Otto D’Ambra: un tatuatore italiano a Londra

Lo abbiamo intervistato qualche anno fa, ma riparliamo molto volentieri con Otto, per scoprire cosa sta combinando a Londra. I suoi progetti sono tanti e interessanti, si muovono in direzione di nuovi orizzonti artistici e non solo: le mostre, le sculture, la paternità. C’è posto anche per Pitagora. Scopriteli insieme a noi e leggete fino in fondo. Magari qualcuno di voi saprà risolvere l’enigma finale…

Ciao Otto, lascia che ti chieda subito una cosa: quando abbiamo chiacchierato a proposito dei tuoi tatuaggi, qualche anno fa, mi hai detto che non avresti saputo dare un nome al tuo stile… è ancora così?
È un pensiero ricorrente. Ci penso, ma non sono ancora arrivato a una risposta definitiva, forse perché non mi interessa veramente etichettare ciò che faccio. Credo, però, che se dovessi scegliere un termine oggi sarebbe “pop-surrealism”. In questo momento trovo che questo nome rappresenti perfettamente ciò che sto facendo. Attraverso immagini surreali, a volte complesse e a volte minimali, esprimo concetti pop. Come “l’arte popolare” anche le mie opere, in chiave critica e ironica, analizzano in qualche modo la società in cui viviamo: sottolineo alcuni aspetti intrinsechi, dalla tecnologia ai media, dal consumismo ai social e dai rapporti personali alla natura.

Otto D'Ambra, The White Elephant Studio, London
Otto D’Ambra, The White Elephant Studio, London

Ma il tuo stile è rimasto sempre lo stesso? I tuoi lavori sono cambiati rispetto alla tecnica, alla ricerca iconografica o al tuo modo di progettare i lavori?
Il linguaggio che utilizzo è sempre lo stesso. Continuo ad avere molte influenze dal mondo del collage e recentemente molte anche dalla pittura impressionista. Continuo a utilizzare sempre più elementi grafici, che rendono le composizioni più bidimensionali rispetto al passato. Ultimamente sto creando dei collage e delle composizioni più articolate, grazie all’utilizzo di elementi grafici che mi permettono di realizzare lavori apparentemente più complessi, mantenendo una pulizia e una semplicità che restituisce leggibilità al risultato. Da qualche tempo a questa parte ho cominciato anche a lavorare con la simmetria, ispirandomi a un libro che ho letto di recente su Pitagora: la tesi è che qualsiasi elemento dell’universo è costruito in base a regole ed equazioni matematiche. La comprensione della struttura del cosmo può avvenire solo tramite la comprensione dei numeri e dei rapporti matematici.

Chi sono i tuoi punti di riferimento nella scena del tatuaggio in questo momento?
Ne ho tantissimi. Oggigiorno internet, con i social network, offrono un ventaglio così ampio di artisti, immagini, arte e tatuaggi che diventa difficile avere punti di riferimento stabili. Trovo che sia tutto in costante movimento, tanto da non permettere di averne. O forse siamo talmente bombardati da informazioni e immagini che ne abbiamo, sì, ma ce ne dimentichiamo subito.

Quali sono i possibili sviluppi che potrebbe avere la tua carriera nei prossimi anni? I progetti a cui vorresti dedicarti?
È sempre un po’ un punto di domanda. Sto dedicando molto tempo alle mie tele, alle fiere e alle gallerie con cui collaboro. Sto partecipando a un paio di progetti artistici molto interessanti che sono nati recentemente tra Bruxelles e Londra. Sono molto contento di ricevere sempre più richieste per i miei quadri e questo, di conseguenza, mi porta a produrre di più. Credo che uno sviluppo della mia carriera potrebbe essere forse quello di esporre sempre di più nelle gallerie e tatuare un po’ di meno. Infine faccio parte di un progetto appena iniziato di cui non posso ancora parlare molto. Posso solo dire che è un progetto molto interessante, socialmente utile, che ha a che fare con la sostenibilità ambientale.

Parliamo invece delle tuo opere, che esulano dal mondo del tatuaggio: quale tecnica usi e come ti muovi dal punto di vista della scelta dei soggetti?
Mi diverto sempre a sperimentare nuove tecniche, ma quella che uso principalmente è l’incisione. Prediligo la punta secca alla lineografia e all’acqua forte. Disegno principalmente con inchiostro su carta e sto iniziando anche a lavorare su superfici più materiche: preparo delle basi su tele formate da collage di giornali e ritagli di quotidiani vari, in modo da restituire più matericità e dare rilievo alla superficie.

Non lavoro più esclusivamente su fogli bianchi, piatti, neutri e privi di identità, ma su tele che hanno una certa presenza, carattere e solidità.

Soprattutto, che raccontano delle storie di per sé. Sia dal punto di vista concettuale sia da quello materico, la base del disegno non è più solo un supporto, ma diventa parte integrante e inscindibile dell’opera stessa. Questo nuovo elemento è stato pensato per creare un contatto più forte tra i miei soggetti e quello che è l’attualità: tutte le superfici che preparo sono create utilizzando quotidiani e questa scelta non è casuale. I quotidiani, che formano la base, rappresentano la società, sulla cui superficie si sviluppano le opere e i messaggi. Il mio intento è di sottolineare un messaggio tra i messaggi. Le notizie dei giornali fanno da sfondo a ciò che io sto portando in superficie. Si crea concettualmente una rete dalla quale le mie opere si distaccano, sospese e intrappolate.

Molto interessante. E che differenza c’è tra i tuoi tatuaggi e i tuoi disegni / illustrazioni / incisioni?
A parte qualche sfumatura, impossibile da superare per una questione di supporti, non vi sono grandi differenze. Sia dal punto di vista progettuale che da quello operativo, tratto allo stesso modo sia i progetti su pelle che quelli su carta.

Hai esposto in qualche galleria ultimamente?
Recentemente ho fatto una personale a Bruxelles intitolata “Short story of a vegan tiger”. È stata una bella esperienza: la prima mostra su territorio belga. Sono stato molto felice di questa possibilità, anche perché penso che il mercato artistico belga, come quello francese, sia in crescita. Ho fatto anche qualche piccola mostra collettiva qua e là nei mesi scorsi. Al momento sono in stand-by perché sto preparando delle sculture e delle installazioni che mi stanno impegnando molto.

Hai mai pensato di tornare indietro alla tua prima passione: la scenografia?
Ho abbandonato definitivamente la scenografia circa sei anni fa e il resto è successo tutto così in fretta che sinceramente non mi sono neanche reso conto del cambiamento. Se però mi fermo a riflettere, in tutta sincerità, devo dire che un po’ mi manca… e mi piacerebbe poter realizzare ancora qualcosa. Al tempo stesso non tornerei indietro perché sono molto felice dell’evoluzione naturale della mia carriera. Non rinnego nulla di quello che ho fatto in passato, soprattutto per quanto riguarda la scenografia, che ha dato un contribuito indispensabile alla mia crescita artistica e professionale.

Otto D'Ambra, The White Elephant Studio, London
Otto D’Ambra, The White Elephant Studio, London

Come va al White Elephant Studio? Toglimi una curiosità: sono cambiate le cose per un italiano a Londra, dopo la Brexit?
Per quanto riguarda il mio studio, ultimamente le cose sono un po’ cambiate perché se prima progettavo di ospitare diversi tatuatori, eventi e artisti, ora sono passato molto velocemente a un’idea di studio privato, più tranquillo e confortevole. Credo che questa scelta rispecchi un po’ di più la mia personalità e al tempo stesso crei una situazione più intima che facilita il processo creativo. Dopo cinque anni posso dire di aver fatto la scelta giusta. Per quanto riguarda la Brexit, politicamente e legalmente non ci sono stati cambiamenti: tutto è ancora in trattativa fino al 2018. Ho percepito un malumore diffuso subito dopo le elezioni, ho avuto la sensazione di non essere ben accetto nella città in cui vivo, ma è durata poco. Molte persone, già un paio di settimane dopo, hanno realizzato l’errore commesso con il voto. Anche se non lo ammettono.

Come è cambiata la tua vita professionale da quando sei diventato papà?
Decisamente non faccio più tardi come prima e diciamo che le priorità sono leggermente cambiate. Se prima rimanevo in studio a lavorare più sere a settimana fino a tardi, a fare orari assurdi per finire i progetti, adesso non posso più farlo. Essere papà è un’esperienza molto bella che porta via molto tempo, ma dà anche tante soddisfazioni, quindi sinceramente chiudo volentieri lo studio prima e vado a casa a giocare con mio figlio. Continuo a fare convention e mostre, a viaggiare per lavoro sia nell’ambiente del tatuaggio quanto in quello espositivo. Diventare padre non mi ha bloccato nei miei progetti: continuo a fare le cose che facevo prima, rallentando semplicemente un po’ il ritmo. O almeno ci provo.

Otto D'Ambra, The White Elephant Studio, London
Otto D’Ambra, The White Elephant Studio, London

Quali sono i prossimi progetti? Convention, guest, viaggi?
Ho in progetto una nuova mostra che inaugurerà a dicembre a Torino e verrà poi riproposta a febbraio, a Londra. Ci sto lavorando in questo periodo, inserendo dei progetti nuovi, dunque è ancora un po’ tutta una sorpresa. Per quanto riguarda le convention parteciperò alle solite, al quale sono affezionato. Purtroppo non riesco a farne tante altre, anche se mi piacerebbe, perché sono molto impegnato in studio. Lo stesso discorso vale per le guest: vado negli studi ai quali sono più legato, anche se mi piacerebbe molto andare a trovare i nuovi amici che mi hanno invitato… purtroppo non riesco. Voglio andare in Sicilia la prossima estate perché non ci sono mai stato e ho la sensazione che sia una delle terre più belle al mondo.

Vuoi aggiungere qualcosa prima di salutarci?
Dove si trovano due porte che non servono né per entrare né per uscire? Vi risponderò nella prossima intervista…

The White Elephant Studio
225 Well street, E9 6RG Hackney – London (UK)
thewhiteelephantstudio.co.uk
Instagram: @otto_dambra
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