Max Pezzali: Cumuli d’inchiostro

In occasione dell’annuncio del tour ‘Nek Max Renga’, abbiamo rispolverato una chiacchierata tattoo-friendly con una delle nostre popstar più preparate in materia

Da qualche giorno è uscito un nuovo singolo di Max Pezzali, quella ‘Duri da Battere’ di cui trovate il video in fondo a quest’intervista. E che sarà compresa, assieme ad altri pezzi non ancora annunciati, nel nono album solista dell’ex 883 in arrivo quest’autunno.

La particolarità del brano (un bel pop-rock con un pianoforte insinuante quasi di marca Journey) risiede nella presenza di altre due voci soliste oltre a quella dello stesso Max: nella fattispecie gli interventi di Nek (altra popstar tatuata a sua volta) e Francesco Renga, il cantante storico dei Timoria da vent’anni alle prese con una fortunata carriera in proprio.

Max Pezzali tattoo
Max Pezzali

Ecco, per celebrare questo inedito trio, siamo andati a recuperare una nostra passata conversazione con il signor ‘Come mai’ perché, oltre a saper giocare con le melodie radiofoniche a presa rapida, di un’altra cosa dobbiamo dare credito a questo neo-cinquantenne (li compirà il prossimo 14 novembre: auguri in anticipo!) orgogliosamente pavese: la sua cultura a base di inchiostro e tatuaggi Traditional. Leggere per credere.

Max Pezzali e la tattoo art: si può forse parlare di uno “strano percorso” compiuto in parallelo?
Direi di sì visto che mi porto dietro questa passione ancor prima che uscisse ‘Hanno Ucciso l’Uomo Ragno’ (il celebre debutto degli 883 raggiunse i negozi nel lontano febbraio del 1992, NdR). Sai, nei primi anni ’90 non c’era tutto questo clamore attorno al mondo dei tatuaggi: mancava internet e le riviste specializzate erano rarissime. In pratica non si sapeva bene cosa fare e soprattutto di chi fidarsi. E questo, ovviamente, aggiungeva ancora più intrigo alla faccenda…

Tu, partendo dalla piccola Pavia, come ti sei mosso?
Frequentando un giro di motociclisti, tutti grandi amici miei. E provando per la prima volta l’ebbrezza della macchinetta ad aghi direttamente ‘on the road’, nel retro di qualche localaccio pavese. I miei, all’epoca, erano veri e propri esperimenti a base d’inchiostro, piccole follie che non dimenticherò mai…

Max Pezzali, photo by Stylaz
Max Pezzali, photo by Stylaz

La consapevolezza di ciò che stavi facendo quando è arrivata?
Comincia a capirci qualcosa nel 1993 quando Mauro Repetto ed io volammo a Los Angeles per girare il video di ‘Nord Sud Ovest Est’. Lì frequentai il Sunset Strip Tattoo e mi si aprì un intero mondo. Non riuscivo più a levarmi dalle narici quel misto di inchiostro, creme cutanee e deodorante chimico. Insomma, il vero odore della tattoo art! (ride)

Ok, direi che tu c’eri dentro fino al collo. Il ‘sofisticato’ Repetto, invece, come reagì?
Da quel che ne so, ha tuttora la pelle bianca come il latte. D’altronde lui viene da ascolti differenti rispetto ai miei. Mauro è sempre stato dentro il soul, l’hip hop, una sorta di elettronica venata da sonorità black. Sai, se impazzivi come il sottoscritto per il metal ed il punk era quasi automatico che desiderassi un tatuaggio a forma di teschio. Se invece sentivi Sade e Soul II Soul eri fregato! (risate) Tant’è che ancora oggi credo che la tattoo art sia stata sdoganata nella comunità nera da un pazzo come Dennis Rodman, l’ala grande dei Chicago Bulls. Prima c’era il deserto in tal senso.

Tu, nel 2008, scrivi un romanzo generazionale, ‘Per prendersi una vita’, ambientato sul finire degli anni ‘80. Ad un certo punto ti metti a parlare di un viaggio ad Amsterdam con tanto di capatina nello studio leggendario di Hanky Panky: aneddoto autobiografico o pura invenzione letteraria?
La seconda che hai detto, purtroppo. Quella trasferta non avvenne mai, il mio Hanky Panky al massimo poteva essere il misconosciuto tatuatore on the road, un po’ losco, che tatuava di nascosto nei pub di Pavia. Però il senso di iniziazione era essenzialmente lo stesso, quel brivido lì esisteva eccome nella mia anima…

Max Pezzali, photo by Stylaz
Max Pezzali, photo by Stylaz

Tu per i vecchi parlour ci sballi, vero?
Già, ogni volta che ne frequento uno la prima cosa che faccio è mettermi a sfogliare i libroni dei flash sparsi in giro. Adoro perdermi in quei disegni che nascondono delle storie disseminate nel corso dei secoli. Si tratta di una cosa più forte di me e – ragionando così – credo proprio che andrò avanti a tatuarmi almeno fino agli ottant’anni! (ride)

Parlando dei tuoi pezzi, credo che tu sia l’unica popstar italiana (per non dire mondiale) che sfoggi sul braccio un pezzo relativo alla tragedia dell’11 settembre…
Mi trovavo a Monaco di Baviera, a fare promozione, quando avvenne l’attacco alle Twin Towers. Per precauzione tornai subito in Italia e quella notte la passai incollato a Fox News accendendomi una sigaretta dietro l’altra: fumai così tanto che da allora ho perso una volta per tutte il vizio, molto probabilmente per una questione di nausea.

Sì, ma quel memorial-tattoo…
Ci arrivo. Nell’aprile del 2002 decisi di fare un coast to coast americano. Da New York a Los Angeles per ritrovare me stesso. Gli 883 appartenevano ormai al passato e la mia carriera solista doveva ancora decollare. Mi serviva un punto fermo da cui ripartire e, dopo aver visto il cratere di Ground Zero, una volta giunto in California decisi di farmi quel tatuaggio come suggello del mio viaggio. Fu un periodo molto emotivo, quello…

Nella scelta di un buon tatuatore guardi più verso gli States o dalle parti di casa nostra?
All’inizio ero molto esterofilo, ultimamente invece parteggio per gli italiani. Negli States il tattoo-business si è ingrandito talmente a dismisura che gli studi delle metropoli sembrano ormai delle catene di montaggio (con circa venti tatuatori all’opera!) più che dei semplici parlour… Nella nostra Penisola, invece, l’aspetto umano è ancora preponderante e – in quanto a bravura – non siamo davvero secondi a nessuno. Prendi esempi come Stizzo, Massimo Gurnari o le ragazze del Lady Quetzal Tattoo di Milano: quella è gente che spadroneggia a mano libera, puro istinto mischiato alla tecnica, artisti semplicemente eccezionali.

Max Pezzali, photo by Stylaz
Max Pezzali, photo by Stylaz

Ti è già capitato di scorgere un “portrait” di Max Pezzali sulla pelle di qualche tuo fan?
(Scoppia a ridere) Sì, qualcosa mi è capitato eccome di vederla! Mamma mia, si tratta di un atto d’affetto talmente grande che ora non riesco neanche a trovare le parole adeguate per dire grazie a queste persone… Io, di mio, non compierei mai un tributo simile perché ci sono giorni che non riesco neppure a guardarmi nello specchio. Immaginati invece avere un tatuaggio col mio viso che ti fissa continuamente! (sghiganzza)

Perdonami la domanda scontata, ma a quando un bel tattoo dell’Uomo Ragno?
Eh, sarebbe pure logico visto tutto il successo che mi ha donato quel brano! Eppure prima devo liberarmi della paura.

Prego?
Sì, la paura di allontanarmi dal mio amato Traditional. Sai, in quello stile troverai sempre dei soggetti senza tempo in grado di non farti mai vergognare delle tue scelte. I supereroi, invece, credo che ad una certa età mi imbarazzerebbero non poco. Lo so che detto da me fa uno strano effetto, eppure la penso così.

Nek, Max e Renga locandina tour
Le date del tour ‘Nek Max Renga’ finora confermate:
20 gennaio 2018 – Bologna (Unipol Arena)
22 gennaio 2018 – Brescia (Brixia Forum)al Brixia Forum di Brescia
25 gennaio 2018 – Genova (RDS Stadium)
26 gennaio 2018 – Torino (Pala Alpi Tour)
29 gennaio 2018 – Pesaro (Adriatic Arena)
31 gennaio 2018 – Eboli (Pala Sele)
03 febbraio 2018 – Acireale (Pal’Art Hotel)
12 febbraio 2018 – Mantova (Pala Bam)
16 febbraio 2018 – Padova (Arena Padova Fiere)
20 febbraio 2018 – Firenza (Nelson Mandela Forum)
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