Nella stagione che celebra i suoi 30 anni di carriera con l’uscita di “Masini + 1 30th Anniversary”, il cantautore fiorentino ci ha parlato a fondo della sua passione per l’inchiostro.

Marco Masini: 55 anni compiuti ed appena 3 tatuaggi sulla pelle. Immagino che il tuo rapporto con la tattoo art sia molto meditato, ma non per questo meno intenso…
Beh, ci sone cose nella vita che inevitabilmente segnino il tuo percorso. E quelle stesse cose valga la pena tatuarsele per averle sempre nel cuore. Ecco perché possiedo solo tre tattoo: ho riflettuto a lungo prima di trovare i soggetti giusti.

Marco Masini
Marco Masini

Il primo lo hai dedicato a tua mamma Anna che non c’è più…
Sì, lei è stata la prima che mi è venuta in mente quando ho deciso che anch’io avrei avuto un tatuaggio. Mia madre è mancata nel lontano 1984 e resta tuttora il mio massimo punto di riferimento spirituale. Così ho deciso di farmi quel lettering – “Anna” – racchiuso in due ali d’angelo perché volevo che lei fosse sempre e comunque con me.

E me lo sono fatto sul braccio destro perché volevo che fosse ben visibile ogni volta che avrei tenuto in mano un microfono.

Marco Masini, photo credit Luisa Carcavale
Marco Masini, photo credit Luisa Carcavale

Sull’altro braccio, il sinistro, hai il giglio di Firenze: il simbolo della tua città. Un tattoo che alcuni confondono per un tuo attestato di tifo calcistico. E invece…
No, il tifo non c’entra niente anche se lo sanno pure i sassi che il mio cuore batte per la Fiorentina. Solo che la Viola, come me, si è fregiata di un simbolo che è solo dalla città di Firenze. Sai, io sono nato qui, la mia famiglia ha radici fiorentine e mi andava di rimarcare questa appartenenza con un bel tatuaggio locale. Un tattoo realizzato con due soli colori: il nero e il rosso.

Mi garbava l’idea che quel giglio, invecchiando, assumesse una sorta di color bronzo o ruggine.

L’ultimo “nato” è un pezzo che ti sei fatto recentemente sulla base della nuca. Quest’ultimo già un po’ più ermetico…
È come quando guardi le nuvole, no? Ognuno si fa la sua idea a cosa assomiglino quelle forme. Per me quel tattoo rappresenta una nota musicale aperta che, a sua volta, forma una lettera M che può significare tante cose: “mamma”, “musica”, “Marco”…

“Malinconia”, no?
Anche! (sorride) Vedi che ci puoi trovare dentro quello che vuoi? E allora io ci aggiungerei anche “mestiere”, “Masini” ecc.

Marco Masini, photo credit Luisa Carcavale
Marco Masini, photo credit Luisa Carcavale

I grandi tatuaggi sono un po’ come le belle canzoni?
Direi di sì. Sai, ci possono essere quelle che raccontano una storia compiuta e quelle che sono già più introspettive, ma l’importante è che entrambe suscitino emozioni. E così vale anche per la tattoo art. Ci sono i tattoo più espliciti e quelli interpretati in maniera soggettiva, ma questo non vuol dire che questi ultimi siano meno emozionanti.

Prevedi già altri tatuaggi su di te oppure quelli futuri sono imprevedibili come lampi che esplodono all’improvviso?
La seconda che hai detto. D’altronde io sono sempre stato coerente nel mio percorso artistico, ma anche figlio di ispirazioni istantanee. Non rinnegherò mai i tre tatuaggi che mi sono fatto, ma allo stesso tempo non so minimamente che soggetto sceglierò domani. La mia unica certezza è questa.

Marco Masini, copertina CD
Marco Masini, copertina CD

A proposito di “lampi improvvisi”: stai già componendo nuova musica durante questo periodo di quarantena forzata?
No, canzoni nuove nessuna, ma mi sto dando da fare con la tecnologia. Sia “video”, visto che voglio offrire qualcosa ai miei fan che potranno così vedermi dalle mie finestre social, ma anche “audio” dal momento che sto aggiornando la mia “libreria” di suoni elettronici.

Torniamo ai nostri amati tatuaggi: ti sarebbe piaciuto fartene uno già all’epoca di “Vaffanculo” o “Bella stronza”? Quando la tua immagine pubblica era senz’altro più legata ad un modo di fare ribelle…
Parliamo del ’93/’94? L’idea c’era, ma non avevo un minuto di tempo libero! (ride) Tra “Malinconia” (1991) e “Il Cielo della Vergine” (1995) mi sono letteralmente ammazzato di lavoro tra songwriting, dischi, promozioni di ogni tipo e tournée. Successivamente entrai in un periodo difficile della mia carriera. Un periodo in cui non pensavo che le cose estetiche facessero per me e così mi nuovamente concentrato sulle canzoni.

In pratica ho cominciato a tatuarmi solo quando mi sono convinto al 100% che quello fosse il momento giusto.

Poi però, nel 2017, giri il video di “Signor Tenente”, la cover del brano del compianto Giorgio Faletti. E lì fai un omaggio impressionante alla cultura del tatuaggio realizzando un videoclip poliziesco con una marea di comparse vistosamente marchiate d’inchiostro. Come ti è venuta l’idea?
Quella originale fu del regista Gaetano Morbioli, ma questo non vuol dire che io non l’approvai all’istante! (sorride) La proposta di “Signor Tenente” mi piacque perché, in quel 2017, l’immaginario dei tatuaggi era comunque un qualcosa di legato all’assoluta contemporaneità. Ieri come oggi. (vedi il video al termine dell’intervista. NDR)

Marco Masini, photo credit Luisa Carcavale
Marco Masini, photo credit Luisa Carcavale

Non ti ho ancora chiesto i nomi dei tuoi tatuatori preferiti…
Non mi sono mai rivolto allo stesso artista tant’è che il primo (quello dedicato ad “Anna”) me lo fece un ragazzo, Massimiliano, di cui purtroppo ho perso le tracce visto che sta sempre on the road. Il giglio, invece, me l’ha tatuato Alessio Lo Forte che lavora allo “Space Art Tattoo” di Argenta (vicino a Ferrara. NDR) assieme alla sua compagna Simona Mercatelli. Proprio Simona si è occupata dell’ultimo, la “M/nota musicale”, e quindi ne approfitto per salutare e ringraziare tutti e tre.

Il tuo concerto-festa del 20 settembre prossimo all’Arena di Verona, in compagnia dei tanti ospiti che hanno cantato anche su “Masini + 1 30th Annivesary” è confermato, giusto?
Assolutamente sì. Così come sono molto speranzoso che quest’incubo del Coronavirus finisca il più fretta in possibile.

Ultima domanda (per sdrammatizzare): ma se ora ti facessi i nomi di quattro leggende viola della Fiorentina – Antognoni, Baggio, Borgonovo e Batistuta – tu quale correresti a tatuarti per prima?
In tutta onestà ti direi Antognoni e Borgonovo. Giancarlo Antognoni per motivi personali visto che è stato il primo calciatore a farmi battere il cuore, quand’ero ragazzino. E Borgonovo per la coraggiosa battaglia che ha combattuto nei confronti della SLA (Stefano Borgonovo, di professione attaccante, è mancato nel 2013. NDR).

Quello sarebbe un tatuaggio che dovremmo tatuarci tutti quanti perché come si fa a non sposare una simile causa?

L’intervista è terminata. Un saluto, Marco.
Anche a voi di Tattoo Life! Ah, concedimi un’ultima riflessione: il tatuaggio di Antognoni me lo imprimerei sulla pelle perché lui si chiama Giancarlo, esattamente come il mio papà. E come Giancarlo Bigazzi, il mio storico discografico. Due colonne della mia vita.