Tiziano Spigno, il frontman dello storico gruppo metal milanese, non le manda di certo a dire: “Quando ho ripreso a tatuarmi stavo bene con me stesso…”

Tiziano Spigno, classe 1973, una vita spesa per il canto e le sonorità metalliche di un certo tipo (al suo attivo anche album e numerosi concerti con Kings Of Broadway e Lucky Bastardz), dalla tarda primavera del 2017 è il nuovo cantante degli Extrema. Dove è andato a sostituire un certo GL Perotti che con la sua voce ha incendiato i dischi più celebri del combo milanese.

Comincia ora una nuova avventura per il chitarrista Tommy Massara (il leader degli stessi Extrema) e soci con l’uscita del solidissimo “Headbanging Forever”, opera numero sette nella carriera del gruppo meneghino iniziata nel lontano 1985. L’anno, ricordiamolo, della famosa nevicata su Milano: quella che travolse tutto e tutti.

Questa, tra l’altro, è la prima intervista in assoluto in cui “Titian” (il nomignolo di Spigno) si confida riguardo al suo rapporto con tatuaggi, inchiostro e simbologie intrinseche.

Partiamo quindi con le nostre domande. E godiamoci le risposte, mai banali e affrettate, del nostro interlocutore. Buon segno: vuol dire che il “ragazzo” ama intensamente la tattoo art.

Extrema, foto di Annalisa Russo
Tiziano Spigno, Extrema, foto di Annalisa Russo

Perdonami la battutaccia, ma non sei stato scelto dagli Extrema per i vistosi tatuaggi che sfoggi, vero?
No, dai, spero di più per le mie qualità vocali! (ridacchia) Anche se però devo darti ragione su una cosa: sono tuttora l’unico tatuato in questa band.

Ho letto che avete registrato una cover dei Judas Priest – l’iconica “The Ripper” del 1976 – che però su “Headbanging Forever” non compare. Che fine ha fatto?
Sì, quel pezzo esiste, ma non sappiamo ancora in quale veste pubblicarlo. Probabilmente lo suoneremo dal vivo nel corso del nuovo tour oppure salterà fuori in formato digitale o su qualche edizione speciale del disco. Vedremo.

Extrema, foto di Annalisa Russo
Extrema, foto di Annalisa Russo

Non è un caso che abbiate scelto proprio “The Ripper”, no? Quello d’altronde era il soprannome di Tim “Ripper” Owens, alias il cantante semi-sconosciuto che a metà degli anni ’90 approdò un po’ a sorpresa alla corte degli osannati Judas Priest. Ti ricorda forse qualcosa?
Effettivamente un rimando con la mia vicenda artistica potrebbe anche starci… (sorride) E comunque “Headbanging Forever” è un disco di metal classico arricchito da una produzione moderna.

Quindi i Judas Priest, in qualche maniera, dovevano assolutamente farne parte.

Parliamo dei tuoi tattoo? Il primo quando te lo sei fatto?
Nel 1997 su di una scapola. Non era il solito Tribale che andava di moda in quegli anni, quelli li ho “sposati” in seguito, ma un disegno realizzato dal sottoscritto.

Che era…?
Una bilancia a due braccia. Su un braccio c’era una faccia allegra e sull’altro una triste. Ovviamente quella col sorriso pesava di più di quella imbronciata!

Successivamente l’ho coperto ed ora al suo posto c’è la coda di una leonessa che scende fino al mio petto.

Quindi mi stai dicendo che ti è subentrata la consapevolezza. A proposito: come è stato il tuo periodo d’erudizione all’interno della tattoo art?
Devo tutto alle conoscenze che ho incrociato sul mio cammino. A 25 anni mi sono tatuato quella bilancia di cui ti dicevo. Poi, fino ai 40, più niente. Nel 2013 ho incontrato una tatuatrice alessandrina molto brava – Cinzia Tattoo del “Fantasy Of Skin Tattoo & Body Piercing” – e sono ripartito di botto dai Tribali. La vedi questa fenice che ho sul braccio destro? Me l’ha fatta lei.

Extrema, foto di Annalisa Russo
Extrema, foto di Annalisa Russo

Perché una pausa così eloquente intervenuta tra la tua pelle e l’inchiostro?
Per una serie di motivi ben precisi. Pigrizia in primis. Mancanza di soldi. La vita quotidiana che subentra e intacca la passione. Quando ho ripreso a tatuarmi, sai, stavo bene di testa; e la mia professione, fortunatamente, non si limitava ad insegnare canto o ad eseguire cover di altri artisti. Ero diventato io l’artista! (ride)

E quella, credimi, è stata una rinascita che andava celebrata. Soprattutto su pelle.

A quel punto spunta la fenice, paradigma di qualsiasi tipo di rinascita.
Quella sul braccio destro, sì, ma anche un labirinto di stile Tribale sul sinistro. Labirinto accompagnato da una frase in inglese: “Come Get Some!”. Come a voler dire: fatti sotto, vieni a prenderle!

Extrema, foto di Annalisa Russo
Extrema, foto di Annalisa Russo

C’era nuovamente qualcosa che non andava in te?
Già. Passati i 40 anni mi ha colto un’altra crisi esistenziale. Spendevo le giornate a domandarmi: “Ok, cosa faccio della mia vita? Rinuncio a uno stipendio sicuro per mettermi a fare il cantante metal? Boh.”

“Meno male che a quel punto nella mia testa è subentrata l’India. E di conseguenza la spiritualità.”

E pure un bel po’ di tatuaggi colorati, direi.
Esatto. Uscito dal labirinto, ecco un bel Ganesh tatuato su di me atto a simboleggiare la forza interiore. Con tanto di topo sotto di esso (alias le lusinghe dell’ego) verso cui lo stesso Ganesh/elefante ovviamente non cede.

Poi noto che hai anche un Krishna accompagnato da un pavone. Come mai?
Beh, Krishna è la divinità della voce: credo che ci sia poco da aggiungere in questo caso. (sorride)

Extrema, foto di Annalisa Russo
Extrema, foto di Annalisa Russo

Tu fallo comunque.
Guardando nella sua bocca, la madre dello stesso Krishna trova l’intero universo, la comunicazione globale e di conseguenza il canto universale. D’altronde, chi bene e chi male, tutti cantiamo a questo mondo…

Tatuaggi impegnativi anche sui tuoi polpacci. Ti va di parlarmene?
Sì, sul sinistro ho una testa di gorgone che sottintende il mio rapporto contrastato con l’universo femminile, anche se da qualche tempo ho trovato la mia anima gemella. Sul destro, invece, ho due dragoni messi nella posizione di “yin” e “yang”, ovvero gli opposti che si attraggono. Fondendosi tra di loro questi draghi reggono il quinto chakra che è, per l’appunto, quello della voce. Non contento di tutta questa simbologia ci ho fatto aggiungere anche una frase di Carl Gustav Jung a cui tengo molto:

“Chi guarda fuori sogna, chi guarda dentro si sveglia”. Ebbene sì, è esattamente questa la mia filosofia di vita.

Chi si è occupato di tutto questo colore?
Der Prinz (al secolo Cristian Gaudioli Ruaro, NDR) del “Freak Show Paradise tattoo” di Milano. Già che ci sono gli mando un caloroso abbraccio tramite Tattoo Life!

Schiena non hai niente?
Ho così tanti nei che ci potrei unire i puntini e vedere cosa ne viene fuori! (ride) Scherzi a parte, in futuro mi piacerebbe farmi tatuare una coscia. La schiena, per ragioni mediche, preferirei lasciarla intonsa.

Peccato. Un full back piece dedicato alla copertina di “Headbanging Forever” ci sarebbe stato bene da quelle parti.
Quell’opera di Gustavo Sazes (l’illustratore tra gli altri di Machine Head, Morbid Angel e Arch Enemy, NDR) mi ispira molto: è horror, è dark, è metal, è semplicemente geniale! Quel teschio che si “scapoccia” con delle lame acuminate al posto dei capelli è una immagine semplice ma anche dannatamente efficace.

Extrema, foto di Annalisa Russo
Extrema, foto di Annalisa Russo

Mettiamo che un fan pazzo degli Extrema decida un bel giorno di tatuarsi un ritratto di Tiziano Spigno: tu, a quel punto, come reagiresti?
Posso essere sincero? Tra la mia brutta faccia e una mia lirica preferirei di gran lunga quest’ultima opzione.

Cosa suggeriresti in tal caso?
C’è una breve frase nel nostro nuovo singolo “For The Loved and The Lost” dedicato a tutti gli eroi della musica hard & heavy che ci hanno abbandonato col passare degli anni: Lemmy, Dimebag Darrell, Bon Scott ecc. E quella lirica, per la cronaca, recita: “If you get the money, I get time!”. Bella, no?

Molto bella. “Se tu hai i soldi, io possiedo il tempo”…
Poco da aggiungere anche qui. Tu potrai pure accumulare ricchezze su ricchezze, stressandoti, mentre io me la godo e faccio solo quello che mi piace. Compreso tatuarmi.

Extrema, Headbanging Forever copertina album