Francesco Schiavi porta sulla scena del tatuaggio contemporaneo un grande dinamismo. Talvolta i soggetti tipici dell’old school si fondono con il tratto più fluente del giapponese tradizionale, altre volte sono i soggetti più orientali ad acquisire dettagli tipici dello stile americano anni ‘70. Non è facile autodefinirsi, ci racconta Francesco, ma è chiaro che la sua è una ricerca continua volta al miglioramento e a una naturale trasformazione. Ecco una finestra sulla sua visione personale e sul suo Tattoo River, situato a Vicenza e inaugurato da pochi mesi.

Francesco Schiavi, Tattoo River, Vicenza
Francesco Schiavi, Tattoo River, Vicenza

Come ti sei avvicinato al mondo del tatuaggio? Cosa ti affascina ogni giorno?
Fin da piccolo disegnare è sempre stata la mia passione, e attraverso la musica ho avuto modo di conoscere le prime persone tatuate. Questa cosa mi ha affascinato cosi tanto che ho subito voluto iniziare a tatuarmi a mia volta, e da quel giorno ho capito che il tatuaggio è ben più di un semplice disegno su pelle. Tutt’ora, infatti, quando vedo certi tratti, certe linee o certi disegni non riesco a non emozionarmi come fosse la prima volta.

Da quanto tatui? Raccontami un po’ il tuo percorso, da apprendista fino a oggi…
Ho comprato la mia prima macchinetta alla convention di Milano del 2011. In quell’occasione fui accompagnato da Mirko, il titolare dell’Original Sin Tattoo, colui che mi ha dato l’opportunità di imparare questo mestiere. Difatti, era già dal 2009 che facevo parte dello studio nonostante andassi ancora a scuola, e tutti i miei sabati e vacanze le passavo in negozio. Bastò poco e la magia esplose, inserire l’ago sotto la pelle del mio amico Stefano servì a farmi capire quanto per me tutto questo significasse, e da quel momento fino ad oggi la mia vita è una costante ricerca di “miglioramento” tramite guest, viaggi, conoscenze e via dicendo.

Come hai imparato la meccanica delle macchinette?
Io di macchinette non ho mai capito molto, però grazie a consigli di amici e praticando, ho visto cosa funziona meglio per me. Inizialmente usavo macchinette a bobina, ora invece sono passato a quelle rotative, e da un pò di tempo mi affido ad un unico brand. Spero davvero che non fallisca mai altrimenti sarei costretto a smettere di tatuare (ndr, ride)…

So che hai da poco aperto il tuo studio a Vicenza, il Tattoo River! Da quanto volevi fare questo grande passo e come ti senti ora che è realtà?
L’idea di aprire il mio negozio c’è sempre stata. Sicuramente non era questo il momento in cui pensavo di farlo, ma una serie di eventi e circostanze mi hanno spinto ad anticipare la cosa. L’apertura ha richiesto dei sacrifici ed è tutt’ora un grande impegno, ma la soddisfazione è notevole.

Francesco Schiavi, Tattoo River, Vicenza
Francesco Schiavi, Tattoo River, Vicenza

Come descriveresti i tuoi lavori, come hai sviluppato il tuo stile?
E’ difficile autodefinirsi, però posso dire che sia lo stile sia la qualità dei miei lavori sono ancora in una fase di studio e sono volti alla ricerca del continuo miglioramento, mirato a ottenere ciò che davvero mi piace, ovvero un tatuaggio potente e dinamico.

Inizialmente mi sono avvicinato allo stile tradizionale, ma viaggiando ho scoperto anche l’interesse per il tatuaggio giapponese. Ora cerco di produrre uno stile che unisca le due tipologie.

Il primissimo tatuaggio da chi te lo sei fatto fare? E il prossimo?
Il mio primo tatuaggio è di Mirko Chiavegato, il ragazzo di cui parlavo prima. Per quanto riguarda il prossimo invece, ho in programma di continuare la schiena da Chris O’Donnell.

Hai qualche hobby al di fuori del tatuaggio?
Sì, suono la batteria e canto in una band, i “The Frog”, insieme al mio migliore amico.

Quali sono i tuoi punti di riferimento e le tue ispirazioni? I tuoi tatuatori preferiti?
Gli artisti che mi piacciono sono molti, quelli però che ammiro di più e da cui prendo costantemente ispirazione sono Marius Meyer, Chris O’Donnell, Tim Lehi e Timothy Hoyer, nonostante il mio preferito rimanga sempre Ed Hardy. Oltre ai tatuatori poi, guardo spesso e prendo spunto dai lavori di artisti quali Kuniyoshi e Yoshitoshi per quanto riguarda l’arte giapponese, e fumettisti quali Joe Kubert e Benjamin Marra.

Francesco Schiavi, Tattoo River, Vicenza
Francesco Schiavi, Tattoo River, Vicenza

Idealmente, come ti piacerebbe che evolvesse il tatuaggio, prendendo in considerazione la società contemporanea?
Considerando la società odierna in cui viviamo, vorrei in generale che la gente si appassionasse di più ai disegni e all’arte in sè per la forza, per quello che si riesce a trasmettere, piuttosto che pensare principalmente a farsi foto col tatuaggio figo.

Cosa cerchi in un tattoo shop?
Gli elementi secondo me che distinguono un buono studio da uno di bassa qualità sono pochi ma decisivi, e consistono nella complicità tra le persone interne al negozio, poichè è una cosa che si trasmette al cliente in forma di energia positiva, la professionalità, che va dall’accogliere il cliente stesso alla descrizione della cura del tatuaggio a fine sessione, e alla passione, che è la costante da mantenere per un buon lavoro.

A proposito, farai qualche convention e guest spot? Quanto è importante viaggiare per te?
A marzo parteciperò alla convention di Catania e ad aprile sarò ad Amsterdam, al Blue Blood di Marco Serio. Per me viaggiare è importantissimo e mi ha fatto imparare moltissime cose, in ambito lavorativo e non.