Simona Cordero: le dolci vibrazioni dell’acquerello

Una vita trascorsa tra colori, carta e pennelli, quella di Simona: dai disegni in compagnia della mamma al primo corso di acquerello frequentato a 9 anni, di strada ne ha fatta già davvero tanta. Dopo aver lavorato nel mondo dell’editoria come illustratrice, sta intraprendendo un nuovo cammino, per fare in modo che i magici protagonisti del suo universo fiabesco si posino presto anche sulla pelle delle persone.

Ciao Simona! Immagino che la tua passione per il disegno sia nata molto tempo fa… è così? Eri una di quelle bimbe che sperimentano con colori e matite già in tenerissima età?
Da che ho memoria sì, ho sempre disegnato fin da piccola per ore e ore. È vero che tutti i bambini usano i colori, ma io trascorrevo così per la maggior parte del tempo: era il mio gioco preferito. In casa osservavo mia mamma dipingere tutto il giorno, si disegnava insieme, per me era una cosa naturale.

Toglimi una curiosità… Qual era la tua fiaba preferita? È ancora la stessa?
Alice nel Paese delle Meraviglie e Attraverso lo specchio probabilmente sono le mie fiabe preferite di sempre: un mondo fantastico di oscurità e meraviglie, il regno dell’assurdo dove tutto può succedere. Versioni più moderne di Alice le ho ritrovate in Coraline di Neil Gaiman e Lulù Delacroix di Isabella Santacroce. Comunque, a dire il vero, alle fiabe ho sempre preferito i racconti surreali.

Che cosa hai studiato e qual è la tua formazione?
A 9 anni mi hanno iscritta al primissimo corso di disegno e pittura, dove si faceva copia dal vero e acquerello. A seguire, negli anni, ho frequentato diversi corsi privati e workshop da artisti e illustratori professionisti, ad esempio di fumetto, illustrazione naturalistica, studio del colore. È stato fondamentale il triennio di Illustrazione allo IED di Torino, dove ho affinato l’uso di alcune tecniche e ho iniziato a sviluppare le prime caratteristiche del mio stile.

Simona Cordero, ermellino
Simona Cordero, ermellino

Parlami dei tuoi acquerelli: quali sono le difficoltà e i vantaggi che offre questa tecnica?
È una tecnica impegnativa che richiede molta attenzione e uno studio preliminare su come distribuire i colori. Il pigmento, il pennello e la carta sono determinanti e, se non adeguati, possono mettere in difficoltà e pregiudicare il risultato.

Essendo liquido e leggero non sarà mai del tutto coprente, quindi il margine di errore deve essere minimo.

La delicatezza, i giochi di trasparenza, i colori vibranti e la possibilità di ottenere un’ampia gamma di variazioni di tono, sono i pregi dell’acquerello: a parer mio si tratta di caratteristiche uniche e non replicabili con altre tecniche. Ci aggiungerei anche un discorso di praticità: un album, una scatoletta di acquerelli e due pennelli si possono trasportare ovunque.

Dove trovi ispirazione per i tuoi soggetti? Sono frutto della tua fantasia o hai dei riferimenti particolari?
Sicuramente ho un bagaglio visivo e mentale da cui attingere, spesso anche inconsapevolmente: tutto quello che guardiamo in qualche modo resta impresso, noi poi lo metabolizziamo e rielaboriamo. Le idee spesso nascono in modo inaspettato da un oggetto, da un discorso, da una foto, da un incontro… Sono comunque frutto della mia fantasia.

C’è qualche artista a cui ti ispiri? Qualche corrente artistica?
Alcuni degli artisti che mi affascinano e che seguo sono Ray Caesar, Mark Ryden, James Jean, Camille Rose Garcia… ma ce ne sono tantissimi altri, ai quali si aggiungono anche Illustratori e artisti che usano tecniche diverse dalla pittura.

Ti sei occupata e ti occupi di illustrazioni nell’ambito della letteratura per l’infanzia. Che cosa mi dici di questa esperienza?
Ho lavorato diversi anni come illustratrice freelance in campo editoriale e pubblicitario. È un’esperienza che ha aspetti contrastanti: vedere un libro pubblicato e pensare che verrà sfogliato da molte persone è emozionante, ma si tratta anche di un lavoro lungo e impegnativo; le indicazioni degli editori sono spesso minime e l’illustratore deve arricchire e completare un’immagine. Ti ritrovi a creare vestiti, costruire città, dar vita a persone e animali diversi… Quindi devi imparare a disegnare di tutto. Gli aspetti meno positivi sono il lavoro in solitudine e l’essere spesso costretta a seguire binari imposti dagli editori, per via di standard commerciali che possono limitare la fantasia.

Quando è scoppiato l’amore per la tattoo art, invece?
Ho sempre amato i tatuaggi! Mi sono fatta fare i primi due da adolescente (ovviamente con il consenso dei miei genitori), ma ho potuto proseguire e approfondire l’argomento non appena sono andata via di casa, tre anni fa. E finalmente sono riuscita a farmi il primo tatuaggio “bello”! Avevo scelto Vale Lovette perché, oltre che essere una bravissima tatuatrice, amo lo stile con cui disegna gli animali. Da lì è iniziato tutto, pian, piano.

È stato il confronto con altri amici tatuatori a convincermi a intraprendere questo percorso.

Chi ti ha tatuato e da chi vorresti farti tatuare in futuro?
Al momento ho tatuaggi di Vale Lovette, Brando Chiesa, Nik the Rookie, Gianpiero Cavaliere, Elena Borio e November Oakbranch, tatuatori di Torino a cui sono molto affezionata, e Dide, uno dei miei compagni di studio. Sono talmente tanti i tatuatori da cui vorrei farmi tatuare! All’estero mi piacerebbe andare da Isnard Barbosa, Jacob J Gardner e Zach Black (che ho scoperto ultimamente).

Da quanto tempo sei apprendista al Tommasi Tattoo Studio di Torino e come sta andando?
Sono entrata in questo studio a maggio del 2016. Qui ho avuto la fortuna e la possibilità di ricevere indicazioni e consigli da un tatuatore molto bravo e competente: Andrea Tommasi. Lo studio mi ha introdotta nel settore, dove è comunque impegnativo inserirsi, vista la grande quantità di tatuatori molto bravi. Adesso sto cercando di partire: è difficile, ma sono determinata.

Raccontami qualcosa di più di te: quali sono i tuoi sogni e i tuoi progetti per il futuro?
In questo momento il mio primo desiderio e obbiettivo è riuscire ad apprendere al meglio le tecniche del tatuaggio e capire il modo migliore per reinterpretare i miei disegni sulla pelle.

Un libro che ami particolarmente, una canzone che ascolti quando disegni, una città che vorresti visitare e un soggetto che non ti stancherai mai di disegnare?
Un libro: La Collina dei Conigli di Richard Adams; una canzone: “New Born” dei Muse; una città che vorrei visitare: Tokyo. Non mi stancherò mai di disegnare cervi e cerbiatti, perché sono il mio soggetto preferito.

Seguite Simona sulla sua pagina Facebook: Simona Cordero e Instagram: @corderosimona
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