Il batterista dei M.O.M. a ruota libera tra tatto art come stile di vita, passione hardcore e la recente collaborazione rap-metal con gli olandesi Dope D.O.D.

Fast Beat, leggo dalla tua biografia che muovi i primi passi musicali nel 2013. La tua avventura nei confronti della tattoo art, invece, quand’è cominciata ufficialmente?
Sì, ho iniziato a suonare da autodidatta a 13 anni: era una cosa un po’ per gioco, con altri due amici di Sabaudia, la mia città natale. In loro compagnia ho creato un gruppetto grunge ispirato ai grandi Nirvana, ma all’epoca non suonavo ancora usando le gambe perché… non ero capace! (ride) Comunque, il mio primo tattoo l’ho fatto a 16 o 17 anni; ora non ricordo bene di preciso, ma più o meno a quell’età.

Mad Old Man, ph Roberto Graziano Moro
Mad Old Man, ph Roberto Graziano Moro

Da ragazzino seguivi dei musicisti tatuati e sognavi un giorno di diventare come loro, tattoo compresi? Oppure il tuo approccio all’inchiostro è stata la classica storia hardcore di chi vuole abbracciare tale cultura al 100%?
Beh, a quei tempi guardavo canali come MTV e TMC2: ve li ricordate? (sorride) Lì passavano un sacco di video musicali, era quello il modo più semplice per vedere dei batteristi e recepire qualcosa, ma non trasmettevano roba hardcore. Io da questo punto di vista ero più vicino alla cultura punk-rock, ho sempre fatto skateboarding fin da ragazzino, ma poi ho dovuto fermarmi quando mi sono trasferito a Roma nel 2009.

La diffusione dei tattoo fu la prima cosa che mi colpì tra le band punk, ma ero più preso dall’imparare a suonare e, una volta giunto all’età giusta, ho pure cominciato a tatuarmi.

La vuoi sapere ora una curiosità, dato che siamo in argomento?

Fast Beat
Fast Beat

Spara.
I primi a farmi avvicinare alla cultura hardcore e, contemporaneamente, a quella del tatuaggio sono stati Agnostic Front e Sick Of It All perché sentivo le loro canzoni sul gioco della Playstation 1 “Tony Hawk’s proskater”. È stata quella la vera illuminazione!

Fast Beat
Fast Beat

Il tuo drummer preferito di tutti i tempi? E il disco hardcore a cui non finirai mai di dire grazie?
Eh, bella domanda! Batterista sicuramente Travis Barker dei Blink-182 e Transplants: è stato lui a farmi vedere la musica in modo diverso e creativo. Nel senso di non fermarsi a bacchette e pelli percosse a tutta velocità, ma di abbracciare un intero stile di vita. Disco? Ne avrei una lista infinita, ma credo che “Somenthing’s Gotta Give” degli Agnostic Front sia stato una porta spalancata verso la mia passione HC.

Fast Beat
Fast Beat

Impossibile provare a descrivere uno per uno i tuoi tatuaggi da quanti ne hai. Quindi partirei dal tuo pezzo più appariscente: il full back piece che adorna la tua schiena. Come ti è venuta l’idea?
Anche io ho perso il conto da quanti ne ho! (ride) E quel back piece, ovviamente, resta uno dei miei favoriti. L’ho iniziato 2 anni fa, ma non è ancora terminato perché, come sapete, la schiena va tatuata tramite sedute distanti minimo 14 giorni l’una dall’altra. Ecco, io ne faccio una al mese! (ride) Vado molto a rilento perché non uso creme anestetiche e le mie session non durano mai più di un’ora.

Fast Beat
Fast Beat

Scusa, e l’autore?
Ho scelto Michael Rasetti per la schiena perché è il tatuatore più vicino all’idea che volevo rendere: vale a dire un pezzo originale a metà strada tra lo stile Giapponese e Americano. In quel pezzo c’è un grande teschio con tanto di Kabuto più un serpente che simboleggia, di suo, l’attaccamento viscerale e incondizionato all’amore e alla vita.

Perché, sai, l’amore ci segue e ci appartiene da sempre.

Mi racconti di quella specie di “snaggletooth motorheadiano” che compare al centro del tuo petto?
Ah ah ah, quella in realtà è una testa di pipistrello! Tra l’altro è frutto di una dolorosissima copertura, perché sotto avevo delle linee di un vecchio tattoo raffiguranti una testa di pantera tra le rose. Semplicemente orribile! (ride) Perché il pipistrello? Perché mi piacciono: sono molto intelligenti e alcune specie non vedenti riescono a volare tramite delle frequenze che percepiscono solo loro. E io questa cosa l’ho sempre vista come una figata.

Fast Beat
Fast Beat

Come descriveresti lo stile dominante dei tuoi tattoo? Ok, c’è parecchio Traditional (tipo l’aquila che lotta regalmente www.tattoolife.com/battle-royale-tattoos-the-dualistic-to-beat-them-all/ col serpente sul tuo braccio destro), ma anche dell’altro, vero? I teschi, ad esempio. L’atmosfera horror…
Sì, diciamo che lo stile dei miei tattoo è prettamente Traditional, ma ho anche Realistici, Chicani, lettering ecc. Poi sfoggio il ritratto di Lino Banfi versione “L’Allenatore nel Pallone” all’interno della coscia sinistra, una scritta in sanscrito sulla mano, una rosa Realistica sull’altra. Giustamente, più ti tatui più capisci quello che ti piace (o meno). Tant’è che io ho cominciato a “blastare” le mie braccia riscrivendo sopra a dei vecchi tattoo che, ideologicamente, non mi appartenevano più. Riesci forse ad immaginarti una scena più horror di questa? (ride)

Domanda filosofica: da quando ti sei tatuato “Fast Beat” sulle nocche quanto di Luigi Petrossi (il tuo vero nome) sopravvive tuttora in te?
Beh, Luigi Petrossi è quel ragazzino che ha iniziato tanto tempo fa, tra mille difficoltà e complicazioni, intraprendendo una strada che solo oggi lo porta a rispondere a quesiti del genere. Quindi sopravvive e sopravviverà per sempre. La sai una cosa? Questa domanda mi è piaciuta molto… (sorride)

Mad Old Man, Fast Beat
Mad Old Man, Fast Beat

Cambiamo un attimo argomento. Ho notato una tua foto, sulla tua pagina Instagram, di te seduto alla batteria in cui indossi la divisa dei St. Louis Blues (NHL), gli attuali detentori della Stanley Cup. Ti piace la fisicità dell’hockey oppure quel look è semplicemente figlio del caso?
No, no: sono un grande fan dell’hockey! Anche perché, da teenager, ho fatto pattinaggio street e con gli amici giocavamo ad hockey su cemento nel campetto da basket di Sabaudia. Sono tifoso dei St. Louis Blues però non seguo sempre tutte le partite del NHL. Diciamo che mi informo sulla loro posizione in classifica e spero un giorno di avere la possibilità di vederli dal vivo.

Mad Old Man, Fast Beat
Mad Old Man, Fast Beat

I tatuatori che frequenti con maggior costanza sono prevalentemente quelli dell’area capitolina?
Sì, sono per la maggior parte romani e quelli di cui mi fido ciecamente appartengono alla seguente lista. In primis Sara Sempreverde, la mia compagna di vita, del “The Ten Bells Tattoo Studio” di Roma. Assieme a lei ho pure lavorato per un anno e mezzo visto che, all’epoca, io ero shop manager del “Overkill Tattoo” di Daniele Ramacogi e Sara tatuava lì. Poi direi ovviamente Michael Rasetti del “Ink For Blood Tattoo & Piercing”, anch’esso di Roma, che si è occupato della mia schiena, fianco, collo, mano ecc. Last but not least, William Tucci del “Devil Maha Tattoo”, sempre nella capitale.

Mad Old Man, Fast Beat
Mad Old Man, Fast Beat

Senti, ha senso parlare di “disco” nel caso dell’avventura musicale (ma anche letteraria) dei Mad Old Man?
Mmh, oggi il concetto di “disco” può sembrare obsoleto. Sono sempre meno le persone che si fermano, staccano il cervello e ascoltano un album dall’inizio alla fine leggendo i testi come se si trattasse di un libro. Quindi proporre singoli brani sotto forma di videoclip è diventata la tendenza più diffusa su YouTube…

Fast Beat
Fast Beat

A voi, questo escamotage, basta?
No. Con i M.O.M. abbiamo bisogno d’avere una coesione tra i vari pezzi come se facessero parte di un unico concept album. Ecco perché abbiamo deciso di prendere spunto dalle serie TV e creare singoli e video collegati tra loro da una bella trama: un po’ come se guardassi Netflix o leggessi un fumetto.In ogni puntata ci sarà un “personaggio” che racconterà un pezzo di storia. Esattamente come è avvenuto con “Standing in the Middle of Madness” con la partecipazione degli olandesi Dope D.O.D. (vedi video al termine dell’intervista. NDR) Ok, non sarà affatto semplice, ma la cosa ci intriga parecchio…