Carlotta Vagnoli, quel sano dolore del tatuarsi

La “sex columnist” fiorentina ci svela il significato del suo inchiostro. E usa frasi intelligenti sulla naturalezza del fisico: «Più tatuaggi hai, meno nuda ti senti»

Sulla sua pagina Facebook si presenta come “sex columnist” presso Playboy, “cheerleader” per Stai Zitta (una pungente rivista on line) ed addirittura ‘iron lady” per Duskmann (un movimento – si legge – a cavallo tra arte e design).

Ultimamente la abbiamo anche vista recitare in un videoclip smaccatamente indie (‘Bill Murray’ de I Giocattoli) che trovate a margine di questa intervista; e poi – diamine! – è pure decisamente tatuata…

Direi che basta ed avanza per conoscerla meglio. Signore e signori, è il momento di saperne di più su Carlotta Vagnoli, trentenne sex blogger fiorentina che non le manda di certo a dire.

Carlotta Vagnoli
Carlotta Vagnoli

Carlotta e la passione per la tattoo art. Come inizia un bel giorno la storia?
In maniera controversa visto che io, da ragazza, detestavo i tatuaggi… (sorride)

Cominciamo bene.
Sai, avendo sempre avuto la pelle molto chiara, non vedevo di buon occhio alcun colore su di me. Poi una volta, attorno ai vent’anni, sono entrata assieme ad una mia amica in un tattoo shop milanese dalle parti di Largo Marinai d’Italia. Lei si è immediatamente tatuata la scritta ‘Rebirth’. Io un sobrio e delicato ‘Love is suicide’ sul polso sinistro.

E lì è scattata la molla?
Esatto. Ho capito come il mio fosse solo un banale pregiudizio. Tant’è che, nel giro di poco tempo, ho aggiunto due pezzi Old School colorati sul braccio. Il resto è praticamente venuto da sé.

Carlotta Vagnoli
Carlotta Vagnoli

La totalità dei tuoi tatuaggi è legata al Traditional. Scegli i tuoi pezzi in base alle loro qualità estetiche oppure dai ad ognuno di essi un significato ben preciso?
All’inizio andavo anch’io in cerca del cosiddetto “significato profondo”; poi, col passare del tempo, mi sono affezionata al tratto di alcuni specifici tatuatori e ho preferito dar loro carta bianca per quel che riguardava la creazione definitiva. Se amo un artista, d’altronde, voglio la sua firma addosso. Il suo stile. A me basta lanciare uno spunto. Al resto, poi, pensano loro: i tattoo artist.

Quest’anno compirai tuoi primi 31 anni. Cosa ti ha insegnato finora la filosofia del tatuaggio?
Ad avere pazienza. A prendermi i miei ritmi. A badare a me stessa, specialmente quando sanguino sotto l’ago e vorrei mollare tutto di punto in bianco. In pratica mi concentro sul problema e semplicemente respiro. Anche quando sento che il dolore, quello più sordo e martellante, mi serra la gola.

“No pain, no gain”, dicono gli americani…
Niente di più vero. Uno dei motivi per cui mi tatuo è la scoperta della resistenza al dolore fisico e alla sopportazione in generale. Quella che io chiamo la “propedeutica alla pazienza” mentre mia mamma parla più prosaicamente di “propedeutica alla deficienza”! (ride) Focalizzare l’attenzione sull’ago, ad esempio, mi aiuta nella sopportazione stessa del dolore. Il mio tatuatore prediletto, Rodrigo Garcia Delgadillo del ‘Roots Tattoo Shop’ di Milano, dice che sono montata al contrario: sulle ossa vado che è una passeggiata mentre sulla carne morbida meno.

Per rincarare la dose tu sei tatuata in luoghi “delicati” come pancia, costole, ginocchio e palmo della mano. Come la mettiamo?
Beh, il palmo è stata una pena incredibile, ma sono riuscita a superarla ridendo e scherzando. Il dramma, al massimo, sono state le due ore successive in cui credevo mi esplodesse la mano! (risate) La pancia e lo sterno sono stati invece la mia prova più dura e soddisfacente. Il ginocchio, per assurdo, non mi ha dato alcun problema durante e dopo l’esecuzione. Nonostante fosse il giorno più caldo dell’anno e sudassi come se avessero aperto dei rubinetti sopra di me…

Carlotta Vagnoli
Carlotta Vagnoli

Hai un tatuaggio di cui malauguratamente ti penti?
Assolutamente no. Passata da un pezzo la tarda adolescenza, non prendo più il corpo in maniera così seriosa. Credo che ogni fase, ogni errore, ogni risata di troppo, possa rimanere sulla pelle senza necessariamente far male. Al massimo ti resta un monito e questo, in definitiva, lo vedo come un aspetto positivo. D’altronde nella vita mutiamo, invecchiamo e sbiadiamo.

Non prendiamo come eterno qualcosa che, nel caso del nostro corpo, non lo sarà mai.

Sbaglio o hai un compasso tatuato sulla pancia?
Sì, mi piacciono le iconografie e le simbologie in generale. Nel caso di quel compasso (simbolo maschile per antonomasia) con le candele (la luce dell’intelletto) è sottinteso un mondo spirituale e creativo. Messo per giunta nel punto del corpo femminile dove tutto si crea, ovvero il centro del ventre. Alla materia, in pratica, si connette la mente. E comunque no, spiacente di deluderti, ma non sono iscritta a nessuna loggia massonica! (ride)

Sulla tua pagina Instagram sfoggi spesso il tuo corpo poco vestito e, di conseguenza, i tuoi svariati tattoo.
Non posso di certo negarlo.

Carlotta Vagnoli
Carlotta Vagnoli

Trattandosi di web, alias un bar virtuale, c’è chi parlerà di vanità e chi di sdrammatizzazione del potere femminile. Chi di gioco della seduzione e chi di gioco e basta, senza troppe pretese. Tu da che parte stai?
In tutta onestà non mi pongo più problemi su cosa pensi la gente di me: è tutta una perdita di tempo ed energie! (sbuffa) Io vivo la cosa in modo parecchio naturale: se un giorno mi sento particolarmente carina o in forma, mi fotografo. Tutto qui. A maggior ragione non mi sento nuda, con tutta questa impalcatura di disegni che mi ricopre. Anzi, posso aggiungere una cosa fondamentale visto che siamo in tema?

Prego.
Il potere della donna non deve mai e poi mai dipendere dalla quantità di carne che quest’ultima decide di esporre al mondo. Bisogna emarginare chi la pensa così dato che questi sono i primi fondamenti della misoginia. Paradossalmente le prime a pensare che una ragazza perda valore se si sveste, sono proprio le altre donne! Si tratta purtroppo di un vecchio retaggio e di una pochezza culturale dalla quale ci stiamo fortunatamente liberando. Anche grazie al potere comunicativo di internet e ad una sempre maggiore istruzione.

Ultima domanda: per una “sex columnist” di Playboy sesso e tatuaggi, nel 2018, vanno di pari passo nell’immaginario collettivo (maschile o femminile che sia)?
C’è di certo una correlazione e non mi sembra esattamente una novità. Credo che questo binomio risalga ad un immaginario di sfrontatezza legato al passato che stiamo, pian piano, superando. Vedo anche meno frastuono mediatico legato alle SuicideGirls, ragazze che facevano scalpore una quindicina di anni fa. E che adesso sono rientrate in un’ottica di belle ragazze a prescindere dai tatuaggi che sfoggiano sulla propria pelle.

Instagram: @carlottavagnoli