GHEMON, il lupo esce a ‘Mezzanotte’

A colloquio con uno dei rapper italiani più caldi sulla scena, tornato col suo quinto album: «I tatuaggi mi danno forza allontanandomi dalle mie paure»

È il momento della verità per Ghemon (vero nome: Gianluca Picariello), rapper originario di Avellino sempre più intrigante nella proposta musicale dopo l’arrivo del suo nuovo album ‘Mezzanotte’.

Ghemon, difatti, non rappa e basta. Comunica con rime altamente meditate e musiche ugualmente sofisticate che prendono in prestito il meglio della black music che parte dal Marvin Gaye anni ’70 ed arriva alla schietta contemporaneità dei The Roots e del redivivo D’Angelo. RnB di classe intinto nelle migliori fragranze hip hop.

E poi Gianluca ci parla anche tramite il potere dell’inchiostro. Nella fattispecie quello dei suoi svariati tatuaggi che ci ha illustrato non lesinando mai su aneddoti e sensazioni dettate dai ricordi. Perché potrai anche essere un idolo delle fasce più giovani, ma in fondo quegli anni ’80 e ’90 sono sempre qui tra noi. Implacabili.

Mi è giunta voce che il tuo primo tatuaggio te lo sia fatto appena diciassettenne. Un ideogramma giapponese riportante la massima “Conoscere/Essere”. Confermi?
Confermo tutto. Quel tatuaggio fu qualcosa di completamente inaspettato. Accompagnai il mio caro amico Paolo – che era già tatuato di suo – in questo shop di Avellino e là, ispirato dall’atmosfera, decisi di farmi un pezzo pure io. Qualcosa di simbolico, magari. E quindi quella che oggi è una normalità, una bella normalità per tante persone, per noi ragazzini di fine anni ’90 si tramutò in un momento speciale.

Ghemon tattoo

Qual è la tua attitudine attuale nei confronti della tattoo art? Nel rap ti sei sempre voluto distinguere dai luoghi comuni per via della tua sensibilità artistica e l’hai nuovamente ribadito in ‘Mezzanotte’. Per quanto riguarda l’inchiostro invece?
Beh, il mio stile si è senz’altro evoluto negli ultimi tre/quattro anni, anche se la scelta dei soggetti resta sempre legata a dei ricordi specifici. Cerco d’imprimere il ‘momento’ e, allo stesso tempo, non disdegno il dolore terapeutico dell’ago a contatto con la pelle. E poi, sì, mi piacciono i tatuaggi particolari. Solitamente propendo per disegni di animali perché adoro il loro valore metaforico.

Al momento quanti pezzi hai?
Circa una quindicina. Le braccia dovranno prima o poi diventare delle maniche. Dopodiché passerò alle cosce. Diciamo che il mio corpo tatuato sta, poco alla volta, crescendo.

Possiamo parlare di Ghemon amante del New School figurativo?
Sì, ma credo che il mio passato da writer/graffitaro mi porterà in futuro a cercare altre forme espressive. Ora, per esempio, sono parecchio intrigato da quei fantastici lettering appartenenti alla cultura Cholo.

Torniamo un attimo alla tua passione per i tatuaggi “selvatici”. Nel senso di animali.
Al momento ne ho un bel po’: una tigre, un lupo, diversi serpenti, addirittura una balena. E poi, all’interno del bicipite sinistro, sfoggio il draghetto Grisù! (ride) Scendendo nello specifico, le due mani che si intrecciano tra loro modello rettili, con tanto di lettering ‘Trust No One’, sono un tributo ad una mia vecchia amica. La tigre simboleggia il mio modo rampante di ‘aggredire’ la scena hip hop mentre il lupo, beh, quello è un omaggio alla mia città natale: Avellino.

Ah, i famosi “lupi verdi” dello stadio Partenio. I giocatori dell’Avellino Calcio che fecero grande il club negli anni ’80: De Napoli, Diaz, Bertoni, Alessio, Dirceu ecc.
Vedo che te ne intendi di football! (si illumina, Ndr) Sì, il sottinteso è quello, ma anche il lupo nel senso di solitario e leader of the pack, capo del branco, tutto allo stesso tempo. D’altronde prima parlavamo non a caso di metafore…

Ghemon. photo by Mauro Puccini

Dovendo proprio scegliere: lupo o tigre?
Tigre perché sotto c’è un lettering (‘Me First’) che non ha bisogno di troppe spiegazioni. Quel tatuaggio risale ad un periodo in cui ero in cerca di fiducia in me stesso e, col tempo, me ne ha data eccome! Ringrazio EGBZ di Roma per avermelo tatuato perché al momento è il pezzo più prezioso che posseggo.

Sei legato anche ad altri tatuatori?
Tra tutti direi i ragazzi del Satatttvision, uno studio di Milano e GoldenTrash, ovvero Antonio del gruppo Power Francers, un altro che sa esattamente dove mettere le mani quando hai bisogno di un bel tatuaggio.

‘Mezzanotte’, il tuo ultimo album, lo consiglieresti al proprietario di un tattoo shop?
Assolutamente sì perché questo resta un disco super-intenso, ma anche terapeutico. Carico, ma anche coi suoi bei momenti di relax. Se lo ascolti dall’inizio alla fine, potresti tranquillamente prendere in mano la macchinetta ad aghi e lavorare ad un nuovo tattoo! (ride) E poi in ‘Mezzanotte’ si parla di dolore, di concetti che ti restano addosso anche ad ascolto terminato.

Ghemon tattoo

Chi è quella sorta di supereroe che porti impresso nella parte interna del tuo braccio destro?
Quello è Devilman, un cartone animato che vedevo da piccolo. Mi piace la sua grafica hardcore e la storia collegata al suo personaggio: in pratica si tratta di un demone redento che, una volta sceso sulla Terra, conosce una ragazza e comincia a lottare dalla parte del bene. Ennesima metafora a cavallo tra ricordi d’infanzia e una situazione decisamente più adulta.

Perché quella frase (in inglese) ‘Il ragazzo consegna sempre’ sull’altro tuo braccio?
Perché accompagna la figura di Paper Boy, il soggetto di un videogame anni ’80. E poi quell’espressione, negli anni, è diventato un po’ un mantra scaramantico tra me e il mio discografico. Un escamotage per sottolineare che le cose stanno procedendo nella giusta direzione. ‘Come è andato il concerto?’, mi fa lui. Ed io – visto che la data era sold out –: ‘Tranquillo, il ragazzo consegna sempre!’ (risate)

Hai altri tatuaggi in programma?
Sì, almeno tre. Volevo farmi disegnare la famosa rovesciata di Carletto Parola – quello immortalato sulle figurine Panini – per sottolineare il mio amore viscerale per il calcio. Più un simbolo di Michael Jordan per fare altrettanto nei confronti del basket, l’altro mio sport prediletto. E poi ho chiesto ai ragazzi di Satatttvision di studiare un bel portrait di Sensei John Kreese… (sorride)

Intendi il maestro “cattivo” del film ‘Per vincere domani – The Karate Kid’?
Esatto! Sai, ho sempre adorato quando invitava i suoi allievi a non aver paura di niente. Ecco, per me è uguale: paure, al momento, non ne ho. Non bisogna avere timore, ma solo fare le cose per bene. Quel tattoo del Sensei spero di poterlo sfoggiare in occasione della prima data del ‘Mezzanotte Tour’, il prossimo 30 novembre a Milano (concerto già esaurito in prevendita, Ndr). Vi aspetto là.

Le date del ‘Mezzanotte Tour’:
30/11 – Santeria Social Club – Milano (sold out)
01/12 Santeria Social Club – Milano
02/12 – TPO – Bologna
07/12 – Afterlife – Perugia
08/12 – Auditorium Flog – Firenze
09/12 – Monk – Roma
15/12 – Hiroshima Mon Amour – Torino
16/12 – New Age Club – Roncade – Treviso
20/12 – Mame – Padova
21/12 – Casa delle Arti – Conversano – Bari
22/12 – SMAV – Santa Maria a Vico – Caserta
23/12 – Tilt – Avellino
29/12 – Latteria Molloy – Brescia
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