Il cantante/leader del noto gruppo milanese ci racconta “dov’è” che ha imparato ad amare la tattoo art: tutti i segreti e le simbologie del suo adorato inchiostro…

Benvenuto, Francesco. Prima di addentrarci nel tema principale di questa chiacchierata, come sta procedendo il tuo lockdown?
Ciao a tutti. Il lockdown (l’intervista si è svolta prima della “fase 2”. NDR) fortunatamente sta proseguendo in maniera attiva. In questi due mesi ho continuato a comporre e credo che verso fine maggio uscirà un nuovo singolo inedito delle Vibrazioni, dal sound un po’ diverso.

Francesco Sarcina, foto di Chiara Mirelli
Francesco Sarcina, foto di Chiara Mirelli

Svelami qualcosa di più…
Beh, sarà un brano figlio di quest’epoca. E soprattutto di questo ultimo periodo dominato dalla paura e dal distanziamento sociale. Per quel che riguarda il testo, penso d’aver scritto parole d’amore sincere come non mai. Anche perché l’odio, oggi, non ha davvero senso di esistere.

Quello passato ad odiare è tutto tempo sprecato rispetto a un abbraccio o a un bacio che, per ora, ci sono ancora negati.

Quando nasce il tuo rapporto con la tattoo art?
Tanti anni fa: sarà stato all’incirca il 1996. Pensa che il mio primo tatuaggio me lo fece Sabrina che, all’epoca, era la bassista nella primissima incarnazione delle Vibrazioni.

Le Vibrazion, foto di Chiara Mirelli
Le Vibrazion, foto di Chiara Mirelli

Già, facciamo un po’ di retrospettiva. Le Vibrazioni toccano la cima delle classifiche italiane nella primavera del 2003 con “Dedicato a te”, ma forse molti dimenticano che c’è stata parecchia gavetta e “cantina” da parte vostra prima di arrivare alla popolarità…
Assolutamente sì; anzi direi che le due cose – la nascita della band e la mia passione per l’inchiostro – hanno pure marciato di pari passo. Da questo punto di vista rivendico fieramente sulla mia pelle sia tatuaggi più elaborati che pezzi da vero galeotto! (ridacchia)

Cosa ti tatuò Sabrina in quel lontano 1996?
Un piccolo drago, stilizzato e inguinale. Lei era incuriosita da quella mia scelta e io non sapevo in alcun modo come giustificarla. Tempo dopo Sabrina ha scoperto che il mio segno, nello zodiaco cinese, è proprio quello del drago: simbolo, tra l’altro, di una personalità molto forte e combattiva. Un po’ com’ero io a quei tempi, visto che stavo rischiando grosso a puntare tutto esclusivamente sulla musica, per di più nel nostro Paese…

Oltre a Sabrina quali altri tatuatori o tatuatrici hai conosciuto e apprezzato fin qui?
Ne ho approcciati tanti, sia in Italia che all’estero, ma è inutile che tu mi chieda dei singoli nomi. Un po’ perché non me li ricordo più, un po’ perché è tutta gente che ho conosciuto sull’onda del momento e dell’ispirazione… (sorride). Pensa che alcuni dei miei tattoo non sono stati realizzati neanche in studio, ma in case private.

Il primo, quindi, fu uno scorpione. E il tuo ultimo tatuaggio in ordine di tempo?
Un sole Maya fatto sulla schiena nel marzo/aprile del 2019. Creato in un’unica session di cinque ore filate che mi ha pure provocato un gran dolore alla spina dorsale! (ride) Lo sanno in pochi di questo mio backpiece Maya perché, nelle occasioni pubbliche, sto sempre vestito in giacca e camicia.

Cosa significa la parola “tattoo” per uno come Francesco Sarcina?
Si tratta di un vero e proprio “memento”. Un eterno promemoria. Sai, io ho avuto una vita piena di cicatrici e non mi è mai piaciuto scordarmi ogni singolo problema che ho dovuto affrontare. Perché è solo da quel ricordo – bello o brutto che sia – che nasce la mia spinta quotidiana a migliorarmi. Ecco perché non mi piacciono i tatuaggi fatti tanto per fare o i famigerati cover up. Anzi ti dirò di più…

Le Vibrazion, foto di Chiara Mirelli
Le Vibrazion, foto di Chiara Mirelli

Prego…
Hai presente il romanzo “Educazione Siberiana” di Nicolai Lilin? Beh, facendo le dovute differenze, non mi dispiace la sua morale di fondo. Ovvero scoprire come una persona, una volta morta, ha vissuto semplicemente “leggendo” la sua pelle segnata dall’inchiostro.

Noto che hai un paio di Mandala sul tuo corpo: nella fattispecie sulla parte sinistra del petto e sul braccio destro. Quindi i tuoi sono anche tatuaggi spirituali…
Sì, sfoggio quei Mandala esattamente come mi piacciono le collanine indiane o certi vestiti di taglio anni ’70.

Credimi, non è per fare il “personaggio” o la “rockstar” che sale su di un palco; il fatto è che mi sento davvero così: fa tutto parte della mia natura.

Mi descrivi allora quel Mandala (con tanto di occhio incorporato) che hai sulla parte superiore del braccio destro?
Quel tattoo l’ho fatto in un periodo particolare della mia vita, in pieno detox esistenziale… (riflette) Tutti quei simboli (l’occhio, ma anche il Mandala che – se noti bene – ha le fattezze di un girasole) sono rivolti verso la luce anche se io, in quel preciso momento, stavo sprofondando nell’oscurità. Sarà perché, anche nei miei momenti più bui, non ho mai perso di vista quell’ultimo raggio di sole…

Francesco Sarcina via Instagram
Francesco Sarcina via Instagram

Da quest’ultima tua risposta direi che non sei così restio ad aprirti sul significato dei tuoi tatuaggi. Sulla stampa generalista, invece, sostengono l’esatto contrario. Come mai?
In realtà dipende tutto dalle domande che mi pongono, ma con voi di Tattoo Life mi sento in una botte di ferro! (ride) Sono uno a cui non piacciono i discorsi da bar, le cose analizzate poco e male. E in Italia c’è ancora troppa superficialità quando si parla di tattoo art. E poi, solitamente, spiego poco o nulla dei miei tattoo perché temo l’emulazione da parte di qualche fan. Che senso ha copiare un tatuaggio altrui, qualcosa di molto personale, solo perché hai letto un’intervista? Mi pare assurdo.

Giusto. Approfitto della tua sincerità per chiederti di quel teschio messicano, una “calavera”, che hai all’interno del tuo braccio destro…
Ho un rapporto molto forte col Messico: ho anche vissuto lì a lungo, per via di una relazione sentimentale importante. Quel tattoo, però, me lo sono fatto principalmente come simbolo di buon auspicio una volta che ho perso mio padre. La “calavera”, d’altronde, è quello spirito che si prende cura dei tuoi cari quando non ci sono più. Oltre ad essere un dolcetto molto gustoso e dalle fattezze oltremodo simpatiche.

Le Vibrazion, foto di Chiara Mirelli
Le Vibrazion, foto di Chiara Mirelli

Sul braccio sinistro hai il simbolo araldico della Trinacria: perché?
Perché mia figlia è nata in Sicilia, una terra che amo alla follia e che ha elargito parecchio affetto sia a me che a Le Vibrazioni. Dedicati ai miei figli (Sarcina ha due figli: un maschio e una femmina. NDR) ho anche dei tatuaggi, per così dire, “astronomici”: la costellazione dello Scorpione, il sole, la luna.

Tu sei nato alla vigilia di Halloween (30 ottobre), quindi lo scorpione…
Esatto, sono io. E, di conseguenza, veglio sempre sui miei figli.

Senti, se Le Vibrazioni realizzassero oggi l’epocale videoclip di “Dedicato a te” (uscito in due versioni) pensi che sceglierebbero una modella tatuata nei panni della famosa “Giulia”?
Eh, bella domanda! Quella ragazza, nel 2003, doveva irradiare semplicità con il suo look totalmente acqua e sapone. Mentre oggi una idea simile potrebbe trasmetterla anche una figura femminile tatuata… quindi, perché no?

Eppure la vostra “Giulia” era bianca come il latte…
Sì, il video di “Dedicato a te” ha in qualche modo fermato il tempo e segnato un’epoca. Allora i tatuaggi non erano ancora così diffusi tra le ragazze mentre, negli anni successivi, c’è stata come un’invasione, una inversione di tendenza. E non credo che tutte lo abbiano fatto solo per moda. C’è ancora parecchia gente là fuori che vede quest’arte come un passaggio importante. Nel mio caso, te l’ho detto, i tattoo sono utili promemoria. Soprattutto per tenere a mente le cazzate che uno fa…

Ultima domanda: da dove ripartiranno Le Vibrazioni una volta che questa quarantena sarà finita? Forse dal tour sinfonico che avevate in programma, questa primavera, assieme al maestro Peppe Vessicchio?
Non potrà essere che così. Molti fan hanno già acquistato i biglietti di quello spettacolo a metà tra rock e musica classica e non hanno alcuna intenzione di rivenderlo. Il biglietto di quel tour, per come la vedo io, è una speranza su carta. Un buon augurio nei confronti del futuro. Anche se i concerti ripartiranno nel 2021, noi saremo lì nei teatri per riabbracciarvi e festeggiare assieme a voi. Parola d’onore.