Vincenzo Scuruchi è uno scultore autodidatta. Nato in Calabria, oggi vive a Roma. Questo originalissimo artista ha la capacità di creare delle strabilianti sculture sfruttando la tecnica dell’intaglio su frutta.

Vincenzo Scuruchi
Vincenzo Scuruchi

Mettere un avocado, un’anguria, una radice di zenzero o persino una zucca nelle sapienti mani di Vincenzo, significa poter assistere al suo magico spettacolo di arte creativa; potrete così osservare con i vostri occhi come utilizzando un semplice strumento da incisione lui riesca a trasformare una banana in una testa di serpente, una mela in un effetto ottico speciale o un semplice uovo in un’ipnotizzante opera d’arte.

Avocado Puzzle by Vincenzo Scuruchi
Avocado Puzzle by Vincenzo Scuruchi

“Adoro scavare in profondità. Osservo un frutto e mentre lo sto guardando, basandomi sull’emozione che ho bisogno di esprimere in quel momento, a un certo punto provo a farlo apparire visivamente, e poi lo lascio andare. Il processo è veloce, non posso disegnarci sopra o perdere troppo tempo a pensarci, sono molto istintivo, con frutta e verdura hai poco tempo da contemplare. A volte poi mangio le incisioni se voglio trattenere l’emozione e altre volte le faccio morire.”

Ciao Vincenzo, sono felice di averti con noi sul pianeta Tattoo Life e di avere la possibilità di mostrare al nostro pubblico le tue innovative creazioni…
Ciao a te Claudia e a tutti i lettori di Tattoo Life.

Allora Vincenzo, per iniziare vorresti raccontarci quali sono le origini dell’intaglio su frutta?
 Esiste una storia su questa pratica?
Le origini dell’intaglio sono antichissime e risalgono al 1360 circa, durante la dinastia di Sukhothai. Quando la consorte di sua Maestà il Re Phra Ruang creò un trionfo di frutta e verdura intagliata in occasione del festival del Loy Kratong  al Re piacque tanto e ordinò che da quel giorno tutte le donne nella Corte Reale dovessero imparare a intagliare frutta e verdure. Inizialmente solo pochi potevano praticare quest’arte, e solo nel 1939 questa disciplina fu introdotta nel programma scolastico delle scuole.  Ancora oggi è considerato uno dei dieci mestieri più antichi  della Thailandia.

Apple Puzzle by Vincenzo Scuruchi
Apple Puzzle by Vincenzo Scuruchi

Ovviamente adesso tutti noi vorremmo sapere: come è avvenuta da parte tua la scoperta di questa scultura organica? E quando hai iniziato a tua volta a sperimentarla?
Nel 2014 mi sono avvicinato alla scultura, è stata una coincidenza, lavoravo in un liceo Artistico e nel laboratorio di discipline plastiche ero sempre a contatto con le creazioni dei ragazzi, essendo io un curioso ho dovuto provare. Piccola premessa, l’intaglio è molto tecnico e si usa un solo coltellino chiamato stiletto, la scultura invece è molto diversa dall’intaglio e gli strumenti che utilizzo sono diversi in base al frutto che andrò a scolpire.

La scelta del vegetale e dei frutti è stata istintiva. Il cibo è molto rappresentato nell’arte, io ho semplicemente scelto di utilizzarlo come supporto e quindi di scolpirlo.

Inoltre i frutti hanno diverse rappresentazioni simboliche: la mela per esempio rappresenta il frutto proibito del paradiso terrestre, la perfezione nella sua rotondità, New York, e poi Newton venne colpito in testa da una mela, e questo gli diede l’illuminazione.

Le tue opere sono incredibilmente dettagliate, quanto tempo impieghi di solito per crearne una?
I tempi sono brevi, considera che per alcuni frutti il processo di ossidazione è velocissimo, nel caso della banana devo essere molto veloce per riuscire a realizzare quello che ho in testa. Inoltre è impossibile disegnare sopra un frutto e questo rende ancora più difficile e affascinante il lavoro. È una sfida costante con me stesso e con il frutto che devo scolpire.

Quanto tempo dedichi quotidianamente alla scultura?
Non scolpisco tutti i giorni, anche se mi piacerebbe farlo. Solitamente lo faccio quando sento di dover rappresentare o materializzare un’emozione. Per me la scultura è terapeutica, se scolpisco quando vivo un’emozione positiva mangio il frutto che ho scolpito, diversamente se scolpisco in un momento in cui vivo delle emozioni negative, in questo caso l’idea di rappresentare l’emozione materializzandola per poi vederla decomporre, mi dà l’illusione che quell’emozione mi possa abbandonare. Come ti dicevo non scolpisco tutti i giorni, quando scolpisci un frutto devi dedicarti solo a quello non puoi iniziare e finire successivamente, quindi quando scolpisco posso passare anche 6/7 ore senza staccare le mani dal frutto che sto scolpendo.

Artwork by Vincenzo Scuruchi
Artwork by Vincenzo Scuruchi

Cosa accade alle tue opere una volta finite ed esposte? Dove e come le conservi? Una volta mi hai addirittura raccontato che ti capita di filmare il processo di decomposizione, come vivi questa macabra e affascinante contemplazione? Come ti senti mentre il tuo lavoro subisce la metamorfosi dell’inesorabile intervento di Madre Natura? È forse un po’ come se lei si riprendesse indietro ciò che le appartiene?
Difficilmente riesco a conservarli e credo che se avessi voluto scolpire qualcosa che vive nel tempo avrei scelto un altro materiale. La mia è una scultura che ha una sua vita, alcune volte molto breve, è una scultura che vive il presente.

Tuttavia ho però conservato dei lavori in modo completamente naturale, ho una scultura di una zucchina conservata in un barattolo, ho disidratato degli avocado scolpiti e ho filmato per 12 giorni la decomposizione di una zucca e ti devo dire che è qualcosa di affascinante e spaventoso allo stesso tempo. È un costante processo di elaborazione dell’abbandono: mentre crei sai già che ti lascerà. Credo sia alla base del ciclo della vita.

Che tipo di mercato si è sviluppato intorno alle tue opere? È possibile acquistarle?
Non mi piace venderle, ma ho avuto molte richieste di collaborazioni per stampare o vendere il processo attraverso il quale eseguo la scultura. Diciamo che è il mercato che si è adattato alle mie opere e non il contrario.

Pumpkin Frankenstein by Vincenzo Scuruchi
Pumpkin Frankenstein by Vincenzo Scuruchi

Qual è il pezzo a cui sei più affezionato? E perché?
Mi affeziono poco alle mie opere, perché essendo frutti e vegetali so che mi abbandoneranno, di conseguenza sarebbe più dolorosa la separazione. Detto questo però sicuramente ci sono opere che mi hanno dato maggiori soddisfazioni. Senz’altro la prima, perché ho capito che riuscivo a scolpire e quindi passare dall’idea alla realizzazione. Poi la prima realizzata per la Disney, ma anche il gufo creato per la trasmissione TV tedesca ProSieben dal titolo “Galileo”. Diciamo che ogni opera è legata a un ricordo.

Quali sono le tue passioni, interessi e hobby? Dove trovi l’ispirazione quando inizi a creare un’immagine sulla materia?
Il cinema è sicuramente la mia più grande passione. La creazione per me è viscerale, alcune volte anche provocatoria, spesso è ossessione. Molti artisti sono ossessionati da qualcosa, chi dalla guerra chi dal capitalismo, chi dalla morte, chi dalla perfezione.

Come ti senti in quel particolare momento in cui realizzi di avere il potere di possedere la materia e di poterla plasmare a tuo piacimento?
Premetto che sono uno psicologo e un artista autodidatta. Credo che esista un legame profondo tra psicologia e scultura: entrambe sono discipline che utilizzano tecniche estrattive. Questo solo per dire che avere una struttura personale ti permette di vivere l’atto creativo come la realizzazione e l’espressione di un’emozione. Il gioco è un’esperienza creativa e la capacità di giocare in maniera creativa ci permette di esprimere la nostra personalità. Quindi, tornando alla tua domanda, quando creo sto giocando e nel gioco esprimo me stesso e questo mi rende felice.

Quindi al di là della piega artistica che ha preso la tua vita, quanto la tua preparazione in psicologia incide sulla sfera creativa ed emozionale?
Molto. Credo proprio che siano interconnesse. Lo scultore nel vivere le proprie emozioni le trasferisce nella materia: “materializza l’emozione”. La psicologia scava nell’inconscio personale cercando di far emergere una reale consapevolezza di sé sommersa, pietrificata, sepolta da traumi e situazioni difficili.

Germogli by Vincenzo Scuruchi
Germogli by Vincenzo Scuruchi

Osservando alcune delle tue opere immediatamente mi sono saltati agli occhi alcuni riferimenti al mondo del tatuaggio, non so se voluti o casuali, ma specialmente nello stile ornamentale e decorativo, e anche per il modo in cui a volte crei le immagini lavorando sulla pelle, se così posso dire, di alcuni frutti, mi sono venuti in mente alcuni tatuatori noti in questa specialità.
Non mi sono mai ispirato a un famoso tatuatore, amo i tatuaggi come espressione artistica e molte volte rimango sbalordito di fronte a certe creazioni. Sicuramente nei miei lavori posso esser stato influenzato dal tatuaggio, ma non vorrei ovviamente offendere nessuno nel dire che ho “tecnicamente” tatuato alcuni frutti. Se inserisci un ago in un seme di avocado per effetto dell’ossidazione si creerà un puntino nero, lo stesso effetto del tatuaggio, con la differenza che non uso il colore, ma crea tutto l’ossidazione.

Quando hai iniziato ad autopromuoverti sui social network? Personalmente ho scoperto la tua arte proprio inciampando casualmente su uno dei tuoi contenuti, presenti su una famosa piattaforma social. Quando sono arrivati gli strepitosi risultati e il grande successo che tuttora stai vivendo?
I social sono fondamentali, per quanto mi riguarda, li considero una vetrina sul mondo, più la vetrina è grande e luminosa, posizionata in un punto strategico, e più possibilità hai di far vedere quello che c’è all’interno. Quando ho iniziato a usare i social non mi aspettavo il successo ottenuto! La cosa straordinaria è che i miei contenuti vengono condivisi e generano molte visualizzazioni. Credo che tutto quello che è fuori dagli schemi dalla nostra immaginazione ci colpisca e le persone tendono, grazie alla condivisione, a esser parte attiva di questo processo. È come se condividendo un contenuto dicessero all’amico “Hey, guarda cos’ho scoperto!”

L'urlo by Vincenzo Scuruchi
L’urlo by Vincenzo Scuruchi

La penso esattamente come te, infatti i tuoi contenuti sono davvero ipnotizzanti, non c’è modo di staccare lo sguardo da uno dei tuoi video una volta che hai iniziato a guardarli, ed effettivamente sul web diventano subito virali. Ti occupi personalmente dei tuoi contenuti? Sei un autodidatta anche in quello?
Sì, realizzo i miei contenuti da solo. Questo è molto interessante per me dal punto di vista della creazione, anche in questo sono autodidatta. Mi diverte molto gestire un progetto, dall’idea iniziale alla realizzazione finale.

Nella tua carriera sei arrivato a collaborare con Disney e National Geographic, oltre ad aver collezionato altri prestigiosi contributi. Vuoi parlarcene? Inoltre quale è stata tra tutte la tua soddisfazione più grande in campo artistico/lavorativo?
Esser notati dalla Disney è stato per me assolutamente straordinario. Per loro ho creato due contenuti per l’uscita del DVD del Film “Il Re Leone e Maleficient”. Il contenuto creato per “Il Re Leone” è diventato virale sui social. Ho lavorato molto bene per questi progetti. Inizialmente mi era stato commissionato solo un lavoro e successivamente è arrivato anche il secondo. Essere riconfermati da chi ha fatto sognare i bambini di tutto il mondo è fantastico per me. Diversamente, la National Geographic mi ha contattato perché ero stato notato, assieme ad altri due artisti, e volevano fare un articolo che parlasse di noi. Ho inoltre lavorato per altre importantissime aziende: Cartoon Network, Chipotle e per Instagram ho creato un contenuto che ha superato i 26 milioni di visualizzazioni. È uno dei contenuti più visti nell’account ufficiale di Instagram.

Ci sono degli obbiettivi in particolare che vorresti raggiungere in campo artistico?
Non nego che mi piacerebbe esporre in un importante museo, anche se per farlo dovrei utilizzare un supporto differente da quelli che utilizzo. Ma ho delle idee e spero di riuscire a realizzarle.

C’è qualche altro percorso artistico che hai affiancato a quello della scultura nella tua vita?
Premetto che sono una persona molto curiosa. Ho sperimentato molte cose nella mia vita, tra cui la recitazione. Ho lavorato in diverse produzioni, ma questo è un capitolo diverso da quello che si è aperto oggi.

Se ti dicessero che potresti avere la possibilità di donare una delle tue opere a qualche personaggio famoso, del presente o del passato, a chi faresti questo prezioso omaggio? E qual è l’opera che doneresti?
Questa è la domanda più difficile (ride). Mi piacerebbe sicuramente donare a Banksy un mio lavoro, ma ovviamente non sapendo chi sia sarà impossibile farlo. Amo molto il suo modo di comunicare attraverso disegni semplici concetti estremamente complessi. Poi donerei una mia Banana a Maurizio Cattelan – anche lui un artista visionario.

Grazie Vincenzo per questa interessante chiacchierata e per esserti fatto conoscere un po’ meglio. Ti auguro il meglio per la tua carriera!
Grazie a te Claudia, e a tutti i lettori di Tattoo Life.

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