Marco C. Matarese, maestro dell’Etching

Tatuaggi disegnati tramite la tecnica dell’acquaforte. Precisione da lasciare a bocca aperta. La nostra intervista al titolare del ‘Puro Tattoo’ di Milano.

Per capire la bravura cristallina di Marco C. Matarese basterebbe lasciar parlare le sue opere che, per essere sintetici, altro non sono che trasposizioni su pelle di tatuaggi tracciati tramite la tecnica dell’Etching (o acquaforte, se volessimo dare pregio alla lingua italiana).

Marco Matarese, Puro Tattoo Studio, Milano
Marco Matarese, Puro Tattoo Studio, Milano – photo by Ray Tarantino

Per capire meglio Marco, però, bisogna lasciarlo parlare a lungo. Spiegarsi dettagliatamente. Cosa che noi abbiamo fatto nella seguente intervista. Corredata da una clip finale che lascia davvero l’anima rincuorata.

Partirei chiedendoti di te: da quant’è che tatui? E qual è stata la tua formazione non solo in ambito di tattoo art?
Faccio questo mestiere da circa tre anni e mezzo e in precedenza ho frequentato il Liceo Artistico, l’Accademia di Belle Arti, una scuola di Cinema e vari praticantati come scenografo, decoratore ecc. In ambito lavorativo, invece, ho avuto una ditta di decorazione e restauri per oltre una quindicina d’anni. Nel mentre ho fatto l’antiquario per altri sette anni.

Marco Matarese, Puro Tattoo Studio, Milano
Marco Matarese, Puro Tattoo Studio, Milano

Perché hai chiamato il tuo studio ‘Puro Tattoo’?
Quando lo stavo aprendo, dovevo scegliere un nome e, dato che i temi che trattavo all’epoca (e che a volte tratto ancora) si riferivano ad un’estetica religiosa, ad un’alchimia o a “qualcosa” di superiore, mi è parso che la parola ‘Puro’ cascasse a pennello anche per un semplice discorso di associazione. Vale a dire: l’inchiostro, impurità sotto pelle, abbinato ad un nome che fosse in contrasto, quindi puro.

Tatui da poco, ma la tua lista d’attesa è bella corposa, vero?
Sì, solitamente varia da un minimo di dieci mesi ad un massimo di dodici/tredici, a seconda del periodo dell’anno.

Quand’è scoccata in te la scintilla che ti ha permesso di unire la tecnica dell’acquaforte ai canoni del tatuaggio?
In realtà ho scelto questa professione solo dopo aver visto un tatuatore americano che utilizzava uno stile simile al mio, ovvero un Etching molto più morbido, ma comunque un Etching. Quindi, non solo ho iniziato immediatamente ad utilizzare questa tecnica, ma è stata proprio questa stessa tecnica che mi ha spinto a fare il tatuatore.

Immagino che per te la preparazione della carta velina sia di pari importanza alla realizzazione del tatuaggio… O sbaglio?
Onestamente credo che la qualità di un Etching sia dovuta anche, e sopratutto, al movimento delle linee, al parallelismo tra di loro e alla sensazione di volume che ti possono far percepire. All’inizio (ti sto parlando del primo anno e mezzo) ero davvero legato alla stesura dello stencil, nel senso che esso mi doveva guidare nel lavoro finale, mentre adesso, segno l’outline, un po’ di direzioni delle linee, per poi realizzare gran parte del lavoro liberamente senza di esso.

Marco Matarese, Puro Tattoo Studio, Milano
Marco Matarese, Puro Tattoo Studio, Milano

Quel che si dice un lavoro di massima precisione…
Esatto. Ho notato che, il fare su misura le direzioni delle linee a seconda del tipo di pelle e della sua consistenza, mi permette di giocare di più con l’anatomia della muscolatura. Come, ad esempio, la verticalità di un polpaccio.

Riguardo all’acquaforte, hai avuto dei maestri per quel che riguarda l’arte raffigurativa?
Frequentando la facoltà di Pittura, una delle materie fondamentali ed indispensabili per procedere negli anni, era Incisione; per questo motivo ne ho fatta parecchia, tendenzialmente sperimentale, meno figurativa, più legata alle forme. Ho avuto degli insegnanti molto validi, ma i miei riferimenti, da quando ho deciso di fare incisione su pelle, sono stati davvero tantissimi.

Frequento mercatini di antiquariato, librerie in cui vendono libri antichi, trovando inspirazione per nuovi modi di incrociare le linee;

oltre ad Albrecht Dürer, Gustave Doré e Francisco Goya cerco spesso cose che posso imparare anche da artisti minori. Persone che magari hanno fatto anche solo un semplice frontespizio di un libro.

Trovi che l’acquaforte sia stata antesignana anche di alcune tecniche fumettistiche d’autore? Il tratto ci assomiglia parecchio…
Sicuramente il tracciare un outline e poi chiaroscurare con linee o punti, è una cosa che fa somigliare l’acquaforte alle tavole fumettistiche, ma penso che la vera differenza risieda nella bellezza legata ad essa. Sai, se abbandoniamo per un attimo la tattoo art, amo la visceralità nell’incidere metallo, l’acido, gli inchiostri e la torchiatura del foglio. Il fumetto è una cosa molto più impostata, magari tracciata a matita e poi elaborata a china. Solitamente con pennini o, addirittura, con pennelli finissimi.

Marco Matarese, Puro Tattoo Studio, Milano
Marco Matarese, Puro Tattoo Studio, Milano

Prima di congedarci, mi parli di una iniziativa denominata ‘A5405’, importante ed etica allo stesso tempo, che ti ha visto esposto in prima persona?
Quando mi è stata proposto il progetto, mi hanno reso noto che Nedo Fiano, uno degli ultimi italiani ancora in vita e sopravvissuti ad Auschwitz, stava purtroppo perdendo la memoria a causa del Alzheimer; il numero A5405 – che lui ha avuto l’obbligo di avere addosso tutta la vita, nel senso che gli è stato tatuato coattamente dai nazisti – veniva riproposto nel video in una maniera del tutto particolare. Ho subito detto sì perché stiamo parlando di un tatuaggio fatto tramite l’abuso e la violenza. Nonostante ciò è diventato il simbolo di questa memoria storica e mi sembrava giusto che non andasse perso (per saperne di più consultare il video sottostante, ndr).

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