Terminata la terza stagione di Gomorra, abbiamo incontrato il rapper di Scampia che ha contribuito alla soundtrack dell’alleanza criminale tra Ciro e Genny.

A pochi giorni dal finale sconvolgente della terza stagione di Gomorra (che non vi sveleremo mai e di certo non qui), abbiamo dato appuntamento al rapper Lucariello – all’anagrafe Luca Caiazzo – per celebrare sia una delle serie televisive più fortunate a livello globale che l’uscita de ‘Il Vangelo Secondo Lucariello’, il quarto album solista del rapper originario di Scampia e con un passato importante negli Almamegretta.

Lucariello, autore negli anni di ‘Cappotto di legno’ (scritta col maestro Ezio Bosso e dedicata alla vicenda di Roberto Saviano) e della celebre ‘Nuje vulimme ‘na speranza’ (sigla finale della stessa Gomorra rappata assieme al collega Ntò, ex Co’ Sang), è anche un grande amante dei tatuaggi, materia bruciante che frequenta fin dai primi anni ’90. Questa la sua affascinante testimonianza sull’argomento-inchiostro da noi prediletto.

Lucariello, foto courtesy of Planet Records
Lucariello, foto courtesy of Planet Records

Hai compiuto quarant’anni lo scorso giugno ma i tatuaggi li hai scoperti appena “guaglioncello”, vero?
Dici bene. Il primo tattoo me lo sono fatto a quattordici anni, completamente da solo e nella maniera più amatoriale possibile: ago, inchiostro e cotone. Il soggetto? Una semplice lettera ‘M’ sulla mano. Fu un tributo alla mia fidanzatina dell’epoca; ora invece lo spaccio come un omaggio alla potenza della ‘Musica’. (sorride)

All’inchiostro professionale quando ci sei arrivato?
Attorno alla metà degli anni ’90 quando mi è venuta voglia di tatuarmi entrambe le braccia: sul destro feci un drago di derivazione celtica mentre sul sinistro un altro drago, ma quest’ultimo intrecciato a formare il numero 8 o il simbolo dell’infinito. Però ora so già cosa starai per chiedermi…

Bravo. Perché questa venerazione per i draghi?
Ci ho pensato tante volte e non sono mai arrivato ad una risposta definitiva. Sai, del drago mi ha sempre affascinato il suo elemento mitologico: è presente in quasi tutte le culture del mondo, dall’antica Cina alle Isole Britanniche, però allo stesso tempo non esiste in natura. E poi adopera le fiamme per attaccare il nemico. Fiamme che fuoriescono dalla sua bocca come se si trattasse di un rapper ante litteram! (ride)

Lucariello, foto courtesy of Planet Records
Lucariello, foto courtesy of Planet Records

Sulla mano destra hai la testa di un leone. Questo è già più facile da analizzare…
Esatto. D’altronde quando ruggisce il leone, tutte le altre bestie si zittiscono. (ridacchia)

Mi parli di quei cinque ideogrammi orientali che adornano il tuo corpo dalla spalla sinistra fino allo stomaco?
Quelli sono i cinque caratteri del Sutra del Loto, un mantra molto diffuso all’interno della cultura buddista. Sai, recitare quei “passi” è un’azione che compio da circa una ventina d’anni e mi serve per creare una legge mistica di causa/effetto. Raggiunto quello stato, la consapevolezza è parte di me e vedo le cose con maggiore lucidità.

A livello di tatuaggi importanti, sfoggi pure un lettering dedicato alla memoria di D. RaD degli Almamegretta…
Quel tattoo sono andato a farmelo battere pochi giorni dopo quel maledetto incidente stradale (D. RaD, al secolo Stefano Facchielli è mancato a Milano la notte del 31 ottobre 2004. Era uno dei fondatori storici degli Almamegretta oltreché collaboratore di Ligabue, ndr).

Volevo bene a Stefano: lui è sempre stato un grande appassionato di tatuaggi e, a quei tempi, mi stava aiutando a definire il mio primo album solista ‘Quiet’ del 2007.

‘Quiet’, in copertina, mostrava un Lucariello bello tatuato. Anche quella del tuo nuovo album ‘Il Vangelo Secondo Lucariello’ meriterebbe valorizzazione cutanea, no?
Hai ragione. Sulla copertina stavolta ho messo la Madonna che Banksy ha donato alla città di Napoli. Non mi dispiacerebbe tatuarmela sulle gambe prima o poi. Tanto da quelle parti spazio ce n’è eccome.

Non ti ho ancora chiesto dei tuoi tatuatori preferiti: rimediamo ora?
Quelli a cui devo di più sono Brian, Marco Lopez (autore del drago celtico), Luca Esposito (il drago che forma il numero 8) e Giacomo Barone (ideogrammi). Sono tutti artisti dell’area partenopea, ma credo che molti di loro lavorino ormai on the road.

Mi sveli i tuoi progetti per il 2018?
Continuerò la promozione del ‘Vangelo’ con l’uscita del nuovo singolo ‘Il cielo su Napoli’, una traccia a cui tengo molto visto che, in quel brano, canto invece che fare rap. Magari mi inventerò pure un bel tatuaggio ad hoc per immortalare una canzone che sento davvero mia.

Lucariello, foto courtesy of Planet Records
Lucariello, foto courtesy of Planet Records

Sarai anche in tournée?
Sì, mi piacerebbe organizzare qualcosa di poco auto-celebrativo all’interno di qualche teatro. Mi vedo sagoma sullo sfondo circondato da elettronica minimale e visual d’effetto. Una cosa in linea con lo spirito del ‘Vangelo’ che, in fin dei conti, suona trap.

E Gomorra?
Beh, dopo la terza stagione (terminata il 22 dicembre scorso, ndr) ce ne sarà anche una quarta ed una quinta. Devo tantissimo a quella serie. Pensa che la sua sigla finale (‘Nuje vulimme ‘na speranza’, il duetto tra Lucariello e Ntò, ndr) è diventato nel frattempo il brano hip hop italiano più ascoltato al mondo…

Tu devi tanto a Gomorra. E forse Gomorra deve altrettanto alla cultura del tatuaggio, no?
Direi di sì. E penso che tu ti riferisca ad una sequenza in particolare…

Già, a quello che accade al termine della puntata numero 8 (come il tuo tattoo). Senza perderci in troppi spoiler, diciamo che c’è una scena emblematica con protagonista l’attore Loris De Luna (Valerio Misano detto O’ Vucabulà nella finzione)…
Credo che gli autori abbiano fatto quella scelta perché la malavita ha sempre dato grande valore e risalto al tatuaggio stesso. Con un disegno sulla pelle si creano alleanze e, in fin dei conti, quella quantità d’inchiostro – piccola o grande che sia – te la porterai dietro per tutta la vita. Ecco, al di fuori di ogni giudizio morale, questa sorta di fedeltà tra tatuato e tattoo è la cosa che mi affascina di più di tutta la questione.

Lucariello, foto courtesy of Planet Records
Lucariello, foto courtesy of Planet Records

Ci salutiamo con una rima delle tue?
Che ne dici di Simm liun riun rind e vij e sti riun? Si tratta di un verso del mio ultimo singolo ‘Guagliun ‘e miez ‘a via’ (vedi video sottostante, ndr) tratto sempre dalla colonna sonora di Gomorra 3.

Fantastico, ma cosa significa?
Ho creato un’assonanza che potremmo tradurre con “Siamo leoni a digiuno in mezzo alle vie di questo quartiere”. Una frase che – credo – si commenti da sola. Parla della fame che ti porta ad agire. Ci sta sempre la fame alla base di ogni vicenda umana.

Lucariello, copertina CD
Lucariello, copertina CD