Shandon, brandelli d’inchiostro

In occasione dell’ultima data del ‘Back On Board’ tour, abbiamo dialogato a fondo di tattoo art con il poliedrico Olly Riva

Sono stati due anni intesi per gli Shandon, gruppo storico della scena punk/ska-core nazionale. Ragazzi che se fossero nati negli States a questo punto li celebreremo come i Voodoo Glow Skulls della situazione. Eppure sono gli Shandon dalla Brianza (o da altre zone limitrofe) e a noi va benissimo così.

Shandon Summer tour 2017, courtesy of the artist
Shandon Summer tour 2017, courtesy of the artist

Finora, comunque, c’è stato il ritorno discografico ai tempi belli con ‘Back On Board’, i tanti concerti in giro per l’Italia, la pubblicazione di uno sfizioso EP – ‘Brandelli d’Italia Vol.1’ – dove Olly e soci si sono divertiti a celebrare la quintessenza del nostro underground più valoroso (Ritmo Tribale, Kina, SenzaBenza, Skiantos), l’entusiasmo di chi li ha sempre seguiti, i nuovi fan raccolti lungo il cammino e via dicendo.

Ora però è giunto il momento di tirare momentaneamente il fiato visto che la festa di fine tour degli Shandon è prevista per venerdì 13 ottobre al Druso, locale alle porte di Bergamo. E per noi di azionare il registratore in attesa di far confidare il loro leader su cosa significhi aver abbracciato la tattoo art nazionale fin da quegli anni ’90 dove tutto, poco alla volta, stava intensamente nascendo. La parola passa ad Olly Riva.

Olly Riva, Shandon, courtesy of the artist
Olly Riva, Shandon, courtesy of the artist

Gli Shandon si formano nel lontano 1994: a quell’epoca eri già dentro la scena del tatuaggio o ti bastava il punk per esprimerti?
Sì, conoscevo già la materia perché i miei cari amici di Neuromaligno Art Tattoo di Arcore erano già in attività a quei tempi. Un’attività molto casalinga, sia ben chiaro, ma tant’è avevano già “marchiato” tutti quelli che gravitavano attorno al loro studio, me compreso. Ovviamente ne rimasi affascinato anche se all’epoca, a differenza di oggi, sfoggiare un tatuaggio era qualcosa che ti etichettava subito agli occhi dei perbenisti…

Quanti tatuaggi hai? Ci sono ancora zone del tuo corpo su cui vorresti intensificare la raccolta d’inchiostro?
Non mi piace contarli perché non ho mai considerato i miei tattoo al pari di una collezione di francobolli, ma come pagine di una storia. Mi sono tatuato quasi sempre per esigenza d’espressione e quasi mai per sfizio o voglia di scarabocchi. Pensa che sono uno che, di carattere, non li sfoggia neanche troppo volentieri. Se vado in spiaggia, ad esempio, indosso pantaloni lunghi e Dr. Martens! (ride) A breve comunque vorrei continuare il mio braccio destro che è fermo da anni in attesa di un’idea brillante.

Mi fai un esempio di “esigenza d’espressione”?
Ho bisogno di un qualcosa da raccontare tale da trasformarsi in un’immagine fatta e finita; altrimenti di tatuarmi non se ne parla neanche! Ho detto di no a un mucchio di amici tatuatori che mi avrebbero “marchiato” pure gratis, ma in quel momento non avevo nulla da dire…

Olly e Benza, courtesy of the artist
Olly e Benza, courtesy of the artist

Riesci a riassumere stilisticamente l’inchiostro che porti su di te? Forse non ti basta un solo genere per esprimere te stesso e allora, come per la musica, vai con gli Shandon, i The Fire, i Good Fellas, i Magnetics…
Sì, funziona esattamente così perché credo che possedere un solo ed unico gusto sia troppo limitante. Avere voglia di scoprire generi musicali e sperimentarli incidendo dischi è esattamente come per un tatuatore cercare il proprio stile tramite linguaggi e influenze del passato. Da questo punto di vista io porto su di me una certa eterogeneità: Old School, Giapponese non tradizionale, alcune decorazioni Krishna; e poi questa sorta di Dark anni ’30 virato sul New School. Insomma, come nella musica, non mi frega il filo logico: mi frega di indossarlo con onestà.

So che da poco sei diventato papà. Celebrerai tutto ciò con un tattoo oppure certe dimostrazioni d’affetto non fanno per te?
Diciamo che per natura sono propenso ai tatuaggi a sfondo intimo e sentimentale, ma ultimamente ho visto dei tattoo “famigliari” davvero di pessimo gusto e mi è scappata immediatamente la voglia! (ridacchia) Magari fra un po’ di tempo sarà mio figlio stesso a darmi un input da seguire…

Mi illustri le due figure che hai sulle braccia? Intendo il cervo New School sul destro e la donna sul sinistro.
Il cervo rappresenta il mio carattere pacato, riflessivo, ma all’occasione deciso e protettivo. Quel tattoo ha anche una piccola candela che sottintende la creatività, soggetto con cui vado a braccetto quotidianamente per via del mio lavoro da musicista. La donna invece simboleggia la mia parte femminile. Non mi vergogno ad ammetterlo – non sono gay né bisessuale – anche perché fin da piccolo ho sempre pensato d’avere un lato fragile, gentile, estetico e per l’appunto femminile. Odio l’omofobia e credo fermamente che chiunque possegga un aspetto del sesso opposto all’interno del suo io. Eppure si vergogna a farlo uscire per via degli stereotipi della nostra cultura, molto spesso involontariamente cattolica.

Mi fai la lista dei tuoi tatuatori preferiti?
Beh, io sto in fissa da anni con Lu’s Lips del Loxodrom Tattoo di Berlino. L’ho anche conosciuto di persona, ma è totalmente inaccessibile come artista: è davvero strambo, geniale e farsi fissare un appuntamento con lui rappresenta una vera e propria impresa… Poi direi Nil Marques del Hollow Gallery Tattoo di Palma de Mallorca che è l’autore di alcuni miei tattoo, oltreché un mio amico.

Hai mai scritto una canzone legata alla tattoo art tra tutte quelle che hai composto nelle tue varie band?
Non è mai successo, ma ci ho pensato come minimo un migliaio di volte! (ride) Una volta stavo per formare una band col chitarrista losangelino dei Total Chaos e in quel caso ci saremmo chiamati Mob Tattoo. Purtroppo la cosa è sfumata in pochi giorni…

Mi sembra che gli Shandon, a cavallo tra i due millenni, si siano sempre contraddistinti nella diffusione italiana del tatuaggio, vero?
Mmh, onestamente non ci ho mai riflettuto granché.

Beh, su ‘Not So Happy To Be Sad’ (2001) metteste una modella tatuata in copertina mentre l’iconografia “fiamme & hot rods” è sempre andata alla grande tra i vostri artwork…
Capisco cosa intendi. Sai, dal 1999 al 2004 abbiamo suonato tantissimo all’estero e, assaporando cosa stava succedendo in Europa, i nostri gusti sono sicuramente diventati più internazionali. Tattoo art compresa.

Ultima domanda: cosa succederà agli Shandon nel corso del 2018?
Riprenderemo con i concerti a giugno e, nel frattempo, la mia vita sarà divisa tra famiglia e nuova band, alias i Magnetics. Se in questi mesi riuscirò a scrivere abbastanza pezzi per comporre un disco intero degli Shandon, allora entro l’estate 2018 uscirà sicuramente il seguito di ‘Back On Board’. In caso contrario, la cosa verrà rimandata in data da destinarsi.

Insomma, ti deve mettere sotto…
Facciamo così: in caso di ritardo sulla stesura dei brani nuovi, potremmo anticipare il secondo volume dell’EP ‘Brandelli d’Italia’ dedicato alle cover dei gruppi storici della scena underground italiana. Nei prossimi tempi vedrò di organizzarmi per benino: la voglia, d’altronde, c’è.

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