni. Perché, per definizione ufficiale, lo stesso death rap è “uno stile del gangsta rap ma più inteso, malato, insano e brutale, influenzato sia dal death metal che dai film dell’orrore”.

Metal Carter, copertina album
Metal Carter, copertina album

Temi in qualche maniera la censura o ormai anche lo splatter, in questo 2018, è stato sdoganato?
Beh, sdoganato fino a un certo punto… E poi io ho sempre in mente idee estreme e brutali che sarebbero sicuramente censurate! Evito di metterle in pratica proprio per evitare la censura e, in generale, preferisco di più far immaginare le cose che farle visualizzarle alla gente tramite scene ultraviolente. Azionare l’immaginazione altrui funziona di più che mostrare e basta. Questa non è una mia opinione: è psicologia.

‘Slasher Movie Stile’ esce quasi in contemporanea col nuovo film di ‘Halloween’ (stavolta diretto da David Gordon Green) che, tra l’altro, so essere una delle tue pellicole preferite di sempre: solo una coincidenza?
Si la è. Eppure, allo stesso tempo, mi piace pensare che non la sia! (ride)

Ci scappa un tatuaggio al volo al Milano City Ink il prossimo 29 ottobre? O lo spazio cutaneo è tiranno?
Lo spazio è dannatamente super tiranno, ma dei filler potrebbero sempre starci. Quindi… chissà!

Metal Carter, flyer