L’autrice de ‘Il Tatuatore’ ci svela i segreti del suo romanzo sospeso tra brividi, inchiostro e crime-story. Una macabra vicenda ambientata in quel di Brighton…

Se quest’estate vi andrà di leggere un solo e imprescindibile libro (“compagno di lettura” da portarvi in montagna o sotto l’ombrellone), puntate decisi su ‘Il Tatuatore’ di Alison Belsham da poco uscito per Newton Compton.

Il perché ce lo facciamo spiegare direttamente dalla sua stessa autrice in quest’esauriente intervista dove ne scoprirete delle belle su inchiostro color sangue, psicopatici ossessionati dalla pelle altrui e delicati equilibri psicologici/polizieschi.

Oltre, magari, a invaghirvi della penna di una nuova regina del terrore appena giunta sulla scena. La parola passa subito alla signora (del giallo) Belsham. Tatuata a sua volta.

Allison Belsham photo by Orion Books
Allison Belsham photo by Orion Books

Perché hai scelto il mondo del tatuaggio come ambientazione per il tuo romanzo di debutto?
Per via di una mia esperienza personale. Ho desiderato a lungo un tattoo ed è stato davvero eccitante quando si è trattato di fare il passo decisivo. La notte dopo la mia prima visita in uno shop ero sdraiata a letto e pensavo: «Ora anch’io ho il mio tatuaggio e nessuno potrà portarmelo via». Però…

C’è un seguito?
Beh, un minuto dopo avevo già cambiato idea! Mi sono chiesta: «Hey, che cosa succederebbe se qualcuno strappasse quel tattoo amputandolo dalla mia pelle?». In quel momento esatto nacque l’idea primitiva de ‘Il Tatuatore’. Sai, mi sembrava una prospettiva oltremodo terrificante che qualcuno potesse asportare con un bisturi i tatuaggi direttamente dal corpo delle sue vittime. E sapevo già con certezza che ne sarebbe nato un thriller ad alta tensione…

Il titolo italiano del tuo romanzo è ‘Il Tatuatore’ mentre l’originale recita ‘The Tattoo Thief’, ovvero “il ladro di tatuaggi”. In pratica, nella versione italiana, il punto di vista del lettore si trasferisce dal serial killer alla tatuatrice e co-protagonista Marni Mullins. Sei stata favorevole a questo accorgimento editoriale?
Assolutamente sì. Marni Mullins è un personaggio centrale della trama, oltre ad essere molto forte e complessa come donna. Senza di lei il mio giovane detective Francis Sullivan avrebbe faticato non poco a risolvere il caso in quanto assolutamente a digiuno di tattoo art. Quindi va benissimo così per quel che riguarda la traduzione italiana.

Credi che la collaborazione tra Francis e Marni si concentri sulla fiducia come potrebbe accadere comunemente tra un tatuatore e il suo cliente?
Domanda molto interessante. Diciamo che il rapporto tra di loro parte in realtà da una posizione di totale sfiducia. Una, Marni, non sopporta la polizia mentre l’altro, Francis, non capisce/approva il mondo della tattoo art. Man mano che il caso si sviluppa e si verificano delle gravi situazioni, i due sono costretti a fidarsi l’una dell’altro. In parole povere: più si capiscono come esseri umani, più la loro fiducia reciproca cresce di conseguenza.

Ritieni che una figura come Marni Mullins possa diventare, in qualche maniera, seriale?
Risposta affermativa! Sono già a metà del mio secondo romanzo e anche qui i personaggi principali rispondono ai nomi di Marni Mullins e Francis Sullivan. In realtà il ciclo completo de ‘Il Tatuatore’ è stato pianificato come una trilogia e solo alla fine sapremo la verità su tutte quelle ombre oscure nel passato di Marni. E del perché lei diffidi così tanto della polizia. Sono rimasta troppo affezionata a questi due per lasciarli “morire” dopo un solo libro.

La copertina internazionale di ‘The Tattoo Thief’ ci mostra un paio di carpe giapponesi mentre quella italiana sfoggia il tatuaggio di un antico drago cinese. Come mai?
Le due carpe fanno parte di un tattoo citato nel romanzo mentre i draghi rendono l’atmosfera decisamente più agghiacciante. E poi i lettori di thriller paiono apprezzarli non poco visto che altri autori tipo Stieg Larsson (‘La ragazza col tatuaggio del drago’) e Thomas Harris (‘Red Dragon’) hanno già adoperato questa simbologia in passato. C’è qualcosa di così morboso in queste bestie malvagie!

Perché hai scelto una piovra come soggetto per il tuo unico tatuaggio?
Perché non volevo un pezzo troppo “definitivo” riguardo al quale potessi cambiare idea col passare del tempo. Quante persone si pentono di aver tatuato sul proprio braccio il nome del loro partner una volta che una relazione sentimentale finisce? Della piovra mi piaceva giusto l’aspetto estetico, ma non era molto significativa per me.

Nel frattempo ne sai un po’ di più?
Sì, alla fine mi sono fatta anch’io una cultura! (ridacchia) E trovo le piovre creature incredibilmente intelligenti nonostante siano invertebrate. Eri a conoscenza, ad esempio, che ognuno dei loro otto arti può pensare individualmente?

Come sei entrata in contatto con Matthew Gordon, il tatuatore che si è occupato della tua manica destra?
L’ho scoperto nel 2015 girando per i booth della London Tattoo Convention. Ho raccolto il suo biglietto da visita, valutato i suoi lavori su internet e infine mi sono recata in studio da Matt nonostante in quel periodo lavorasse a Berlino. Sai, quando scegli qualcuno che posizionerà per sempre un’opera d’arte su di te, passi sopra al fatto che non viva dietro l’angolo di casa tua! (ride)

Photo by Catherine Raynor

Come vi siete organizzati?
Io ho fatto due viaggi a Berlino e il resto del tattoo l’abbiamo terminato direttamente in Inghilterra, quando lui è venuto a trovarmi. Ora so che Matt si è trasferito in California, dunque sarebbe un po’ più difficile darsi un appuntamento.

Aggiungerai altri tatuaggi alla tua collezione?
Per ora no perché ritengo che una manica di queste dimensioni abbia comunque il suo bel impatto visivo. Però se mai visiterò il Giappone o la Cina, potrei anche essere tentata. Vivono dei tatuatori straordinari in Estremo Oriente…

Ultima domanda: promuoverai ‘Il Tatuatore’ presso qualche famosa tattoo convention?
Mi piacerebbe tantissimo. Sai, il romanzo si apre con una scena emblematica alla Brighton Tattoo Convention ed è ambientato in quella cittadina di mare, quindi quasi sicuramente nel 2019 sarò ospite nella stessa Brighton per parlarne in pubblico.

E poi amplierai la tournèe?
Beh, la maggior parte degli autori promuove i propri libri soprattutto nei festival letterari (cosa che ovviamente farò anche io), ma portare ‘Il Tatuatore’ nelle varie tattoo convention europee avrebbe un fascino speciale per me. Quei luoghi sono pieni di artisti incredibili e di gente appassionata d’inchiostro. Ne sono davvero intrigata. Anche per quel che riguarda il trovare nuove idee narrative…

Allison Belsham, photo by Orion Books
Allison Belsham, photo by Orion Books