Maurizio What: dal design al tatuaggio tradizionale

Sono sempre stato attratto, nel tatuaggio tradizionale, da chi riesce a non tradirne l’essenza pur rielaborando gli aspetti principali, attraverso un linguaggio che sia contemporaneamente personale e innovativo. Ci riescono in pochi e, a mio parere, Maurizio What è uno di loro.

Ciao Maurizio, grazie per aver accettato. Come descriveresti i tuoi lavori a qualcuno che non li hai mai visti?
Ciao grazie a te per l’occasione, i miei lavori li definirei tradizionali nei modi, ma non nei soggetti, che molto spesso esulano dall’immaginario che caratterizza questo stile.

I tuoi lavori, pur richiamando il tatuaggio tradizionale, sono sempre personali e riconoscibili, riconducibili al design classico, ma con una ricerca costante nella semplificazione geometrica delle forme. Se mi chiedessero di descrivere i tuoi lavori, probabilmente userei come riferimenti i lavori di Luca Font (che pur essendo più astratto nel concepire un design adotta spesso soluzioni visive simili), o Rodrigo Del Cobra (per l’uso di forme geometriche e linee rette applicate al tatuaggio tradizionale), ma i tatuaggi di entrambi sono decisamente diversi. Ci sono dei tatuatori che ti hanno ispirato particolarmente, durante l’ evoluzione del tuo stile?
Assolutamente, la scena spagnola soprattutto, quel tipo di approccio mi ha sempre affascinato, i disegni sono solidi e d’impatto, anche se sintetizzati in forme più semplici di quelle che potresti aspettarti. In generale rimango colpito da quei tatuatori che hanno creato un proprio linguaggio, che rende qualsiasi soggetto, il loro soggetto. El Monga, El Carlo, Edek, Ron Wells, Joe Ellis, Philipp Yarnell, Montalvo, i primi che mi vengono in mente, tra gli altri che ho avuto il piacere di conoscere, la mia collega Yle Vinil, Francesco Garbuggino, Gianni Orlandini, Giacomo Seidita, Koji Ichimaru, o Luca Font, da te citato, credo possano chiarire questo concetto. Proprio grazie a Luca ho iniziato il mio apprendistato come tatuatore presso lo studio in cui lavorava (e in cui lavoro: Skin Fantasies), quindi l’ispirazione fu quotidiana, e quello che ricordo sempre da quei giorni con lui è: “Disegnalo come lo sai disegnare tu”.

Maurizio What-Skin Fantasies Tattoo-Bergamo-Italy
Maurizio What-Skin Fantasies Tattoo-Bergamo-Italy

L’arte classica e, appunto, il design: che peso hanno avuto nella tua formazione artistica?
Ho iniziato a disegnare da molto piccolo, alle elementari, copiando i cartoni animati giapponesi. Non ho mai voluto farla diventare una materia di studio, era una passione e tale volevo che rimanesse. La scoperta dell’arte classica è arrivata molto tempo dopo, per andare a colmare le lacune da autodidatta. Quando ho capito che come illustratore era dura tirare a campare, mi sono buttato nella grafica. Otto anni, tra stampa e web. Il design e le sue dinamiche hanno un peso importantissimo ancora oggi, qualsiasi cosa faccia: il peso di una linea, la disposizione spaziale degli elementi, l’attenzione al lettering… a volte mi sento come un reduce del Vietnam.

Credi che i riferimenti al tatuaggio tradizionale, comunque molto presenti nei tuoi lavori, siano più una base da cui partire o una barriera da infrangere? Parti più spesso da un idea classica per rivoluzionarla o da un idea nuova usando “le regole” per darle concretezza? Scusa, per quanto ci provi non riesco a renderla meno marzulliana di così…
Marzullo ha appena trovato un erede (n.d.r.: ride)! Faccio esattamente entrambe le cose: procedo secondo le regole che ho fatto mie, ridisegnando i classici e seguendo i consigli dei colleghi più esperti (in primis, Jonas Santana), oppure – se mi viene chiesto un soggetto tipicamente tradizionale –, parto da un flash e lo ridisegno cercando di aggiungere del mio.

Trovo inutile disegnare un veliero di sana pianta quando ho delle ottime reference da cui partire e che posso spiegare ad un cliente, facendogli capire la Storia dietro quel semplice disegno, portando avanti la Tradizione.

Non ho iniziato a disegnare pensando di diventare un artista, tutt’altro. L’urgenza ha sempre dato forma a un concetto, a un’idea, quindi oggi non vedo barriere da infrangere, piuttosto ho tutta una serie di elementi che possono aiutarmi nel mio obiettivo.

Abbiamo parlato la prima volta su tumblr, ma ti seguo da molto su Facebook e Instagram. Pensi che i social network stiano aiutando la cultura del tatuaggio?
I social network hanno rovinato un po’ tutto, ma quando lo dico mi sento sempre vecchio e mi sembra di sputare dove mangio… del resto io e te non ci staremmo parlando senza i social. Shakespeare oggi direbbe “Esserci o non Esserci”. Tremendo, ma vero. Sono da troppo poco tempo nel mondo del tatuaggio, per capirne i danni o i vantaggi effettivi, di sicuro dai racconti di Corrado (tatuatore dal ’95 e boss dello studio in cui lavoro) un tempo era tutto diverso, decisamente più genuino e meritocratico: se volevi spaccare dovevi studiare, farti tatuare, comprare libri e viaggiare, oggi ti basta scaricare Instagram e andare a caccia di hashtag.

Maurizio What-Skin Fantasies Tattoo-Bergamo-Italy
Maurizio What-Skin Fantasies Tattoo-Bergamo-Italy

Seguendo i tuoi post su Facebook, ho avuto l’impressione che le tue radici artistiche (e magari personali) siano riconducibili alla cultura hip hop, e al writing. È una cultura alla quale sei ancora legato? Che ne pensi delle sue attuali evoluzioni (soprattutto di quella Italiana, dove da qualche hanno sta musicalmente vivendo un momento d’oro per quanto riguarda la risposta del pubblico)?
Ho scoperto il writing e la cultura hip hop nel ‘96, e credo mi abbiano fatto capire cosa vuol dire avere un’etica. È importante rispettare chi c’è stato prima di te per andare avanti. In quegli anni ero una mosca bianca, oggi invece è una cultura mainstream. Ci resto inevitabilmente legato, ma non la sento più mia. Del resto è giusto così: sono passati vent’anni.

A che punto è il tatuaggio in Italia rispetto alla qualità, all’esposizione mediatica e all’accettazione da parte della gente?
Credo che l’asticella si sia alzata parecchio, inevitabilmente grazie ai nuovi media. Chi si tatua sta imparando a scegliere e a farsi guidare, nonostante i riferimenti siano spesso starlette in tv, calciatori e fashion blogger che, se da un lato aiutano a far accettare la cosa alla massa, dall’altra distraggono da quello che dovrebbe essere un tatuaggio.

Maurizio What-Skin Fantasies Tattoo-Bergamo-Italy
Maurizio What-Skin Fantasies Tattoo-Bergamo-Italy

Che cosa fai, quando non sei impegnato con i tatuaggi?
Sono diventato padre da poco, quindi cerco di passare il tempo libero con mia figlia e la mia compagna. Se non ci sono loro, perdo un sacco di tempo su google, con le anime e le serie tv.

Chi sono al momento i tuoi tatuatori di riferimento, in Italia e nel resto del mondo, e da chi ti faresti tatuare? Chi credi non abbia ancora il riconoscimento di pubblico che merita?
Domanda complessa… Posso dirti che voglio un pezzo di Ron Wells e Edek, di sicuro. Spero che le persone che se lo meritano sgomitino per prendersi il posto che gli spetta!

Prima di salutarci, progetti per il futuro?
Vorrei inziare a girare un po’ per l’Italia. Credo che in questo lavoro il confronto sia fondamentale per andare avanti.

Maurizio What
SkinFantasiesTattoo, Bergamo 035/872544
info@mauriziowhat.com
www.mauriziowhat.com
Instagram: @mauriziowhat
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