Il noto psicologo, volto televisivo e autore del libro “Autostima Fai Da Te”, si confessa a cavallo tra mente, ipnosi e inchiostro. Un’intervista diversa dal solito.

Partiamo dalla sua necessaria biografia: Gerry Grassi, toscano purosangue e classe 1978, di professione psicologo/psicoterapeuta, è specializzato a sua volta in ipnosi ericksoniana (nel senso che si affida agli studi condotti nel Novecento dal luminare americano Milton Hyland Erickson).

Noto al grande pubblico televisivo per la trasmissione “Matrimonio a Prima Vista” (tre stagioni andate in onda finora su Sky e TV8), il dottor Grassi ha scritto di recente un bel libro per Rizzoli (“Autostima Fai Da Te – Strategie non convenzionali per stare bene con se stessi e con gli altri”) ed è, ovviamente, un grande appassionato di tatuaggi traditional. Ragion per cui è stato inevitabile chiedergli un appuntamento chiarificatore nel suo studio di Milano.

Gerry Grassi
Gerry Grassi

Le cose stanno esattamente così?
Sì, confermo tutto.

Da ragazzo suonavi in un gruppo nu metal/crossover, vero?
Sì, ci chiamavano Justine Dusk, abbiamo realizzato due dischi e tenuto concerti in tutta Italia, alcuni di supporto ai Linea 77. La stampa ci vedeva come una band influenzata dai Tool e dai Linkin Park e, finché è durata, direi che mi sono divertito molto.

Gerry Grassi, foto di Massimiliano Londi
Gerry Grassi, foto di Massimiliano Londi

Sono state quelle sonorità dure e psichedeliche ad avvicinarti al mondo dei tatuaggi?
Beh, io sono sempre stato un grande amante dello skate, del surf e del punk/hardcore californiano degli anni ‘90. Quindi band come NOFX, Good Riddance, Pennywise, Rancid ecc. Tra i miei tattoo ho anche un lettering che recita “Change” come l’omonimo brano dei Deftones e un libro dedicato all’approccio psicologico che è stato fondamentale nel mio percorso di studi.

Insomma, essere stato esposto a tutti questi input, mi ha portato inevitabilmente a perdermi nella vasta sfera della tattoo art.

E poi ti sono sempre piaciuti i contrasti, no?
Esatto. Prendi uno come Greg Graffin, il cantante dei Bad Religion. Quando non è in tour col suo gruppo, svolge la professione di docente universitario su entrambe le coste degli Stati Uniti, presso la UCLA di Los Angeles e la Cornell University di Ithaca.

Ecco, se lo fa Graffin, che male c’è nel mio caso ad essere psicologo e allo stesso tempo grande fan dei tatuaggi?

Dove sei tatuato esattamente?
Su braccia, petto, schiena e gambe; ma su quest’ultime ho ancora un bel po’ di spazio da colmare.

Il tuo primo tatuaggio… quando?
A sedici anni, in un piccolo studio di Cecina, la mia città natale. Correva il 1994, il desiderio era tanto e la conoscenza – ahimè – pari a zero. Quindi mi sono fatto fare il classico “tribaletto” sulla schiena! (ride) Tribaletto che, per la cronaca, sta ancora là: non l’ho mai coperto.

Quando hai cominciato a capirne di più riguardo a quest’arte?
La consapevolezza in materia è arrivata più avanti, molto più avanti, ma ancora oggi mi ripeto una tesi fondamentale. Una specie di mantra per me.

La maggior conoscenza di ciò che stai facendo deriva innanzitutto dallo sbattertene del giudizio altrui. Anche questa, d’altronde, è autostima.

Posso farti una domanda di stampo “marzulliano”?
Certo. (sogghigna)

Gerry Grassi, foto di Massimiliano Londi
Gerry Grassi, foto di Massimiliano Londi

I tatuaggi possono arrecare autostima (giusto per far fede al titolo del tuo libro) oppure decidiamo noi quando tatuarci perché in fondo stiamo già bene con noi stessi?
Mah, uno psicologo tradizionale ti risponderebbe rivoltando completamente la tua tesi. Ovvero che il motivo dietro ogni singolo tattoo nasconde in realtà un nostro enorme deficit di autostima! (ride) Di mio, invece, preferirei risponderti nella maniera più logica possibile.

Per me il tatuaggio è solo una somma di esperienze personali che ti va di condividere col mondo esterno. Tutto qui. Nessun enigma.

Parliamo dei tuoi soggetti. Ho visto che sul braccio sinistro hai un Poseidone traditional…
Già. E ci sono pure molto affezionato.

Gerry Grassi, foto di Massimiliano Londi
Gerry Grassi, foto di Massimiliano Londi

L’associazione, ora, potrebbe essere: “Poseidone, re degli oceani/la psiche come metafora di un oceano insondabile”. Ci ho preso?
Non del tutto. Forse un rimando alla psicologia c’è, ma ricordati sempre che io sono toscano, amo il mare e adoro fare surf! (ride)

Quella citazione – sempre sul tuo braccio sinistro – è di Isaac Newton, giusto?
Sì, la sua famosa frase in cui si fa riferimento ai “nani sulle spalle dei giganti”. Che poi saremmo noi i nani, vale a dire coloro che sono arrivati dopo. Quel tattoo, comunque, si riferisce al mio profondo sentimento nei confronti della lettura. Acquisire miriadi di informazioni leggendo libri altrui, usufruire di ricerche che altri hanno compiuto per anni al posto tuo, è un piacere straordinario.

Gerry Grassi, foto di Massimiliano Londi
Gerry Grassi, foto di Massimiliano Londi

A chi appartiene quel volto che hai nella parte interna del tuo braccio destro?
A Milton Erickson, uno dei più grandi psicologi ipnotisti di ogni epoca. Lo chiamavano “Lo sciamano di Phoenix” e per me rappresenta una sorta di guru assoluto. Googlatelo, se vi va.

Quando hai deciso di tatuartelo?
Ho scelto quel soggetto dopo aver avuto l’onore di essere stato ospite alla sua Foundation in Arizona. Successivamente ci sono tornato per un altro convegno medico e sua figlia, già parecchio avanti con l’età, si era stupita tantissimo che mi fossi fatto fare un portrait in onore di suo padre.

“Penso che lei sia l’unica persona al mondo a sfoggiare un tattoo del genere”, questo mi disse. Facendomi emozionare non poco.

Secondo te il tatuatore è un po’ psicologo nei confronti del cliente oppure i due ruoli dovrebbero sempre restare obbligatoriamente separati?
Mah, di certo si va spesso in trance, più di quanto uno possa immaginare, sia tatuando che facendosi tatuare…

Gerry Grassi, foto di Massimiliano Londi
Gerry Grassi, foto di Massimiliano Londi

Come mai?
Perché quello del tatuatore è un lavoro basato sulla piena concentrazione. E quando la nostra mente si aliena ripetendo meccanicamente gesti che non subiscono distrazioni dall’esterno, si lavora sicuramente meglio.

Tu ci dialoghi coi tatuatori?
Certamente. Quando mi sono fatto fare il ritratto di Milton Erickson, ho parlato a lungo della sua figura alla mia tatuatrice di riferimento, ovvero Marina Viviani del “Kitchen Tattoo” di Rosignano Marittimo, vicino a Livorno.

C’è stato uno scambio acuto tra me e lei. E alla fine penso che la sua opera su pelle ne abbia anche beneficiato…

Il tuo prossimo tattoo che, ehm, hai già in mente?
Un lettering dedicato al numero “11” come tributo alla ragazzina dai poteri magici di “Stranger Things”. Quella serie più quella classica di “Twin Peaks” (andata in onda nei primi anni ’90, NDR) sono stati degli altissimi momenti di televisione.

A proposito di televisione: ho letto da qualche parte che non parteciperai alla quarta stagione di “Matrimonio a Prima Vista”. Bolle altro in pentola?
No comment! Nel senso che sto aspettando la risposta per un importante progetto televisivo e, come si dice in questi casi, non vorrei parlartene per ragioni di scaramanzia. Restate connessi…

Gerry Grassi, foto di Massimiliano Londi
Gerry Grassi, foto di Massimiliano Londi
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