Lady Sara Tattoo, linee che durano in eterno

In attesa della “rivoluzione dei papaveri”, la tatuatrice Sara Liverani ci parla di sé e delle buone cause che può sostenere un tattoo avant-garde ricco di colori

Il suo studio si trova in piena Romagna, vicino a Forlì (a Panighina di Bertinoro, per l’esattezza) ed ha un nome estremamente simpatico: si chiama, infatti, ‘Salottino Rock’.

E simpatica lo è anche lei, Lady Sara Tattoo (al secolo Sara Liverani), personalità forte della scena italiana, penna ironica di un blog che vi invitiamo a scoprire ed esperta di creazioni avant-garde dove i colori vibranti ed i piccoli dettagli dettano legge. Lasciamoci trasportare dalla sua dialettica.

Lady Sara, Salottino Rock, Panighina di Bertinoro, Italy
Lady Sara, Salottino Rock, Panighina di Bertinoro, Italy

Come prima cosa, visto che siamo un blog di tatuaggi, vorrei che mi parlassi di ‘Una Riccia in Onda’. Ovvero il tuo blog personale dove discuti a tua volta di cultura del tatuaggio…
‘Una Riccia in Onda’ nasce dall’esigenza di creare una sana e buona informazione riguardo al mondo della tattoo art visto che, se ti guardi in giro, il sensazionalismo e le fake news abbondano quando si parla di tattoo sulla stampa cosiddetta “mainstream”. Ed io lo faccio adoperando un linguaggio sincero in modo da farmi capire anche da chi non mi conosce personalmente.

So che per tatuare trai ispirazione addirittura dalla Guestalt, una corrente psicologica sviluppatasi in Germania nel ventesimo secolo. Mi spieghi meglio?
Beh, la Guestalt ha provato a studiare il collegamento istintivo che subentra in noi alla visione di determinate immagini. In pratica è tutto basato su come percepiamo visivamente la realtà e come la nostra mente completi automaticamente i passaggi mancanti. Io, ovviamente, ci trovo una correlazione col mio approccio alla composizione artistica. Approccio che deve, prima di tutto, suscitare un’emozione sociale. Che, a sua volta, dovrebbe essere la stessa emozione desiderata da chi disegna.

Che poi tu nella vita mai avresti sognato di fare la tatuatrice visto che vieni da studi economici, no?
Esatto. Fino a qualche anno fa mi immaginavo come una gelida manager d’azienda. (sorride) Sono sempre stata una casinista, molto brava a scuola ed il disegno era solamente un’altra materia in cui eccellevo.

Non avrei mai pensato ad una carriera artistica e invece…

Usare la tattoo art per pubblicizzare cause nobili tipo la lotta ai tumori o la sensibilizzazione verso forme etiche di nutrimento (veganesimo ecc.): è uno dei tuoi obbiettivi principali oppure questi aspetti sociali devono restare separati dalla tua professione?
Sì, l’hai centrato in pieno! (sorride) Da tanto, troppo tempo le persone tatuate sono discriminate e si sentono l’indice puntato addosso da chi ha la pelle clean. Mi piacerebbe spiegare loro che anche noi abbiamo un cuore sensibile ai problemi della società. E che, a nostra volta, possiamo essere utili alla causa.

Lady Sara, Salottino Rock, Panighina di Bertinoro, Italy
Lady Sara, Salottino Rock, Panighina di Bertinoro, Italy

Veniamo alla domanda più difficile: come descriveresti a parole il tuo stile?
Spero che sia emotivo! (ridacchia) Poeticamente parlando, il mio intento è di intrecciare linee e sentimenti per attimi passati che devono durare in eterno. Per quanto riguarda la tecnica, invece, direi che è un avant-garde decisamente colorato, vibrante e ricco di piccoli dettagli.

Mi sembra che nei tuoi lavori ci sia anche una componente di “brush stroke”, una tendenza recente della tattoo art che deve molto alla street art berlinese: che ne pensi?
Adoro la street art, ma non credo che – vedendo un mio tatuaggio – il collegamento sia così immediato. Sicuramente mi piacciono gli effetti brush, grezzi e un po’ grunge. Richiamano nel mio ideale la condizione umana che, per l’appunto, è imperfetta e unica

Lady Sara, Salottino Rock, Panighina di Bertinoro, Italy
Lady Sara, Salottino Rock, Panighina di Bertinoro, Italy

La figura femminile (reale o fantasy) mi sembra abbia una certa preponderanza tra i tuoi lavori: pensi che, col tempo, questo sia diventato una specie di trademark per te?
Mi piace l’estetica della figura femminile e penso che, attraverso l’espressione di un volto, si possano lanciare dei messaggi davvero intensi.

Più che un mio marchio di fabbrica, lo è per i miei clienti che, volendo raccontare storie decisamente introspettive, si immedesimano nella relativa figura femminile rappresentata.

Anche il papavero compare spesso tra le tue creazioni: perché?
Già, le cose stanno esattamente così. Il papavero è un soggetto semplice, ma portatore di decine di significati diversi. Un concentrato di dolci valori e grandi passioni che mi piacerebbe incontrare più spesso nel mondo reale. Diciamo che sono alquanto favorevole alla Rivoluzione dei Papaveri!