Il rapper italo-americano (al secolo William Miller III Hickman) approfitta dell’uscita del suo disco, “Arte”, per parlarci dell’amore per i tattoo “alla vicentina”.

Partiamo da una domanda fondamentale: perché MamboLosco?
Risale a una vecchia storia americana. Negli States gli amici di Indianapolis mi chiamavano tutti “Mambo” per fare il verso a quella famosa canzone swing degli anni ‘50 (“Mambo Italiano”. NDR). All’epoca il mio nome d’arte era Lil’ Vuitton, ma non avrei mai inciso un disco con quella sigla! (ride). Volevo comunque un nome composito. Così ho preso Mambo e ci ho aggiunto Losco perché faceva più “thug”, delinquente. Ed ora eccomi qui.

MamboLosco, ph by Francesco Zigliotto
MamboLosco, ph by Francesco Zigliotto

Dimmi la verità: ami di più questi (gli mostro un paio di dischi di Snoop Dogg e Young Jeezy sapendo che sono i suoi artisti preferiti. NDR) oppure i tatuaggi che compaiono sul tuo corpo?
La musica, perché per me parte tutto da lì. Quest’album in particolare (si rigira tra le mani il CD di Young Jeezy “Let’s Get It: Thug Motivation 101”. NDR) è stato il primo che ho comprato in assoluto. In realtà quelli dello spaccio di Camp Ederle (la base militare americana di Vicenza. NDR) non l’hanno venduto a me, ma a una mia amica maggiorenne visto che ha il bollino del “parental advisory” e io a quei tempi non avevo ancora compiuto 18 anni! (ride) Quello di Snoop, invece, l’ho rubato direttamente dalla collezione di mio papà e, quindi, ascoltarlo è stato molto più semplice.

Quando hai scoperto la tattoo art? A guardarti direi che non sei esattamente un pivellino…
Sì, ormai ho 29 anni, ma questa faccenda dei tatuaggi era già nata in tenera età: quando mi ricoprivo di trasferelli, pure in viso, per la disperazione di mia mamma! Il mio primo tattoo, invece, è stato un lettering Chicano ispirato al nome “Lil’ Vuitton” che, come ti ho già detto, è stata la mia prima identità hip hop.

Poi però i tatuaggi sul viso te li sei fatti sul serio…
E non me ne sono mai pentito. “Arte”, che sfoggio sulla guancia destra, è stato un modo per dire a me stesso che avrei fatto musica per tutta la vita. La croce sulla guancia sinistra, invece, denota un mio interesse verso la religione anche se a noi veneti ogni tanto ci scappa qualche imprecazione di troppo… (sorride) Il filo spinato che ho sulla fronte?

Beh, quello nasce dal fatto che nella mia testa è sempre in corso una guerra di pensieri.

Allo stesso tempo il lettering “Good Vibes”, sulla parte sinistra della fronte, descrive il mio ottimismo di fondo. Un ottimismo rilassato e molto californiano, se vuoi, giusto per tirare in ballo nuovamente Snoop.

MamboLosco
MamboLosco

Film preferito?
Tra le commedie “Soul Plane – Pazzi in Aeroplano”, quello con Snoop Dogg nella parte del pilota d’aereo. Altrimenti, se si parla di fantascienza, “Interstellar” del regista Christopher Nolan. Poi sono uno che guarda tante serie su Netflix.

A proposito di fantascienza: noto che sulla tua mano destra…
Bella immagine, vero? Rappresenta un astronauta ed è collegata a un disco che ho amato molto: vale a dire “Pluto” del rapper americano Future. “Pluto” sarebbe Plutone. Quindi stiamo parlando di un tattoo davvero… spaziale! (ride)

Meglio i tatuaggi statunitensi o quelli italiani?
Ti dico Chicano all’americana tutta la vita, perché non sono un grande appassionato di pezzi Traditional; e l’Italia mi sembra piena di tatuatori che si ispirano a quello stile, no? Allo stesso tempo tutti i miei tattoo me li sono fatti fare da artisti italiani (e vicentini in particolare) mentre il tattoo che ho sul petto (un grande lettering recitante “Made in Italy” con tanto di prefisso telefonico di Vicenza. NDR) è nato negli States in seguito a una profonda crisi di nostalgia! Inutile pendere da una parte o dall’altra:

Italia e Stati Uniti restano comunque nel mio cuore. Io resto figlio di entrambe queste due nazioni, tatuaggi compresi.

Parlami dei tuoi tatuatori prediletti. Sono tutti “local”o sbaglio?
No, non sbagli. Il contingente vicentino è composto da Luca Verletti di “Inkdome”, Emon del “Emink Tattoo Studio” più Fabio Catanzaro e Ale di “Arte Viva”. I tatuaggi statunitensi, invece, me li ha realizzati un signore messicano di nome Antonio che, manco farlo apposta, lavora in uno shop chiamato “Ink by Antonio”! (ride) A lui devo il lettering “Made in Italy”, quello dedicato a Lil’ Vuitton e queste tre lettere: L.B.N. Vale a dire: Losco By Nature!

Come i Naughty By Nature?
Esatto! L’ispirazione viene proprio da loro!

Ti tatuerai ancora nell’immediato futuro?
Probabilmente sì, ma deve scattare l’ispirazione giusta. E quella possono darmela solo i miei tatuatori di fiducia. Vedi questo tattoo erotico che ho sul collo (mi mostra un fumetto forse ispirato a Valentina di Guido Crepax. NDR)? Ecco, è opera dello stesso Luca Verletti che qui saluto. Ero all’“Inkdome” assieme al mio producer Nardi, “Guarda come Flexo” andava forte su Spotify e quindi sia io che lui ci siamo fatti un tattoo “gemello” con tanto di scritta “Hitmaker”. Ecco, questo è solo un esempio, tra tanti, di come io abbia bisogno della situazione giusta per aggiungere altro inchiostro su di me.

Cover album Arte, MamboLosco
Cover album Arte, MamboLosco

E i tuoi fan, a loro volta, si tatueranno mai qualcosa ispirato al mondo di MamboLosco?
Non lo so. Non credo sia ancora successo, ma spero accada presto. Sarebbe una bella botta d’orgoglio per uno come me.

Sbaglio o, a differenza di tanti tuoi colleghi, sei un rapper perfino troppo timido per gli standard della scena italiana?
Non so che dirti. Qualcuno una volta mi ha detto che mi tatuo per sciogliere un po’ la mia timidezza o coolness, ma non credo che le cose stiano esattamente così…

E come stanno?
Io mi tatuo perché mi piace, non per farmi ammirare o giudicare dagli altri.