Bisogna essere affamati di conoscenza per progredire, studiare il passato per fare buon uso del presente. È ciò che ci racconta Marco Tafuri, tatuatore nato a Sesto San Giovanni e che con il suo Red Couch Tattoo Shop di Milano ha fondato un’ottima base per i suoi clienti, amici e appassionati del tatuaggio. La sua impronta è senza dubbio traditional, ma da lì Marco Tafuri – in arte Bad Bro – ha iniziato a utilizzare colori più pop, con sfumature di colore vivo che ricordano le grafiche fluo degli anni ’80.

Quali sono i tuoi primi ricordi in merito al mondo del tatuaggio?
Sono cresciuto a Sesto San Giovanni, dove nei tardi anni Ottanta e agli inizi degli anni Novanta una discreta scena musicale permetteva il contatto con stili, fenomeni e persone decisamente fuori dall’ordinario. Anche la facilità con cui si iniziavano a vedere tatuaggi sui fratelli maggiori dei miei amici mi ha permesso di farmi un’idea generale di cosa essi rappresentassero a livello sociale e a livello estetico.

Cosa ti ha fatto venire voglia di farti tatuare?
Suonando in una band mi capitava spesso di conoscere altri musicisti ricoperti da tatuaggi, alcuni fatti anche da nostri tatuatori italiani. Volevo anche io avere addosso qualcosa di bello.

Cosa/Chi ti ha ispirato ad imparare a tatuare e quand’è che hai iniziato a conoscere le basi?
La mia maggiore fonte d’ispirazione è la città da dove provengo. È davvero magica per me. Un microcosmo nato attorno e a ridosso delle sue fabbriche, in cui noi cittadini eravamo e siamo i figli e i nipoti di aziende come la Falck, Marelli e Breda. L’impronta della città è sempre stata profondamente comunista per decenni, indi per cui l’attenzione in merito al sociale era notevole e l’apertura a livello musicale e artistico era altrettanto importante. Come molte periferie oscillava fra l’offrire tutto e niente. Stimolava le persone a produrre, a condividere e a imparare come vivere bene facendosi bastare il poco a disposizione. La conoscenza avveniva per osmosi, in strada.

Devo molto anche a mio padre, che dipingeva e suonava. Il momento in cui ha abbandonato queste due attività è stato strano, l’ho vissuto oltre che come una mancanza nella sua vita, anche come se io stesso avessi perso l’immagine di lui in un angolo della casa con i suoi strumenti. Lo skate, le grafiche coloratissime tipiche degli ultimi anni Ottanta fine anni ‘80 e l’intero immaginario punk californiano che ci veniva trasmesso da oltreoceano, e che avevamo modo di rivedere durante i concerti la metà degli anni Novanta, sono state altre influenze che considero fondamentali per me.

Marco Tafuri, Red Couch, Milano
Marco Tafuri, Red Couch, Milano

Raccontami un po’ del tuo percorso…
Il mio percorso antecedente l’apertura del Red Couch è caratterizzato da una buona dose di discontinuità. Avevo una band, il tatuaggio era secondario. Lo consideravo sì un sogno, ma la mancanza di basi solide e la difficoltà nell’ottenerle mi impedivano di dedicarmici completamente. Entrare in uno studio non era semplice, dovevi sperare di essere accettato come apprendista e passare mesi (se non anni) a sua completa disposizione in merito alla gestione dello studio. Prendere in mano una macchinetta era uno step talmente importante che prima richiedeva tanto tempo speso a disegnare e a pulire lo studio. L’assenza di social all’epoca era un altro ostacolo alla condivisione di conoscenze. Il mio approccio è diventato sicuramente più serio e concentrato sul tatuaggio nel momento in cui ho aperto il Red Couch.

Marco Tafuri, Red Couch, Milano
Marco Tafuri, Red Couch, Milano

Mi puoi parlare del tuo studio? Che atmosfera si respira?
Il Red Couch Tattoo, come tutti gli shop, ha attraversato varie fasi. È grazie a questi cambiamenti continui e a questa tendenza a ricercare sempre il nuovo che oggi lo considero in tutto e per tutto il negozio dei miei sogni. Non è presunzione o autocelebrazione.

Lo penso fermamente: per me è il Posto. Amo i ragazzi che tatuano al mio fianco.

I guest, così come i resident, hanno una loro storia e credibilità “di strada”, e sono il risultato di un proprio percorso. Molti di loro sono effettivamente miei cari amici da anni. Lo shop non è un’attività diurna che cessa nel momento in cui l’orario lavorativo lo impone. Ci piace molto vivere lo shop di notte. Il tatuaggio è un lavoro e come tale comporta il guadagno, ma per me è comunque secondario al condividere momenti assieme in negozio. Questi includono anche i clienti, che spesso passano per fare due chiacchiere e per passare la serata con noi.

Come hai sviluppato il tuo stile negli anni?
Sono curioso e penso sempre (troppo). Questo sicuramente in generale porta a far considerazioni in merito anche alle tue linee e disegni.

Quali sono le tue influenze?
Il tatuaggio tradizionale è senza alcun dubbio quello da cui ritengo sia necessario, tassativamente, partire. È necessario studiare in continuazione, aver la fame necessaria per conoscere il passato e per poter, di conseguenza, aver qualcosa da trasmettere nel futuro.

Ti piace prendere ispirazione anche da musica e arti visive? Se sì, mi puoi riportare una breve playlist?
Agent Orange, the Adolescents, Jfa, Joy Division, the Cramps.

Marco Tafuri, Red Couch, Milano
Marco Tafuri, Red Couch, Milano

Quanto conta il rapporto che si crea tra te e il cliente?
È la cosa più importante. Il tatuaggio è il risultato della sinergia e dell’empatia che si crea con la persona.

Nei vari anni da tatuatore, quali sono stati gli incontri che ti hanno segnato di più, sia personalmente che professionalmente?
A volte si tatuano persone che vengono da situazioni molto delicate, e attraverso il tatuaggio “lavano via” il dolore provato, o perlomeno provano ad esorcizzarlo. Si crea davvero un link molto forte con la persona in quei momenti, si vive un’energia unica. Mi sento onorato ad essere parte di quel passaggio e di poter essere il mezzo attraverso il quale si realizza.

Hai altre passioni/interessi al di fuori del tatuaggio? Quali sono?
La musica, e suonare nella band, è da sempre parte integrante della mia vita. Sto continuando a suonare e da poco porto avanti un nuovo progetto che si chiama Clone Culture. Se vi va di farvi un’idea potete trovarci su Youtube. La pittura è un’altra mia grande passione, ho appena partecipato a un evento durante la design week milanese che mi ha permesso di entrare in contatto con realtà diverse dalla mia e che non conoscevo.

Marco Tafuri, Red Couch, Milano
Marco Tafuri, Red Couch, Milano

Quanto è importante viaggiare per te?
È tutto. La contaminazione visiva e culturale è fondamentale per comprendere e concepire il tatuaggio.

Dove ti vedremo nei prossimi mesi, oltre che a Milano?
Ho promesso (nonostante la mia affidabilità a voce sia incerta a causa dei vari impegni da gestire che puntualmente mi si presentano) di andare a Berlino in maggio, a Parigi il mese seguente e forse tour estivo in Inghilterra con un mio collega. Fra una decina di giorni lavorerò in Austria e Germania.

Quale pensi che sia la sfida maggiore nel tatuare al mondo d’oggi?
Dimostrare all’ambiente stesso in cui vivi che non sei l’ennesimo tatuatore che si è lanciato su questa cosa esclusivamente per ragioni economiche. Se non hai nulla da dire, non dire nulla.

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