Studi accademici alle spalle e ora una carriera divisa tra Padova (“Sartoria dell’Inchiostro”), Vicenza (“Goodfellas Tattoo”) e Gran Canaria: eccovi Erika e la sua storia…

Partiamo dalla tua carta d’identità: Murh è il tuo vero cognome?
No, deriva da Muraro, che è il mio vero cognome. Un giorno riflettevo su un eventuale nome d’arte e Muraro non lo trovavo per niente adatto. Però allo stesso tempo non volevo cascare su nomi di fantasia o eccentrici. Volevo un qualcosa che mi appartenesse, quindi sono arrivata alla conclusione che abbreviare il mio cognome fosse la soluzione più adatta. Ho aggiunto una “H” per dargli un tocco di eleganza e internazionalità.

Erika Murh
Erika Murh

Mi sembri molto giovane: quando hai capito nella vita che ti sarebbe piaciuto fare un lavoro, fino a qualche anno fa ancora prevalentemente maschile, come quello della tattoo artist?
Sono arrivata alla tattoo art un po’ per caso. Ho sempre avuto una certa attitudine per il disegno restando consapevole di voler dare una valenza pratica a questa dote, ragion per cui ho iniziato a crederci fin dalle scuole superiori. Prima buttandomi nel campo dell’oreficeria artistica, poi approcciando il mondo della scenografia teatrale e specializzandomi nella pittura di scena…

La macchinetta ad aghi quando è arrivata?
In prossimità della laurea. Un po’ per caso, un po’ per sfida con me stessa mi sono avvicinata ai tatuaggi e mi si è come aperto un mondo. Il fatto che sia stato un ambiente, fino a qualche anno fa, prevalentemente maschile non ha mai rappresentato un limite per me. Anzi, io l’ho visto come uno stimolo…

anche perché mia madre mi ha cresciuta con il concetto che essere donna non è affatto uno svantaggio in nessun ambiente lavorativo o ambito della vita.

Erika Murh, Padova, Vicenaza, Gran Canaria
Erika Murh, Padova, Vicenaza, Gran Canaria

Perché il Realistico? Immagino che all’Accademia di Belle Arti di Venezia disegnare volti e corpi fosse il tuo forte…
In Accademia disegnavo parecchio, ma non è stato questo a determinare la mia scelta verso il Realistico. Il fatto è che quello era (ed è) lo stile che più apparteneva così come mi appartiene tuttora. Gli studi accademici, a loro volta, mi sono serviti non poco a darmi la base artista da cui attingo ogni volta che tatuo.

Erika Murh, Padova, Vicenaza, Gran Canaria
Erika Murh, Padova, Vicenaza, Gran Canaria

Ci sono altri stili che stai studiando per poterli abbinare un giorno al Realistico? Oppure pensi che un artista debba avere una sua precisa cifra stilistica e migliorare solo quella?
No. Attualmente sto cercando di perfezionarmi e migliorarmi esclusivamente nel Realistico.
Ritengo che una artista debba mirare alla ricerca e alla crescita costante, in maniera indipendente. Quindi, se un giorno mi sentirò di aver dato tutto nel mio campo, non escludo di andare verso la fusione con altri stili.

Erika Murh, Padova, Vicenaza, Gran Canaria
Erika Murh, Padova, Vicenaza, Gran Canaria

Noto che hai una certa predisposizione nei confronti dei leoni in qualità di soggetti dei tuoi tattoo. Come mai?
Beh, il leone www.tattoolife.com/lion-tattoos-brave-symbology-centuries/ è un soggetto davvero richiesto nel mondo della tattoo art per via dei molti significati che rappresenta nella testa delle persone. Ecco perché mi trovo a tatuarlo spesso. A parte questo, e nonostante sia un disegno sempre stimolante da realizzare, non ti nego che preferirei spaziare di più nel vasto mondo degli animali.

Venezia rientra sovente nei tuoi soggetti femminili, vero? Parlo dei volti celati dalla maschere. Volti decisamente erotici, se mi passi il termine…
Sicuramente sento molto l’influenza di Venezia sia per la vicinanza geografica che per gli anni di studio all’Accademia di Belle Arti. La cosa più importante per me è che un volto rappresenti o trasmetta sempre qualcosa a chi lo osserva. E quelli di donne mascherate o parzialmente visibili, che rimandano a qualcosa di sacro/esoterico, direi che mi affascinano molto.

Erika Murh, Padova, Vicenaza, Gran Canaria
Erika Murh, Padova, Vicenaza, Gran Canaria

Qual è la tua situazione ottimale per lavorare? Silenzio, ambiente caotico di una convention oppure accompagnata dalla tua musica preferita?
La mia condizione di lavoro ottimale è avere della musica di qualsiasi genere! Non ho preferenze, ascolto davvero di tutto. Va bene anche la confusione della convention o sentire della gente intorno a me che chiacchera a voce alta. L’importante è non essere circondata dal silenzio: quello non mi aiuta proprio a stare concentrata.

Seguite Erika su Instagram: @erikamurh