Federica Dal Bo, tatuaggi alla caffeina

La scatenata cantante dei Calvario (band a cavallo tra hardcore e black metal) ci parla del suo amore per l’inchiostro. Soprattutto quello made in Rudy Fritsch

Facciamo le necessarie presentazioni. Federica “Rika” Dal Bo è la voce senza compromessi dei milanesi Calvario, gruppo equamente diviso tra influenze hardcore e black metal che ha da pochissimo pubblicato il primo EP eponimo composto da cinque tracce tutte riassumibili in parole secche e brevissime: ‘Light’, ‘Lack’, ‘Path’, ‘Shadow’ e ‘Anxiety’.

Un nome senz’altro nuovo della musica estrema che vorremmo farvi conoscere meglio tramite la loro notevole frontwoman e il suo percorso all’interno di una tattoo art che, sullo specifico corpo di Federica, sa essere di ispirazione giapponese così come traditional. Il microfono passa subito a lei. E stavolta non per farci sanguinare le orecchie.

Calvario by Matteo Bosonetto
Calvario by Matteo Bosonetto

Come prima cosa è inevitabile che ti chieda come sei diventata la cantante dei Calvario…
Guarda, è stata una cosa del tutto casuale. Un paio d’anni fa ho vissuto per un breve periodo a Barcellona e Marco Dia, il chitarrista della band, è passato in città per un concerto con Stefano Marotta, il bassista. Avevo già in programma di trasferirmi a Milano mentre Marco, allo stesso tempo, si ricordava di un mio precedente progetto musicale e del mio “stile” vocale. E da lì è partito tutto.

Cosa ti ispira nella scrittura delle liriche?
Sensazioni forti, come rabbia, rancore e pesantezza, che possono identificarsi in molte situazioni all’interno della società o nella vita stessa. Non vedere però tutto questo in senso strettamente negativo, perché nei testi cerco sempre di analizzare tali emozioni in maniera del tutto razionale.

Chi sono i tuoi frontman (o frontwoman) di riferimento?
Ovviamente, come donna, ho sempre ammirato Candace Kucsulain, la cantante dei Walls Of Jericho. Anzi, pensandoci bene, forse è proprio da lei che è iniziato tutto il mio percorso vocale. Come altre influenze posso nominarti Caro Tanghe degli Oathbreaker, Ryan Mckenney dei Trap Them, ma anche Greg Puciato dei Dillinger Escape Plan, Keith Buckley degli Every Time I Die, Andrew Neufeld dei Comeback Kid e Chino Moreno; ma il Chino dei primi Deftones, non quello attuale.

Ai tatuaggi, invece, come ci sei arrivata?
Avevo 21 anni quando ho iniziato a tatuarmi. Ne sono sempre stata affascinata e, all’epoca, avevo questo amico che lavorava come shop manager in uno studio a Treviso. Il mio percorso è cominciato esattamente così.

Parliamo dei tuoi pezzi partendo dal bellissimo full back che hai a tutta schiena: lo tsunami orientale.
Ahia! Lì tocchi un tasto dolente, più o meno in tutti i sensi! (ride) Oltre al dolore provato, ho impiegato un sacco di anni per completare quello tsunami basato sul quadro di Hokusai. Rispetto all’opera originale sono stati aggiunti dei pezzi (come peonie e nuvole) che scendono a lato e sulla pancia.

A proposito, chi ne è l’autore?
Quell’onda è stata lavorata da più artisti per motivi che non sto qui ad elencarti, ma devo ringraziare moltissimo Marco Tafuri del Red Couch Tattoo per avere avuto la pazienza di prenderla per mano e aiutarmi a completarla.

Federica by Tom Barnes
Federica by Tom Barnes

Perché due immagini femminili, entrambe bendate, sulle tue braccia?
Quelle due opere sono di Rudy Fritsch e rappresentano me stessa in due precisi momenti e fasi della mia esistenza. Oltretutto quei tattoo sono strettamente legati agli oggetti femminili che li circondano. Sai, ho sempre viaggiato molto nella vita e stretto amicizie decisamente importanti. Parecchie di queste persone ora vivono lontane da me e le vedo sporadicamente.

Ho chiesto loro, quindi, di scegliere un qualcosa che le rappresentasse o che fosse collegato ad una situazione particolare, e da qui è nata l’idea per completare le mie braccia.

Mi spieghi perché non una, ma ben due caffettiere sulle tue cosce?
Adoro il caffè e ne bevo a litri ogni giorno! Quella bevanda mi mette di buon umore ed è una cosa che ho in comune con tutto il resto della mia famiglia. Anche questi due sono pezzi made in Rudy Fritsch. Una è una caffettiera moderna, mentre l’altra è inglese e risale addirittura al 1700.

Oltre a Fritsch, mi fai una panoramica su i tuoi tatuatori preferiti?
Ho la fortuna di sfoggiare pezzi di molti artisti che amo, tranne qualcuno che sarà in progetto nei prossimi mesi/anni. Sicuramente Rudy Fritsch, come ti ho detto, ma anche Martin Di Collalto, Civ dei Gorilla Biscuits, La Bigotta, Philippe Fernandez, Dane Soos e Giacomo 6 Dita. Spero, invece, di riuscire a farmi tatuare presto da Dap Skingdom, James Kalinda, Kim-Anh, Lucille Ninnivaggi, Matteo Gallo e Daniel Teixeira.

L’immagine del vostro EP è decisamente sacra (chiamandovi per l’appunto Calvario): cosa ne pensi dei tattoo religiosi?
Si, quella è un illustrazione della Bibbia di Gustave Dorè e rappresenta, banalmente, il Calvario e la crocifissione. Sai, credo che ognuno debba avere la massima libertà espressiva riguardo ai soggetti da imprimere sulla sua pelle, sempre però con un minimo di rispetto verso gli altri… Io personalmente non ho mai sentito il bisogno di un simbolo sacro, soprattutto perché ho sempre avuto poca considerazione nella Chiesa come istituzione religiosa. Ma questa è solo la mia umile opinione.

Come reagisci quando il pubblico vede anche del sex appeal in te, oltre che ad una innegabile grinta on stage?
Beh, non è un segreto che ogni donna voglia sempre apparire al meglio e poi io, negli anni, ho avuto la fortuna di avere degli scatti fotografici da parte di gente molto talentuosa. (sorride) Però la società attuale e l’immaginario collettivo ottuso si basano troppo sull’aspetto fisico, e non c’è nulla di nuovo in questa mia affermazione… (riflette) Eppure resto sincera nel dire che le persone con cui mi confronto a fine concerto restano comunque più colpite dal mio timbro vocale che dal resto. Sai, c’è sempre spazio a questo mondo per coloro che vogliono guardare al di là dell’apparenza…

Copertina EP Calvario
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