Il 15 aprile esce “Sopravvivere agli Amanti” dei John Qualcosa, alias Raffaele D’Abrusco e AmbraMarie. Proprio con lei abbiamo discusso di tatuaggi a 360°…

AmbraMarie
AmbraMarie

AmbraMarie, partiamo subito con le nostre molteplici domande: quando ti sei tatuata per la prima volta in assoluto?
Attorno ai sedici/diciassette anni, testimone mia mamma che quel giorno si fece tatuare assieme a me. Sai, fin dall’inizio ho scelto solo dei tattoo dal significato ben preciso e in quel caso, lei ed io, optammo per una frase tratta da “Anastasia”, il film d’animazione della Disney. Il lettering recitava “È il ricordo di sempre quando viene dicembre” e entrambi ce lo facemmo sul piede. Devo dire che fu molto, molto doloroso… (sorride)

In una ipotetica classifica del dolore, al primo posto mettiamo proprio quel lettering o i due occhi che ti sei tatuata su entrambi i palmi delle tue mani?
Il lettering Disney senza alcun dubbio! Quel paio d’occhi risalgono ad un periodo davvero caotico della mia vita – ricordo che a quei tempi mi trasferii pure per due mesi interi New York – ma almeno quel tattoo non mi fece granché male da un punto di vista fisico. Niente di paragonabile alla frase dedicata agli AC/DC (“It’s a long way to the top if you wanna rock ‘n’ roll”, verso iconico di Bon Scott. NDR) che ho sul fianco, ma anche in quel caso si trattò di un tattoo imprescindibile.

Sai, ho una band e cerco di fare musica rock, in Italia, fin dai miei anni giovanili; e quella sì che è una strada decisamente in salita!

AmbraMarie
AmbraMarie

Tatuaggi riferibili agli Skunk Anansie ne possiedi? So che, senza un disco come ‘Post Orgasmic Chill’ dello stesso gruppo inglese, forse oggi la tua vita sarebbe diversa…
Sono piena di tributi musicali sulla mia pelle, ma Skin e soci effettivamente latitano. Sarà che loro sono stati importanti, importantissimi, ma quando è venuto il momento di imprimere qualcosa su di me ero già entrata in una fase di ascolti decisamente più introspettivi: i Radiohead, Damien Rice, il sempiterno Jim Morrison .

AmbraMarie
AmbraMarie

E il nostro caro, indimenticabile Lucio Dalla… Vero?
Sì, di Lucio ho un verso tatuato vicino al cuore che recita: “Conosco un posto nel mio cuore dove tira sempre il vento” (tratto da “Cara”, uno dei capolavori dell’album “Dalla” del 1980. NDR). Me lo feci tatuare dopo la sua scomparsa, sempre durante quei famosi mesi trascorsi America, lontana ed isolata dall’Italia.

AmbraMarie
AmbraMarie

Nel tentativo di provare a chiudere il cerchio sui tuoi lettering, il più vistoso è sicuramente quello dedicato ai Radiohead visto che hai il testo (integrale!) di “All I Need” tatuato sulla tua schiena.
Esatto. Ma sai proprio tutto eh! (ridacchia)

E comunque stiamo parlando di un brano di culto, non certo paragonabile a successi più mainstream quali “Creep” o “Karma Police”. Come mai proprio questa scelta?
Perché adoro alla follia i Radiohead! Sai, oltre ad essere la mia band preferita, sono anche il primo gruppo che ho sentito realmente “mio” da quando sono nata. Qualcosa a cui potevo appartenere nella mia solitudine dato che tutto il mio giro di amici ascoltava cose più hard rock tipo Guns ‘N Roses .

AmbraMarie
AmbraMarie

Invece tu…
Ecco, io quell’epifania l’ho avuta ascoltando proprio “In Rainbows” (l’album dove è contenuta la stessa “All I Need”. NDR) e riscoprendo a ritroso tutta la loro discografia.

Quel tattoo è un po’ il tributo definitivo alla mia malinconia permanente e alla mia visione “leopardiana” dell’esistenza.

Lo possiamo definire anche il tatuaggio più importante di tutta la tua collezione cutanea?
No, quello rimane un cuore che ho sempre sulla schiena; tipo di quelli che si incidono nella corteccia degli alberi, hai presente? Al suo interno c’è il nome di mia madre, “Mary”, perché lei è davvero la persona più importante della mia vita.

Me lo sono fatto il giorno del mio compleanno, ma quel tattoo in realtà era un regalo per lei, non per me.

John Qualcosa
John Qualcosa

Lettering, nomi propri, testi di canzoni, citazioni varie ecc.: deduco che tu, a livello di tattoo art, debba essere il più esplicita possibile. Magari per non correre il rischio di passare per ermetica…
Può essere. E comunque ho sempre amato, oltre ai testi poetici, anche le parole nel senso più figurato del termine, ovvero segni grafici tracciati su carta. Ho una fissa per le calligrafie, comprese quelle meno comprensibili. Pensa che uno dei miei tatuaggi più particolari è una frase di Niccolò Fabi – “Amare è un verbo transitivo, deve transitare” (tratta da “Parti di me”, un brano del 2009 del cantautore romano. NDR) – scritta da lui medesimo!

Nel senso che sono andata dal tatuatore con un fogliettino in mano dove Niccolò aveva, appunto, redatto di suo pugno quelle bellissime parole…

AmbraMarie
AmbraMarie

A proposito, da chi ti tatui abitualmente?
Dei lettering se ne occupa Corrado Dogadi Bratti che tatua a Osio Sotto (Bergamo) presso “Starci Associazione”; e deve dire che con lui, ogni volta, ho degli scontri artistici molto creativi! (ride) Il portrait di Jim Morrison all’interno del mio braccio sinistro, invece, l’ha realizzato Mattia Faggiano del “Hold Fast Tattoo Studio” di Finale Ligure. Poi ho altri pezzi fatti in giro per il mondo: uno lungo il cammino di Santiago di Compostela, almeno tre a New York, il simbolo della pace fatto in uno shop di Woodstock, un altro a Montauk…

AmbraMarie
AmbraMarie

Perché a Montauk?
Perché in quella località, sull’isola di Long Island, finisce letteralmente l’America. E poi da grande fan del film “Se Mi Lasci Ti Cancello” (“Eternal Sunshine of the Spotless Mind” in originale. NDR) non potevo non farmi fare, proprio nell’unico tattoo shop di quel luogo incredibile e alla fine del mondo, un lettering recitante “Meet me in Mountak”. I cultori di quella strepitosa pellicola avranno già capito tutto e sapranno sicuramente di cosa sto parlando…

John Qualcosa
John Qualcosa

Anche il tuo nuovo album (realizzato col tuo partner nella vita, oltreché bassista, Raffaele D’Abrusco) è di chiara ispirazione cinematografica, vero?
Sì, il tema filosofico del disco ci è stato suggerito da un film come “Only Lovers Left Alive” di Jim Jarmusch, ma anche dallo stesso “Eternal Sunshine of the Spotless Mind” di Michel Gondry. Sai, la band esiste da tanto, fin dal 2011, ma solo ora abbiamo trovato il modo di mettere su disco il nostro cantautorato noir.

Un songwriting un po’ alla Beirut, fatto di echi di world music, ma anche d’introspezione tra chitarre acustiche, pianoforti, violini e synth.

E il nome del gruppo, quantomeno ironico, da dove deriva?
Vuoi sapere la vera storia? Era il 2011 e mi trovavo in furgone con la mia band di ritorno da un concerto. Ad un certo punto passa una canzone per radio, davvero malinconica, e io mi fermo rapita ad ascoltarla. Alla domanda successiva “Hey, chi era quello?”, io rispondo: “Sì, lo conosco, è bravissimo: si chiama John qualcosa…”. In realtà era Josh e non John! (ride) Josh Ritter, per la cronaca, ma ormai il danno era fatto. Arrivati a casa, quella stessa notte, Raffaele ed io scrivemmo la nostra prima canzone – “Questioni irrisolte” – e decidemmo di chiamarci John Qualcosa.

AmbraMarie
AmbraMarie

Sento una grande emozione nella tua voce. Come se stessi ancora continuando a descrivermi i tuoi tattoo…
Il fatto è che questo disco, “Sopravvivere agli Amanti”, è il più importante della mia carriera. Il più intenso. E pensa che non riporta neanche il nome AmbraMarie in copertina! (risate)