Matteo Manzini: new traditional in evoluzione

Una poetica folgorazione all’età di sei anni e un percorso molto personale che lo ha condotto ad aprire il suo Black Bear tattoo shop ad Aprilia: Matteo Manzini è una giovane promessa che si sta facendo strada con determinazione in questo settore. Se non ne avete mai sentito parlare di lui non perdetevi questa intervista, in cui Matteo si racconta con grande onestà, e soprattutto date un’occhiata alla sua interessante interpretazione del new traditional.

Ciao Matteo, comincio con la domanda di rito: da quanto tempo tatui e come hai cominciato?
Quando mi fanno questa domanda mi trovo sempre in difficoltà a rispondere… forse perché avrei preferito un percorso un po’ diverso. Nel 2010, mentre stavo per finire gli studi all’istituto d’arte di Pomezia, ho deciso che dopo il diploma mi sarei arruolato nell’Esercito, come volontario. Ho fatto i test, ma non ho ottenuto abbastanza punti per entrare e avrei dovuto aspettare qualche mese per riprovarci. È stato allora che ho iniziato ad avvicinarmi al mondo del tatuaggio e ben presto mi sono reso conto che quella era la mia strada. Era un ambiente che mi affascinava da anni, ma non avevo idea di come avvicinarmi. Ho chiesto un po’ in giro, ma nessun tatuatore della zona era disposto a insegnarmi il mestiere, quindi l’unico approccio possibile era attraverso il corso regionale. Ho frequentato il corso, preso l’attestato e dopo pochi mesi mi sono ritrovato subito catapultato in un mondo che non conoscevo minimamente, ma che ero fermamente intenzionato a scoprire, anche da solo. Ho cominciato a fare i primi tatuaggi sugli amici più stretti che, uno dopo l’altro, mi hanno regalato un pezzo della loro pelle. Non finirò mai di ringraziarli!

Non si trovano molte notizie su di te in giro… Vuoi raccontarci qualcosa di più? Quali sono stati i momenti cruciali della tua vita fino a questo momento, sia dal punto di vista della carriera che, se vuoi, da quello personale?
Era il 1997 e avevo solo sei anni. Io e la mia famiglia eravamo ospiti di alcuni parenti in Belgio, a Massmechelen, e un giorno mio cugino ci ha accompagnato a visitare Amsterdam, che distava solo un paio di ore di macchina da lì. Mentre camminavamo per le vie del centro siamo passati davanti a un studio di tatuaggi e i miei, per curiosità, hanno deciso di entrare. Ero piccolo e i ricordi sono molto fumosi, ma ricordo bene quanto ero colpito da quell’ambiente, da quella gente con la “pelle colorata” e dal rumore di quella macchinetta. Ricordo che il cliente – un ragazzo calvo con un occhio di vetro –, si stava tatuando il braccio destro e che le pareti dello studio erano ricoperte di quadri di ogni genere, tappezzate da fotografie di persone tatuate della testa ai piedi.

Quello è stato il mio primo approccio con il mondo del tatuaggio e, anche se al tempo non me ne rendevo conto, mi ha cambiato la vita.

Un altro momento importante per la mia carriera e per la mia vita è stato sicuramente l’apertura del mio studio, il Black Bear tattoo shop, nel 2015.

Chi sono i tuoi maestri e quali sono gli insegnamenti più importanti che ti hanno lasciato, quelli che tieni sempre presente quando lavori, ma anche nella vita?
Dal punto di vista lavorativo non posso dirti di aver mai avuto degli insegnanti veri e propri. Sicuramente ho avuto modo di conoscere molti colleghi e ognuno di loro, direttamente o indirettamente, mi ha insegnato qualcosa. Dal lato umano, invece, ho avuto la fortuna di avere due grandi maestri di vita ai quali devo tutto: i miei genitori.

Parliamo invece del tuo stile: mi sembra chesia un interessante new traditiona con influenze orientali. È così? Come ci sei arrivato e come lo descriveresti?
A dire il vero nemmeno io riesco ancora a dare una definizione precisa del mio stile. Sono sempre stato affascinato dall’arte e dalla cultura orientale, e quando ho iniziato a tatuare il mio obbiettivo era di specializzarmi nello stile giapponese. Negli anni successivi ho cambiato rotta e mi sono avvicinato maggiormente al new traditional, ma ne sono ancora visibilmente e piacevolmente influenzato. In ogni caso penso che la mia identità artistica non sia ancora ben definita, per questo mi adopero ogni giorno per evolvermi e migliorare.

In che direzione ti stai muovendo ora? C’è qualche progetto in particolare a cui stai lavorando?
In questo periodo non sto lavorando a nulla in particolare. Sicuramente uno degli obbiettivi principali è di riuscire a ritagliarmi più tempo dagli impegni dello studio; sia per potermi dedicare di più al disegno e alla pittura che per poter essere più libero di viaggiare, lavorare come guest in altri studi e partecipare a convention all’estero, soprattutto in nord Europa.

Quali sono i soggetti che ami tatuare, di cui pensi di non poterti stancare mai?
Tra i soggetti che amo tatuare particolarmente ci sono senza dubbio gli animali e i demoni, ma è dei volti di donna che penso di non potermi mai stancare. Cerco anzi di disegnarne e di tatuarne il più possibile, per riuscire nel tempo a migliorarne le fattezze e dargli una mia impronta riconoscibile.

Come progetti i tatuaggi insieme ai tuoi clienti? Ci sono delle “regole” sulle quali non transigi?
In primis cerco di capire cosa vorrebbe il cliente e se è possibile accontentarlo. Poi, cerco di capire se vuole rappresentare qualcosa di specifico o se vuole tatuarsi solo per questioni estetiche. Una volta definita l’idea, se il cliente me lo concede, cerco di prendermi più libertà possibile per quanto riguarda la realizzazione del disegno, in modo da garantire il 100%.

Qual è la tua opinione rispetto ai viaggi, alle convention e alle guest?
Viaggiare, sia per piacere che per lavoro, è una costante nella mia vita. Ho preso il mio primo volo all’età di 4 anni e non ho mai smesso (proprio oggi ho prenotato un viaggio in Giappone). Viaggiare e poter lavorare in convention, o in altri studi, per me significa avere l’opportunità di confrontarmi con altre realtà e con altre persone. Penso che il confronto diretto con gli altri sia una delle cose che più arricchiscono l’animo e la cultura.

C’è un gruppo di tatuatori con cui ti confronti e con cui sei in contatto, che sono un’ispirazione e un aiuto per te? Secondo te è importante lo spirito di squadra nel tuo mestiere?
Da quando sono entrato nel mondo del tatuaggio ho avuto la fortuna di conoscere tantissimi colleghi. Molti di loro sono diventati amici, altri sono entrati a far parte della mia vita, come i miei colleghi di studio Thommy Boy e Zosa, con i quali ci si confronta e ai quali chiedo consiglio costantemente.

Vuoi dirci qualcosa di più dello studio in cui lavori e anche della tua città?
Il Black Bear tattoo shop è una delle mie più grandi soddisfazioni. L’ho aperto circa due anni e mezzo fa con l’aiuto del mio amico e collega Thommy Boy, ad Aprilia, a sud di Roma. È uno studio prevalentemente impostato sullo stile tradizionale e le sue sfaccettature (new traditional, black work, ecc). A livello estetico non penso possa essere definito in qualche modo: è probabilmente un mix tra stile rétro e industrial. Per me, e spero anche per i miei colleghi, è come una seconda casa. È il posto in cui passo la maggior parte della mia giornata, in cui mi sento libero di esprimere me stesso a 360 gradi. L’idea di base era di creare uno studio che fosse anche centro culturale, in cui organizzare mostre ed eventi di vario genere. II rapporto con la città, nonostante le difficoltà iniziali, è migliorato notevolmente. Aprilia è una città molto giovane, in cui la cultura del tatuaggio non è ancora radicata, e non è stato facile subentrare con uno studio di questa tipologia. Noi però ce la mettiamo tutta e i risultati si cominciano a vedere.

Che cosa ti piace fare quando non lavori? Quali sono le tue più grandi passioni, oltre al tatuaggio?
Oltre al tatuaggio, la mia passione più grande è viaggiare e fortunatamente ho scelto un lavoro che mi permette di spostarmi parecchio, anche se non sempre per piacere. Sono un grande amante della musica, di tutti i suoi generi, e suono la batteria. Negli ultimi anni ho scoperto di essere anche un grande amante dell’antiquariato.

C’è qualcosa che non ti ho chiesto e che vorresti aggiungere prima di salutarci?
Vorrei semplicemente ringraziare voi per l’opportunità e tutte quelle persone che hanno creduto in me e continuano a farlo.

Seguite Matteo sulla sua pagina Facebook: Matteo Manzini Tattooist e su Instagram: matteo_manzini_tattooist
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