La voce di “In viaggio con Deejay” e grande appassionato di NBA a cuore aperto su Tattoo Italia: “L’inchiostro è ispirazione e deve raccontare cosa proviamo”.

Partiamo dall’essenziale: chi è esattamente Gianluca Gazzoli alla fine del 2019/alba del 2020?
Uno speaker radiofonico per Radio Deejay dove conduco “In Viaggio con Deejay”. Uno molto attento alle vetrine virtuali come YouTube dove spesso ho creato dei format legati alle mie passioni. Un grande sostenitore del basket americano, ma anche del calcio. Un vero amante dei tatuaggi. Un curioso di natura. Ti basta come descrizione? (sorride)

Cosa ti piace maggiormente tra tutte queste tue attività/passioni dell’anima?
Probabilmente ispirare gli altri attraverso ciò che racconto per radio o sul web. Sai, ispirare è una gran cosa: a volte parli di un argomento che ti prende e, dall’altra parte dello schermo, uno può trarne addirittura ispirazione per la sua vita. A me, d’altronde, qualche volta è successo così ascoltando gli altri.

E poi, sì, anche parlare di tatuaggi per il vostro blog può essere fonte di grande ispirazione!

Cosa è arrivata per prima nella tua vita: la pallacanestro, la radio o la tattoo art?
Cronologicamente parlando, ho il basket nel sangue fin da quand’ero ragazzino. Sai, vedi alcuni atleti americani tatuati e inizi a porti certe domande. Tipo: perché Allen Iverson si fa quegli strani disegni sulla pelle?

Cosa rappresenta quel determinato tattoo impresso sul corpo di LeBron James?

E via dicendo. La stessa radio, se vuoi, è arrivata in quel periodo adolescenziale lì: prima da semplice ascoltatore/appassionato e poi, via via con gli anni, in quanto lavoro vero e proprio.

Gianluca Gazzoli
Gianluca Gazzoli

A proposito, tu quanti anni hai?
Trentuno, compiuti lo scorso 18 agosto. Sono un 1988. Diciamo che, rapportato all’universo della palla a spicchi, sarei un Danilo Gallinari dato che lui è nato esattamente dieci giorni prima di me. Anzi, magari fossi davvero come il Gallo… (sorride)

Il tuo primo tattoo a quando risale?
All’estate del 2003. A quei tempi avevo quindici anni e ricordo che mia zia mi portò di nascosto da un tatuatore in quel di Sanremo. Chiesi a lei visto che avevo bisogno del benestare di un adulto e mia madre non doveva saperne nulla! (ride)

Gianluca Gazzoli
Gianluca Gazzoli

L’ultimo pezzo in ordine di tempo invece…?
Qualche mese fa mi sono tatuato un iceberg stilizzato che, in precedenza, è stato il logo di un format che ho condotto su YouTube. Mi piace la simbologia dell’iceberg: vedi la punta di ghiaccio, il successo, ma non immagini mai la parte sotto, ovvero tutta la sofferenza e i sacrifici che si fanno per emergere.

Pensi che ci sia superficialità, all’interno del mainstream, quando si parla di tatuaggi?
Guarda, io credo sinceramente che, quando si va a parare nel tema dell’inchiostro, uno dovrebbe innanzitutto salvaguardare se stesso senza mai cedere alle mode passeggere.

Il tatuaggio è una cosa seria: deve significare qualcosa per chi lo sfoggia e, soprattutto, non stufare mai nel corso di una intera vita.

Ti tatueresti mai qualcosa di collegato al tuo amato basket?
Ho lo skyline di New York sormontato da una palla arancione, ma se si parla di volti o loghi, beh direi proprio di no! (ride) Ma ti sto parlando in generale, non solo di NBA. Ti faccio un esempio: stimi un campione, poi questo magari tra qualche anno combina qualche casino o fa delle dichiarazioni scorrette in cui tu non ti riconosci affatto. A quel punto… che fai? Ti fai rimuovere il suo portrait col laser?

Gianluca Gazzoli
Gianluca Gazzoli

Però, se non sbaglio, tu hai tatuata su di te una celebre frase di LeBron James…
Sì, ma quel lettering, più che al Re, è collegato al significato universale di quella stessa frase: “Earned Not Given”.

Approfondiamo il concetto.
Ho scelto “Earned Not Given”, ovvero “guadagnato, mica regalato” perché fu con quelle esatte parole che LeBron accolse il suo primo anello. Quello che vinse ai tempi di Miami (nella stagione 2011/2012. NDR) dove li aveva tutti contro per via della decisione di abbandonare Cleveland. Anche io, nel mio piccolo, mi sento un po’ così. Come uno che si è dovuto guadagnare qualsiasi cosa nella sua vita. E dunque ben venga quel tatuaggio “motivazionale”.

Chi sono i tuoi tatuatori di fiducia?
In passato ho conosciuto artisti in tutte quelle parti del mondo che mi è capitato di visitare, ma da un po’ di tempo – anche per impegni di lavoro e di famiglia – faccio base su Milano e hinterland. Il mio preferito, da questo punto di vista, è Sago Tattoo, un tattoo artist molto bravo che ha lo studio a Melzo. L’ho conosciuto un paio di anni fa quando si è occupato della mia spalla destra dove lo stesso Sago mi ha impresso dei soggetti Maori/Polinesiani. Visto che fece tutto a mano libera, denotando enorme bravura, da allora non l’ho più mollato.

Gianluca Gazzoli
Gianluca Gazzoli

Ultima domanda, direi inevitabile. Come li vedi quest’anno i Los Angels Lakers del tuo idolo LBJ? Ci arrivano sul serio al titolo NBA?
Attualmente, per quanto riguarda gli eSport, i Lakers si stanno comportando molto bene visto che, quando scelgo loro, alla Playstation non perdo praticamente mai! (risate)

Gianluca Gazzoli
Gianluca Gazzoli

E sul parquet?
Ho buone sensazioni per LA (L’intervista si è svolta prima dell’inizio della season NBA dove i Lakers sono attualmente al comando della Western Conference. NDR). L’Ovest lo vedo messo bene come al solito mentre l’Est può contare su alcune franchigie davvero interessanti tipo Milwaukee. Gli dei del basket l’anno scorso hanno scelto Toronto e, quello che hanno combinato i Raptors a giugno 2019, poteva succedere soltanto in quella circostanza lì. Quest’anno, credimi, sarà tutta un’altra faccenda…