Il rapper capitolino, proveniente dal TruceKlan, torna con il suo album “Untitled” e rende omaggio a maestri come Grime e Jason Kundell.

Benvenuto su Tattoo Life, Gemello!
Grazie. Spero di cavarmela con la vostra intervista perché io non sono assolutamente quel tipo di artista abituato a parlare spesso con la stampa. Sono sfuggente, mi piace fare le cose all’ultimo, non programmare troppo la carriera.

Tu all’anagrafe fai Andrea Ambrogio e non sei solo un rapper sui generis: sei anche un pittore, quindi un artista a tutto tondo…
Già, da ragazzino disegnavo coi pennarelli direttamente sui banchi di scuola e ora dipingo tele per conto mio: pensa te che storia… Quando mi stufo di lavorare coi colori mi dedico subito alla musica e viceversa. Diciamo che la mia vita è diventata, con gli anni, questo ping pong artistico.

A tatuare, però, non hai mai pensato. Come mai?
Perché nutro un enorme rispetto per questo tipo di arte. Ho molti amici tatuatori e non mi sognerei mai di mettermi al loro livello per quanto riguarda l’uso delle linee marcate o la mano ferma. Tatuare è una cosa grande, grandissima, esattamente come dipingere o fare rap in un certo modo. E poi al tattoo artist, così come al pittore o al rapper, va lasciata libertà di esprimersi. Sempre e comunque.

Gemello
Gemello

Parlami dei tuoi amici tatuatori…
Beh, sono quasi tutti di Roma e talmente bravi nel loro campo (lo stile traditional) che molti artisti americani, vedendo per la prima volta i miei tatuaggi, mi hanno chiesto in quale studio statunitense me li fossi fatti! (ride) Come che si dice in questi casi? Ah sì, Italian tattoo artists do it better!

Il primo a tatuarti fu il grande Luca Mamone del “Santa Sangre Tattoo”, vero?
Esatto. Sarà stato il 2001 e nel quartiere di San Lorenzo aveva aperto questo tattoo shop che stava sulla bocca di tutti. All’epoca andavo per i diciassette anni mentre oggi ne ho trentacinque. Diciamo che, nel frattempo, quel mio primo tattoo è diventato maggiorenne. (sorride)

Gemello
Gemello

Ce l’hai ancora, immagino.
Certo, sta qui. (mi mostra un battello neo traditional con tanto di lettering “Save Me” lungo il suo braccio sinistro, NDR). Sai, all’epoca era tutto più semplice ed automatico: avevi 100mila lire in tasca, non ci pensavi due volte e correvi immediatamente dal tuo tatuatore preferito. Non c’erano liste d’attesa lunghe sei mesi e noi stessi eravamo tutti quanti più “cavie”!

Un altro tipo di mondo, quello.
Per farti un paragone era come avere la fortuna di vedere dal vivo i Nirvana in un piccolo club, con Kurt Cobain a pochi passi da te. Dopo, quando cominci a suonare nei palasport, inevitabilmente, qualcosa cambia.

Il battesimo del fuoco con Mamone. L’ultimo tattoo in ordine di tempo…
Con Scarful, vale a dire Alessandro Maida del “The Grim Reaper Tattoo” di Roma. Mi ha fatto questo mostro pazzesco sulla gamba. Con tanto di ascia bipenne ed ispirato allo stile di Frank Frazetta. Sempre da quelle parti ho pure una maschera Oni realizzata da Greg Letron. Dietro la maschera ci sta una rana diventata, a sua volta, folle. Adoro quel soggetto.

Gemello
Gemello

Sulla schiena sei tatuato?
No e non saprei neanche spiegarti la ragione. Forse perché a me i tattoo piace vederli e non amo utilizzare lo specchio per farlo.

I tuoi tatuatori del cuore non risiedono solo nella Capitale, vero?
Esatto. A parte Mamone e Noyz Narcos (come potrei non citare Noyz? Anche lui mi ha lasciato diverse tracce d’inchiostro sulla pelle), i miei artisti preferiti – ovvero gente che mi ha tatuato – sono Bert Krak dello “Smith Street Tattoo Parlour” di New York, il fantastico Jason Kundell del “Art Work Rebels” di Portland e l’altrettanto leggendario Chad Koeplinger.

Una volta hai chiesto di farti un tattoo anche a Grime del “Seventh Son Tattoo” di Soma, giusto?
Sì, ma il buon Grime – pur avendo riconosciuto immediatamente lo stile di Kundell sulla mia pelle – non aveva tempo di accontentarmi: troppi clienti quel giorno.

Come andarono le cose?
Ero in California, con degli amici, dalle parti di San Francisco. E loro non avrebbero mai pensato di tatuarsi in quel preciso momento: volevano fare surf, stare al sole. Non spurgare sangue all’ombra con tanto di cellophane avvolto al loro corpo.

Tu invece…
Io no. Volevo portarmi a casa un po’ di poetica e di storia, ma quella volta con Grime non c’è stato verso. Peccato.

Domanda impegnativa: pensi che molti rapper/trapper delle nuove generazioni trattino la tattoo art come una “divisa” esattamente come facevano i punk anni ’70 con le canottiere strappate o i metallari anni ’80 col denim & leather?
Interessante come tesi. Ma perché dovrei risponderti io? (sorride)

Gemello, copertina album
Gemello, copertina album

Lo chiedo a te perché ti trovo molto rispettoso e serio verso la sfera dei tatuaggi…
Ok, premesso che non mi piace né giudicare gli altri né sfoggiare i miei tattoo (sulla copertina di ‘Untitled’, il suo nuovo album, Gemello appare in tuta. NDR), a volte mi domando perché questi ragazzi facciano così violenza su di loro. Voglio dire: pubblichi canzoni leggere e contemporaneamente ti tatui in faccia? Non ci trovo il nesso.

Forse vuoi semplicemente darti un tono da duro, ma i tatuaggi meritano un altro tipo di approccio e “fede”.

Il traditional è fatto per restare, gli scarabocchi no.

Roma tatuata: se ti è piaciuta l’intervista con Gemello, leggi qua anche quella con Noyz Narcos e qua quella con Side Baby, l’ex componente della Dark Polo Gang.

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