I tatuaggi di Mattia sono inconfondibili e il suo stile, richiestissimo, combina grandi abilità di grafico a una immensa passione per il tatuaggio. Scopriamo insieme a lui quale percorso lo ha portato a tatuare e a definire una cifra stilistica così caratterizzante, fino ad aprire uno studio, nella sua amata periferia di Milano, dove ci si sente «proprio come a casa».

Mambo Tattoo Shop, Meda, Monza Brianza
Mambo Tattoo Shop, Meda, Monza Brianza

Ciao Mattia, parliamo subito del tuo stile, anche per conoscerti meglio: come è nata l’idea dei tuoi tatuaggi “destrutturati”?
Ciao ragazzi, sono Mambo! Devo dire che non c’è mai stata una ricerca vera e propria dietro questo stile. È nato causalmente, dal disegno di un gelato che dovevo preparare per una ragazza… Ho semplicemente improvvisato! Per fortuna a lei è piaciuto molto e gliel’ho tatuato. Il lavoro ha avuto successo fin da subito, mi sono arrivate molte richieste in tal senso e pian, piano questo è diventato il mio stile.

Qual è il tuo background? Ti ha influenzato in qualche modo?
Ho frequentato il liceo artistico a Milano e ho sempre lavorato come grafico: facevo flyer e propaganda grafica per locali brianzoli e milanesi. Sono sempre stato interessato ai loghi a un certo tipo di iconografia. Trasformare un’immagine in un logo significa anche semplificarla, rendendola comprensibile a tutti, e sicuramente questo esercizio mi ha aiutato a creare il mio stile.

Mambo Tattoo Shop, Meda, Monza Brianza
Mambo Tattoo Shop, Meda, Monza Brianza

Qual è la genesi delle tue creazioni e come progetti i tatuaggi con i tuoi clienti?
Per sviluppare i miei tatuaggi destrutturati parto dal soggetto richiesto dal cliente e comincio a rielaborarlo. Poi selezioniamo insieme le idee migliori, quelle che lo rappresentano graficamente in maniera più bella e comprensibile. Ci lavoro fino a quando non ritengo che sia pronto per essere tatuato, cioè finché si capisce bene l’interazione fra le linee nere, più larghe, e il colore: questo accostamento deve raccontare una storia e quando finalmente accade vuol dire che il tatuaggio funziona.

La maggior parte delle volte il cliente è d’accordo con me, ma quando non è così mi metto all’opera per trovare la soluzione più giusta per entrambi.

Quali sono le tue scelte dal punto di vista tecnico? E, secondo te, come deve essere realizzato un tatuaggio stabile e duraturo nel tempo?
Sicuramente la prima scelta tecnica è la posizione del tatuaggio sul corpo. Bisogna individuare una zona nella quale stiano bene i tatuaggi di dimensioni medio/piccole come i miei, che vanno dai 10 ai 15/20 cm. Dopo di che, in base all’anatomia del corpo, cerco di fare un progetto consono. La seconda scelta riguarda la dimensione e la posizione delle linee: vanno tenute ben distanti l’una dall’altra, in modo che con il tempo non si allarghino troppo e il tatuaggio non diventi una macchia nera. È importante anche che la dimensione del tattoo rispetti la complessità del soggetto e la quantità di dettagli. Infine, il colore deve essere steso, per quanto possibile, fino a saturazione completa. Senza esagerare con la varietà, cercando di fare un tatuaggio il più possibile semplice e solido, così che possa durare.

Parliamo dei soggetti, invece: quali sono i tuoi preferiti?
I soggetti che preferisco sono sicuramente quelli che hanno a che fare con cibo e bevande, quindi frutta, verdura, hamburger, composizioni di ricette, cocktail, ecc. Mi piacciono tutti quelli che mi permettono di integrare bene il soggetto a un logo (come quello della Pepsi, della Coca-Cola o di Mc Donald, per esempio). Mi piacciono i soggetti che riesco a rendere con una semplice linea nera, per poi aggiungere un logo, un lettering o un simbolo colorato nel background. Infine, mi piace riprodurre animali o oggetti in generale… Insomma tutte cose semplici, ma d’impatto.

Qual è stata la sfida più grande nel corso della tua carriera?
Devo dire che non ho avuto grandissime sfide da superare, se non quelle che affrontano ogni giorno tutti i tatuatori. Per esempio, cercare di soddisfare sempre i clienti – ma anche me stesso – e fare ottimi tatuaggi. Forse la sfida più grande l’ho affrontata quando ho fatto il primo “destrutturato”, proprio perché è accaduto tutto in modo casuale… non ero consapevole di ciò che stavo facendo. Quando poi le richieste sono diventate tante, è stato difficile capire cosa potevo permettermi di fare, sia a livello di scelta dei soggetti, sia di realizzazione. Volevo cercare di fare cose semplici e non troppo pretenziose o dettagliate, quindi ho dovuto agire nel migliore dei modi, per non giocarmi un possibile successo.

Ci sono dei tatuatori che segui e ammiri per ragioni particolari?
Certamente! Ce ne sono tanti che seguo e ammiro per le ragioni più disparate. Alcuni sono amici e colleghi che seguo per il livello estetico e tecnico dei loro tatuaggi, ma anche per amicizia e rispetto reciproco. Tra questi: Antonio Cocilovo, Luca Testadiferro, Massimo Gurnari. Altri invece non li conosco personalmente, ma amo il loro lavoro. Tra questi: Peter Aurish, Stizzo, Hugo Tattooer, David Cotè, Winston the Whale.

Com’è l’atmosfera che si respira nel tuo studio? Ti rispecchia in qualche modo?
L’atmosfera che si respira nel mio studio è estremamente informale. Credo sia fondamentale che chi viene da me trovi un ambiente intimo e si senta a proprio agio. Ho uno studio su strada, ma ci lavoro da solo, e sicuramente mi rispecchia molto. Non c’è mai confusione… anzi è quasi come stare a casa! L’ho proprio progettato a mo’ di casa, con tanto di divano, frigorifero, mensole con libri, piante, ecc. Ciò che avevo in mente era un luogo in cui il cliente potesse trovare serenità, passare una bella giornata tatuandosi e conservare il ricordo di questo luogo e delle persone che ha incontrato.

Fai guest o convention? Ti piace viaggiare?
Sì, certamente! Vado come ospite in altri studi o partecipo a convention, ma non troppo. Le convention a cui ho partecipato finora sono state esclusivamente in Italia. Per quanto riguarda le guest mi piace farle, ma solo in studi di amici o persone che già conosco, perché quello che mi interessa in queste occasioni non è tanto lavorare, ma piuttosto star bene con chi mi ospita e condividere dei bei momenti: cene, pranzi e altro tempo trascorso con chi magari ho l’occasione di vedere poche volte all’anno. Mi piace viaggiare, ma molto di più per vacanza che per lavoro! Comunque ogni tanto è bello staccare la spina dal proprio studio e andare lavorare altrove.

Se non fossi a Milano, dove ti piacerebbe vivere?
Parto dal presupposto che mi piace tantissimo vivere nella periferia di Milano e che quindi non vorei stare in nessun altra città. Detto questo, se non potessi più stare qui sceglierei sicuramente un posto di mare, magari in Toscana o in Emilia Romagna, dove comunque la qualità della vita è alta, dove si sta bene e si mangia bene. Opterei per un posto dove la vita è meno stressante (è risaputo che Milano è una città dai ritmi molto frenetici) ma dove ci sono opportunità lavorative simili.

Che musica ti piace ascoltare? Leggi? Sei appassionato di cinema o serie TV? Che cosa fai quando non lavori?
La mia scelta musicale dipende dai momenti della giornata. Facendo questo lavoro ascolto musica per circa dieci ore al giorno e di conseguenza la mia selezione è abbastanza varia. Mi piace ascoltare reggae, hip-hop (americano), elettronica, ma anche musica più soft e classica, soprattutto verso sera, in chiusura, per rilassarmi dopo una giornata di lavoro. Non leggo, ma sono appassionato di cinema e serie TV. Quando non lavoro mi piace giocare a calcio o a tennis e mi piace viaggiare per svago.

Quali sono i tuoi progetti professionali per il futuro?
Per il momento l’unico progetto che vorrei tanto realizzare è quello di affiancare alla mia produzione di tatuaggi anche una linea di vestiti: t-shirt e felpe con i miei disegni. È una cosa a cui sto già lavorando e che spero di portare a termine in breve tempo.

C’è qualcosa che vorresti aggiungere prima di salutarci?
Sì! Vorrei innanzitutto ringraziarvi per il lavoro che fate e dirvi che prima ancora che mi balenasse in testa l’idea di diventare un tatuatore, compravo e sfogliavo la vostra rivista! Per me oggi fare questa intervista è – oltre che un piacere e un onore – anche una soddisfazione personale enorme… quindi vi ringrazio e vi saluto. Un abbraccio a tutti!