Valentina Leporati: una rivoluzione dolcissima

I tatuaggi di Valentina raccontano la sua storia: una spiga barrata, una bellissima volpe, una fetta di pizza, i versi delle sue canzoni preferite… e tanti altri soggetti traditional che rappresentano il suo amore per il buon cibo e per la natura. L’abbiamo incontrata per saperne di più e lei ci ha raccontato la storia della sua coraggiosa rivoluzione senza glutine!

Ciao Valentina, comincio subito chiedendoti della tua nuova avventura! Proprio in questi giorni hai aperto il tuo negozio di prodotti gluten free: vuoi spiegare ai nostri lettori qualcosa di più del tuo progetto e introdurci al tuo meraviglioso mondo di dolcezza senza glutine?
“Valentina Gluten Free” è un piccolo negozio ispirato agli ambienti di campagna e ai profumi della terra. Qui produciamo giornalmente pane, focaccia, pizza, pasta fresca e dolci di ogni genere: tutto senza glutine! L’idea è venuta a me e Francesco, il mio compagno, che è arrivato in un momento di cambiamento radicale. È stato lui a darmi la forza e il coraggio di realizzare tutto questo, a insegnarmi a vedere sempre il lato positivo delle cose. Francesco è il mio compagno, ma anche una parte fondamentale e indispensabile di “Valentina Gluten Free”. Il nostro desiderio più grande è di togliere l’etichetta di “cibo per malati” ai prodotti senza glutine. Per questo, alla base del nostro lavoro c’è la cura dei dettagli, la ricerca costante e la selezione di materie prime di qualità. E poi, si comincia a mangiare prima con gli occhi che con la bocca… No?

Valentina Leporati
Valentina Leporati

Qual è la tua storia personale? Quando hai scoperto di essere celiaca e quando, invece, hai capito di volerti dedicare alla pasticceria?
Ho ventinove anni e sono celiaca da 28! Questa malattia cronica ha condizionato la mia vita fin dai primi istanti, rendendomi “diversa” agli occhi degli altri. La necessità di nutrirmi in maniera alternativa, per esempio, mi ha spesso esclusa da compleanni, feste e celebrazioni di ogni genere… E crescendo la situazione non è migliorata. Da adolescente, per evitare domande e situazioni imbarazzanti, spesso preferivo autoescludermi. La mia vita sociale, insomma, ne ha risentito. A 18 anni ho deciso di ribaltare completamente la situazione e di vedere la celiachia come una particolarità della mia persona e non come un difetto. Ho studiato la mia malattia, ho frequentato corsi di cucina gluten free e mi sono specializzata in pasticceria dolce e salata. Il mio sogno era quello di aprire un forno completamente gluten free, per offrire cibi di ogni genere a chi ha il mio stesso problema. Con l’apertura del negozio si chiude un cerchio: rappresenta l’inizio di un nuovo percorso, davvero emozionante.

La gratitudine delle persone che hanno avuto problemi in passato per “colpa” della celiachia, mi strappa il cuore e mi riempie di felicità.

Ti faccio i miei complimenti più sinceri. E ora parliamo di un’altra grande passione abbastanza evidente: l’inchiostro su pelle! A quando risale il tuo primo tatuaggio?
A 18 anni, proprio quando è iniziata la mia rivoluzione interiore, ho anche deciso di farmi il primo tatuaggio, il simbolo che accompagna l’esistenza di ogni celiaco: la spiga barrata! È tuttora il mio preferito!

Valentina Leporati
Valentina Leporati

Qualcuno diceva che il dovere dei tatuatori è quello di far emergere sulla pelle i sogni e gli incubi di ciascuno di noi: che cosa c’è sulla tua pelle? I tuoi tatuaggi raccontano in qualche modo la tua vicenda personale?
I miei tatuaggi raccontano molto di me a chi si ferma a osservarli. Il più significativo è proprio la spiga barrata, ma anche le frasi delle mie canzoni preferite raccontano chi sono e il mio modo di affrontare la vita. L’amore vissuto in profondità e in tutte le sue sfumature, la famiglia, la passione per il mare, l’estasi davanti al bello e la totale devozione alla natura e al mondo animale.

Chi si è occupato del tuo bellissimo backpiece? La volpe è il tuo “animale guida”?
La mia adorata volpe è opera di un artista straordinario, che è anche una persona speciale: Michele Testa. Questo animale mi ha sempre affascinato, per il suo carattere schivo, ma anche incredibilmente affettuoso, se abituato al contatto umano. In più, quando ero all’asilo e si faceva il gioco di abbinare un animale all’iniziale del proprio nome, l’unico che mi veniva in mente era sempre la volpe… E a pensarci bene ancora adesso è così!

C’è qualche altro pezzo a cui sei particolarmente affezionata?
Adoro la fetta di pizza che ho tatuata sul fianco destro, proprio a lato del sedere. Alla fine è lì che finisce la pizza dopo averla mangiata, si deposita dolcemente sui fianchi ammorbidendoli (sorride).

Da un punto di vista stilistico mi sembra chiaro il tuo amore per il traditional: c’è una ragione particolare? Ti rappresenta o è una questione principalmente estetica?
Il tradizionale per me è paragonabile a un linguaggio schietto e semplice: pochi vezzi, pochi ghirigori. È lì, chiaro e riconoscibile. È una metafora perfetta di quello che è per me la comunicazione.

Progetti di fare qualche altro tatuaggio in futuro?
Non smetterei mai. Spero che il mio futuro sia ricco di nuovo inchiostro, perché ho ancora un sacco di pelle bianca!

Sei anche una grande appassionata di musica punk, giusto? Come convivono in te un’anima più fragile e dolce a una più audace e forte?
Si compensano perfettamente. Se una delle due predominasse sull’altra sarei estrema in un senso o nell’altro. In passato lo sono stata, sia troppo debole che troppo dura, e non ho mai ottenuto buoni risultati. Ho imparato con il tempo a trovare un equilibrio, a smussare gli angoli. Conoscere se stessi per migliorare è un processo lungo e spesso faticoso. Non si smette mai di imparare.

La canzone che più ti rappresenta, il tuo dolce preferito, il film che non ti stancheresti mai di riguardare?
“Sheena is a Punk Rocker” (dei Ramones, ndr) è la canzone che mi accompagna da sempre, ma quella che sento proprio mia è “Hymne a l’amour” di Edith Piaf. Un inno all’Amore, sempre e comunque, perché non credo si possa vivere una vita piena senza l’amore e la condivisione. L’ho dedicata al mio amatissimo gatto Oreste, quando gli ho detto addio. E con lui se n’è andata una parte di me. So che può sembrare strano, patetico o chissà cos’altro, ma per me è stato davvero un compagno di vita e l’ho amato alla follia. Il mio dolce preferito, invece, è una banalissima cheesecake ai frutti di bosco: il dolce che esalta al massimo il sapore asprigno dei frutti di bosco… una libidine per le papille gustative! Il film che ho già guardato almeno 100 volte, e che non mi stancherò mai di guardare, è “Julie & Julia” che ha per protagonista la mia donna preferita: Julia Child.

Come immagini la tua vita fra… diciamo una decina d’anni?
M’immagino in un rustico, in campagna. Io cucino, mentre mio marito raccoglie i prodotti del nostro orto. E poi sono circondata da decine di animali di ogni tipo… Questo sarebbe il quadretto perfetto.

Prima di salutarci: ci dai una ricetta semplice e veloce per far felici tutti i nostri ospiti in questo periodo di cene natalizie?
I brownies! Perfetti per un dopocena sfizioso, un’ottima alternativa ai tradizionali panettone o pandoro, perfetti da inzuppare nel latte la mattina.

Sciogliete a bagnomaria 175 gr di burro.
Aggiungete 200 gr di cioccolato in pezzi e due cucchiai di cacao amaro e lasciate amalgamare il tutto. Togliete dal fuoco e lasciate intiepidire.
In una ciotola a parte montate due uova con 120 gr di zucchero e poi aggiungete a filo il cioccolato fuso.
Aggiungete poi 120 gr di farina setacciata con un cucchiaino di lievito in polvere, e alla fine (se volete) unite all’impasto anche 70gr di nocciole tritate.
Mettete il tutto in una teglia, distribuendo bene tutto l’impasto e infornate a 180 gradi per 35 minuti circa… E bon appetit!

Grazie, ci proveremo! Un ultima domanda, Valentina: sei felice ora?
Sì! Questa è la più grande rivoluzione della mia vita!

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