Cleo, rullate tatuate!

Tattoo simpatici e orecchio attento per il jazz che diventa fusion: conosciamo meglio l’affascinante batterista delle Killin’ Baudelaire…

Martina Ungarelli, in arte “Cleo”, è la batterista della band tutta al femminile delle Killin’Baudelaire, quartetto lombardo che qualche settimana fa era a Monza a macinare rock esplosivo (con qualche moderna influenza elettronica) prima delle esibizioni oceaniche di Blink 182 e Linkin Park.

Cleo, interrogata al riguardo, non sa dirmi granché sul suo soprannome («Me l’hanno affibbiato al liceo ed è il diminutivo di Cleopatra: mi piace e sinceramente non so da dove derivi»), ma in compenso ha parlantina svelta per quel che riguarda l’inchiostro che indossa sul suo corpo. E gusti musicali che non si limitano ai soliti drummer pestoni dell’universo rock/punk/metal, ma inglobano artisti che sanno come far “cantare” piatti e rullante. A lei la parola.

Siete tutte giovani nelle Killin’ Baudelaire e tu sei pure la più tatuata di tutte. Cosa ti ha avvicinato al mondo della tattoo art?
Ho fatto il primo tatuaggio a sedici anni pensando fosse anche l’ultimo, ma ovviamente mi sbagliavo! (ride) Tant’è che negli ultimi tempi – facciamo pure tre anni buoni – ho iniziato a tatuarmi molto. Credo che, in certi casi, la musica che ascolti e le passioni che possiedi vadano a influenzare l’aspetto fisico, anche se non è sempre così. Nel mio caso per esempio, facendo la modella alternativa e frequentando concerti rock, ho cominciato a sentirmi sempre più affine a questo mondo che comprende anche la tattoo art.

Parliamo dei tuoi tatuaggi nel dettaglio. La tua manica destra è zeppa di “pasticcini” dalle svariate espressioni: cosa rappresentano?
Quelli sono dei pasticcini zombie che rincorrono una ciambella spaventata! Lo so, fa ridere. In realtà, essendo molto autoironica, è stato un mio modo simpatico per rappresentare alcuni eventi della mia vita. Io, tempo fa, ero una “ciambellina” spaventata da ogni cosa, anche se poi ciò che mi faceva paura non era poi così spaventoso… Ho sempre pensato che vivere tutto col sorriso sulle labbra sia la chiave della mia personale felicità, quindi perché non ricordarselo per sempre tramite una manica tatuata?

Mi parli di quella coda di pavone che sfoggi all’interno del tuo braccio sinistro?
La coda di pavone rappresenta la rinascita dell’animo umano. Amo l’arte in generale e scrivo racconti in cui spesso aggiungo piccoli rimandi a dipinti e canzoni. Ho utilizzato la metafora della coda/piuma in una mia storia in cui ho voluto sottolineare quanto sia deleterio perdere tempo. Questo racconto è stato come una rinascita per me, quindi ho voluto tatuarmelo.

CLEO, KillinBaudelaire
CLEO, KillinBaudelaire

Chi ti ha realizzato quel pezzo geometrico composto da diversi esagoni che hai sul lato della tua coscia sinistra?
L’ha realizzato un mio caro amico di nome Miky Jay.

Mi sveli i nomi dei tuoi tatuatori prediletti che hai conosciuto fin qui?
Sicuramente tutti quelli del Diè Tattoo Studio di Milano, nessuno escluso, e del Diamond Tattoo di Monza. Il bravissimo Stefano Casper Bizzozzero dello stesso Diamond Tattoo ha eseguito un pezzo sul mio braccio. Poi c’è Mirko Gallo ed è lui l’artista che mi ha tatuata di più. Amo il suo stile e i suoi disegni neo-traditional. Alessia Amoruso detta “Alerose” invece ha eseguito i pochi pezzi femminili che sono sul mio corpo. Per ultimo e non per importanza, assolutamente Rud De Luca: un tattoo maker davvero eccezionale. Lui, tra l’altro, ha realizzato il tatuaggio che amo di più, ovvero una sua personale reinterpretazione di Mercoledì, la bambina della Famiglia Addams.

Sei tatuata anche sulla schiena?
Ho due tatuaggi da quelle parti. Uno molto piccolo sotto il collo e l’altro sul lato destro, dal fianco al costato. Quest’ultimo è stato il primo che ho fatto e un po’ me ne pento perché ora vorrei tatuare l’intera schiena e quel tattoo ostacola il mio progetto. Pian piano penserò a qualche stratagemma artistico che mi permetta di farlo ugualmente.

Mi sveli i nomi dei batteristi che ti hanno dato di più a livello di emozioni?
Ho cominciato a suonare grazie a Chad Smith dei Red Hot Chili Peppers, difatti è proprio lui il primo che mi sento di citare. A seguire Travis Barker dei Blink 182 che mi ha sempre regalato la l’aspetto più “fun” legato all’uso sfrenato di questo strumento. Allo stesso tempo non posso dimenticare grandi del jazz/fusion come Steve Gadd e Jack DeJonhette; li ho visti entrambi al Blue Note di Milano, insieme al mio maestro Maxx Furian, e credo di aver respirato una sorte di atmosfera magica.

Ultima domanda: a che punto siete col vostro album di debutto? L’EP ‘It Tastes Like Sugar’ è uscito l’autunno scorso ormai…
Siamo in fase di scrittura e speriamo di andare in studio tra breve. Abbiamo fatto molti live tra cui alcuni veramente importanti e impegnativi, però ora è tempo di concentrarci sui brani nuovi.

Le date del tour europeo delle Killin’ Baudelaire:
19/09 – Londra (Black Heart) – UK
20/09 – Darwen (Sunbird) – UK
21/09 – Birmingham (Subside) – UK
22/09 – Evesham (The Iron Road) – UK
23/09 – Bolton (The Alma Inn) – UK
06/10 – Puget Sur Argens (Le Rat’s) – Francia
07/10 – Ginevra (Undertown) – Svizzera
29/11 – Graz (Explosiv) – Austria
30/11 – Mannheim (Kurzbar) – Germania
01/12 – Chur (Palazzo Beat Club) – Svizzera
02/12 – Reims (Le Contrepoint, La Fest 2) – Francia
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