Giulia Osservati: Una luna nera come l’inchiostro

La cantante degli Electric Ballroom (che il 9 agosto apriranno per i Rival Sons) ci svela i segreti dei suoi tattoo: «Sono taciturna, preferisco far parlare loro»

Voce sexy e graffiata (come gli svariati felini che la nostra intervistata di turno sfoggia su pelle), chitarra blues-valvolare (quella di Filippo Sperotto), batteria secca e percussiva (e qui entra in ballo il drumming di Marco De Grandi): i biellesi Electric Ballroom sono esattamente questi e vi assicuro che, a livello di carica e qualità della proposta, basta e avanza.

Al momento hanno inciso pochino (giusto un EP omonimo uscito lo scorso gennaio e di cui potrete gustarvi il pezzo trainante, ‘Golden Trigger’, nel video sottostante) ma c’è un album di debutto all’orizzonte e ancor prima una prestigiosa data di supporto agli americani Rival Sons (i nipotini rock dei Led Zeppelin) prevista per il 9 agosto al Carroponte, struttura open air di Sesto San Giovanni alle porte di Milano.

Riscaldati dal loro torrido blues ‘n’ roll e dal termometro esterno che non dà tregua, abbiamo fatto quattro chiacchiere con la loro cantante Giulia Osservati. Che si presenta al nostro microfono senza fare sconti a nessuno: «Il tatuaggio è un simbolo, ma lo si è tramutato in moda: la musica è un’arte, ma se n’è fatta moneta. Approfitto della chance che mi stai dando per ribadirti come sia importante interrompere tutto questo sfacelo. Ciò che facciamo è un valore: scrivere, suonare, tatuare. Ricordiamocelo sempre.». Bel tipo, questa signorina “elettrica”. Ascoltiamola.

Giulia Osservati, photo by Gino Saccomandi
Giulia Osservati, photo by Gino Saccomandi

Vi chiamate come uno storico locale londinese del quartiere di Camden: c’è un perché?
Il nostro progetto è nato quasi per caso dopo un viaggio a Londra di Filippo, il chitarrista. Al suo ritorno ci ha mostrato una fotografia dell’Electric Ballroom e in quel momento abbiamo deciso di tramutare in una band quello che fino ad allora era stata solo una sperimentazione in sala prove.

Parliamo di te: quando una si tatua in maniera così diffusa (e tu hai già trenta tatuaggi) lo fa per dire attraverso l’arte quello che non riesce ad esprimere a parole?
Ci hai preso. Non sono una persona granché loquace quindi i miei tattoo comunicano molto di me e della mia personalità. Questi pezzi d’inchiostro sono significativi, simbolici e racchiudono diversi lati del mio carattere. Oltre a varie esperienze passate che hanno contribuito a formarmi.

Sulla schiena sei tatuata?
No, quella zona è ancora intonsa ed immacolata. La sto conservando per un big piece, ma siccome non so né cosa sarà il soggetto né chi me lo farà, preferisco attendere e ponderare bene la mia scelta.

Giulia Osservati, photo by Gino Saccomandi
Giulia Osservati, photo by Gino Saccomandi

Come stile mi sembra che veleggi tra il Traditional e il figurativo New School. Ci badi a queste definizioni?
Certo! Sono da sempre legata a figure ben distinte composte da linee nette ed evidenti. Ultimamente però sto prediligendo i black works. Soggetti neri che trovo più affini all’evoluzione della mia personalità.

Black work tipo la luna nera che hai sopra il tuo polso destro?
Esatto. Quel tattoo me l’ha fatto una mia amica qualche anno fa. La luna, con la sua energia, agisce in maniera cosi intensa e costante sulle nostre vite oltre ad avere una precisa simbologia a cui mi sento decisamente legata. Diciamo che la penso come Brian Molko dei Placebo, una band che amo dal profondo del mio cuore.

Che dice di bello Molko sull’argomento lunare?
Brian, il giorno seguente alla Super Luna (14 novembre 2016, Ndr), si interrogava su come questo satellite – avendo esso a sua volta enorme influenza sulle maree – potesse avere un forte impatto anche sull’essere umano, notoriamente composto per la maggior parte di acqua. Trovo tutto questo estremamente affascinante.

Mi spieghi il significato di quei due felini che sfoggi appena sopra il tuo seno?
Quelli sono un leopardo delle nevi e una lince. Sai, provo un’ammirazione profonda per i felini: li trovo eleganti, maestosi, intriganti, enigmatici… Quando ho scelto questi due animali, ho pensato ad una sorta di totem: delle figure-guida che rappresentassero alcuni dei valori e delle caratteristiche che più ammiro.

Nella fattispecie qualità come l’indipendenza, la resistenza e l’essere predatori.

Hai un verso degli OTEP tatuato sotto il ginocchio sinistro (“Può il cervo perdonare il lupo?” tratto dal brano ‘Head Of Medusa’): è dunque Otep Shamaya una tra le tue voci di riferimento?
Sì, adoro Shamaya come donna e artista. E di conseguenza ho un forte legame coi suoi testi avendoli letti migliaia di volte. Racchiudono un’infinità di storie, parecchio dolore e li trovo così intensi e crudi allo stesso tempo. Lei è una delle mie favorite per quanto riguarda la stesura delle liriche e l’energia vocale ma, all’interno di una lista infinita, vorrei citarti anche Fiona Apple, Regina Spektor, Beth Gibbons dei Portishead, Brody Dalle dei Distillers, Edith Piaf, Billie Holiday e Peggy Lee.

Giulia Osservati, photo by Gino Saccomandi
Giulia Osservati, photo by Gino Saccomandi

Tra i tuoi tatuatori preferiti, invece, chi metti in lista?
Gli artisti che in questo periodo stanno lavorando maggiormente sulla mia pelle sono il mio caro amico Alberto Salvioni dell’Electric Red Tattoo di Monza e i due “matti” Marco Tafuri e Paul Colli del Red Couch Tattoo Shop di Milano. A loro sono legata non solo per la passione verso la tatto art, ma anche per i gusti musicali (Alberto ed io condividiamo una netta passione per la sfera goth e industrial, mentre con Marco e Paul amo parlare di punk, hardcore e metal) ed il tutto è pure condito da una bella amicizia duratura. Sono professionisti che stimo in primis per le loro capacità, la schiettezza e l’originalità delle idee.

Torniamo agli Electric Ballroom: il 9 agosto aprirete al Carroponte di Sesto San Giovanni per gli statunitensi Rival Sons. Emozionati?
Non conosco parole adatte per esprimere la nostra gioia: è un grande, grandissimo traguardo. Faremo sicuramente tesoro di questa data coi Rival Sons esattamente come abbiamo già fatto in occasione dei concerti del nostro primo tour britannico avvenuto lo scorso maggio.

Tutto in previsione del vostro album di debutto, ovviamente.
Quello sarà il nostro prossimo step. Adopereremo tutti questi feedback positivi per aggiungere un “qualcosa in più” alle registrazioni in studio. L’energia e la voglia di fare un grande disco non ci mancano di certo. Al massimo abbiamo solo qualche piccolo problemino a staccarci dal palco! (ride)