Un Biker in Cucina (e non chiamatelo chef!)

A colloquio con Giuseppe Tortorella che ci illustra i suoi tattoo. E le delizie del suo Pulled Wheat realizzato con grano rigorosamente made in Italy…

Partiamo dai punti fermi: Giuseppe Tortorella (in arte Un Biker In Cucina), 38enne esperto di cibo, non ama essere identificato come chef. “Io cucino e basta. Poi vedi tu”, chiarisce subito lui. “Inoltre amo andare in moto. E la musica la adoro tutta, senza fare troppi distinguo: rock, metal, punk, hardcore, quella che vuoi! Basta che trasmetta energia ed emozioni”. Bel tipo, di primo acchito.

Il nostro Biker attualmente lavora alla FunnyVeg Academy di Milano dove insegna streetfood e cucina italiana e ultimamente ha partecipato alle fiere di settore più importanti (dal Sigep di Rimini al Salon du Chocolat passando per Fa’ la cosa giusta) per quel che riguarda l’universo legato al cibo etico.

Con noi però si è messo a disquisire di una della delle sue passioni principali (la tattoo art, ovviamente) non dimenticandosi di farci venire l’acquolina in bocca tramite un panino Pulled Wheat di sua spontanea creazione.

Nella tua vita viene prima l’amore per la cucina, le moto o i tatuaggi?
In ordine cronologico direi moto, tatuaggi e cucina. Non dimenticherò mai, ai tempi in cui ero un teenager, la carrellata di Harley Davidson parcheggiate davanti al Factory, uno dei locali di culto del rock milanese! I tatuaggi invece sono arrivati dopo, attorno ai trent’anni: ho atteso così tanto perché non volevo compiere errori e relativi cover-up. La cucina, infine, è sempre stata presente, ma è diventata passione quando ho scelto il vegan e ho dovuto inventare quello che, quando giri in moto, semplicemente non esiste: il cibo.

Quanti tatuaggi hai sul tuo corpo e chi te li ha impressi?
Ne ho quattro: un kanji giapponese che rappresenta il KI, l’energia vitale. E questo deriva dal mio studio delle arti marziali che mi accompagna da sempre. Poi ho un pezzo dedicato a mia madre che mi ha fatto il grande Nicolai Lilin: lei me la porterò sempre addosso oltre che dentro. Poi ho un angelo realizzato da Antonio Todisco/Macko Tattoo in seguito ad una seduta di otto ore avvenuta nel 2013 alla Milano Tattoo Convention. L’ultimo, attualmente, è un classico pugnale con rosa che ho voluto reinterpretare: la rosa non doveva infilzarlo, ma avvolgerlo. Nel senso che la stessa lama del coltello taglia le spine come a volersi fare strada nella vita, lottando sempre e comunque. L’autore è Stefano Bonura, artista resident al Ligera Ink, lo studio dell’amico Simone Romeo.

Angelo Macko
Angelo Macko

Dimmi qualcosa di più proprio su quella “donna-angelo” che sfoggi sul braccio destro. Mi sembra un tattoo davvero imponente.
Sì, rappresenta un angelo in pietra che si trasforma in femmina. Altro non è che l’angelo custode che, per un uomo, alla fine è sempre e comunque la donna. L’idea dell’angelo mi è venuta da una passeggiata nel cimitero Monumentale di Milano. Se non l’avete mai fatta, concedetevi questo lusso perché ne vale davvero la pena!

Tatuaggio e cultura vegetariana/vegan – soprattutto qui in Italia – potrebbero andare a braccetto nei prossimi anni come nuova scuola di pensiero?
In realtà già adesso molti seguaci del vegan tatuano sui loro corpi disegni a tema. Un soggetto molto usato, ad esempio, è quello del numero 269, lo stesso che gli attivisti israeliani si marchiano a fuoco sulla pelle. Il 269 rappresenta il numero identificativo di un vitello salvato dal macellazione: cercatevi la storia sul web, è molto facile da trovare… Allo stesso tempo so che alcuni tatuatori stanno già attrezzandosi con inchiostri non di origine animale e questo lo trovo molto bello è interessante allo stesso tempo.

Hai in programma altri tattoo a breve?
Sì, un galeone old school da fare sul braccio sinistro, ma in chiave piratesca. Sul destro aggiungerò un revolver dedicato ad una carissima amica che sta lottando da una vita. Lei è davvero una persona valorosa che combatte quotidianamente quell’indifferenza sempre più imperante nelle nostre città.

Ti va di congedarci da questa intervista con una tua ricetta ad hoc creata per i lettori del nostro blog?Molto volentieri.

Ok. A proposito: tu prediligi il dolce o il salato?
Il dolce è da fighetti! (ride) Io amo il sale, e con il sale vi propongo un Pulled Wheat da urlo con l’unica differenza che qua di carne suina non ne troverete neanche un milligrammo. In pratica rimane tutto uguale alla ricetta originale, ma con un panino senza burro; il cavolo bianco e rosso non crudo, ma cucinato in salsa leggermente agrodolce; la salsa barbecue rigorosamente home made e infine il vero protagonista: il grano sfilacciato! Un prodotto rigorosamente italiano che vi risolverà molti problemi. Oltre a farvi fare bella figura con i vostri commensali.

Pulled Wheat
Pulled Wheat

Photos: courtesy of G. Tortorella

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