Ca.Pa. Tattoo: una ricerca sullo stile tradizionale

Ciao Paolo, quando sei venuto a contatto per la prima volta con il mondo del tatuaggio? Chi ti ha fatto il primo tattoo e cosa ha significato per te?
Il mio primo incontro con il tatuaggio c’è stato quando ero ancora bambino. Nella mia famiglia, estremamente moralista, mi venivano trasmessi certi valori e il tatuaggio è stato sempre menzionato insieme alla droga e al tabagismo, come qualcosa da evitare. Ricordo come fosse ora quando per la prima volta ho visto un tatuaggio: ero al mare con i miei e a me non è sembrato altro che un trasgressivo segno di distinzione, che certamente celava una storia affascinante. La mia esistenza è andata avanti su due binari paralleli: il primo, quello dell’integrità, mi ha condotto a terminare i miei studi scientifici e a iniziare la professione di geologo; il secondo continuava a connettermi a quei segni incisi sulla pelle in modo permanente, che prendevano vita nella mia mente e sui fogli di carta che, al termine delle mie serate, finivano accatastati nello stesso cassetto. Alla fine però “al cuore non si comanda” e un giorno ho deciso di mollare tutto per seguire la mia passione. Il mio primo tatuaggio risale al 2001. È stato un rito di passaggio più che un autentico desiderio verso un soggetto preciso, come nei più classici dei cliché alla fine di una relazione. A farmelo è stato Guido Morelli, tatuatore storico del mio paese, nonché colui che sarebbe diventato in seguito uno dei miei iniziatori.

Ca.Pa. Tattoo, Electric Tattooing, Viareggio
Ca.Pa. Tattoo, Electric Tattooing, Viareggio

Sei un tatuatore giovane ma hai già avuto l’onore, il privilegio e la bravura di lavorare in studio molto importanti e affermati. Vorresti parlarci di queste esperienze e di quello che ti hanno lasciato?
Il primo studio importante in cui ho lavorato è stato senz’altro il Peekaboo a Pistoia, dove ho conosciuto uno dei miei più grandi ispiratori per quanto riguarda il tatuaggio e la vita: Rino Valente. Nel suo studio ho acquisito una maggiore capacità di distinguere “il bello”: avevo libero accesso alla libreria dello studio e la possibilità di disegnare circondato da sketch legati alla storia del tatuaggio moderno, inoltre potevo confrontarmi con tatuatori che ammiro e stimo, primo tra tutti il mio caro amico Gianmauro Spanu.

Tutto questo mi ha permesso di affinare il mio senso estetico.

Grazie a Rino ho conosciuto anche Pepe dell’Electric Tattooing di Viareggio, con cui poco dopo è iniziata una collaborazione. Altre esperienze significative sono sono state il mo passaggio breve ma intenso da Samuele Briganti, nel suo Bold Will Hold di Firenze (si è creato un rapporto mentre mi facevo tatuare la schiena da lui); e l’approdo all’Inkamatic di Trieste con Dane Mancini, avvenuto grazie alla congiunzione astrale di vari eventi. A Samuele devo il metodo di approccio al tatuaggio e il grande esempio di “vita da studio”, mentre a Dane devo la mia impronta stilistica e soprattutto il fatto di avermi spronato a ricercare una personalità artistica nella quale potermi riconoscere.

Dove lavori attualmente?
Sentendo l’esigenza di avvicinarmi a casa ho trovato pace e stabilità all’Electric Tattooing di Viareggio, dove attualmente lavoro. Da subito ho percepito un approccio differente al tatuaggio, meno radicale e fondato sì sulla tradizione, ma anche con una forte propensione all’innovazione. Devo indubbiamente a Pepe, fondatore e proprietario dello studio, una grande scossa che ancora percepisco in maturazione dentro di me e un’apertura mentale che sono sicuro sarà fondamentale per la mia formazione. Stare a stretto contatto con lui mi ha permesso di alleggerire la mia visione del tatuaggio tradizionale, non più come un’archetipo intoccabile, ma un punto da cui partire per dare un’impronta personale che possa riflettere non solo il tatuatore che lo esegue, ma anche il cliente che lo indosserà.

I tuoi lavori sono focalizzati soprattutto sullo stile tradizionale: come mai la scelta di questo stile?
Lo stile tradizionale è una scelta innanzitutto dettata dal gusto personale, ma trova il suo sostegno nelle profonde radici storiche, attraverso le quali rinvigorisce la potenza del suo messaggio. È uno stile che nasce per essere tatuaggio, per durare nel tempo, per resistere alle mode e culturalmente risponde a un esigenza ben precisa dell’uomo, ovvero quella di sentirsi parte di una tradizione. Pochi sono gli stili attualmente diffusi che possono avere lo stesso vanto; forse solo il tribale e il tradizionale giapponese. Credo che l’ampia diffusione di trasporre nel tatuaggio altre branche dell’arte come la pittura, la fotografia, il fumetto e l’illustrazione, per quanto siano tecnicamente sbalorditive, abbiano poco a che vedere con la cultura di adornare un corpo umano in maniera permanente, perché tendono ad esaltare più se stesse che le forme su cui sono impresse.

Ca.Pa. Tattoo, Electric Tattooing, Viareggio
Ca.Pa. Tattoo, Electric Tattooing, Viareggio

Nei tuoi lavori vedo una grande ricerca per rendere più “tuoi”, e originali, i soggetti codificati nel corso di vari decenni… Ad esempio l’utilizzo di nuove palette di colori (ocra, terra, grigi, azzurri scuri ecc.) e di nuove inquadrature dei soggetti. Da cosa nasce questa ricerca e da cosa trai ispirazione?
Credo che la voglia di distinguersi sia una componente costitutiva dell’arte in generale, ma forse ancor di più è presente nel tatuaggio, in quanto segno di distinzione. Chi sceglie di indossare per tutta la vita un disegno ben preciso merita qualcosa di personale. La mia esigenza nasce da qui. La ricerca di un mio personale punto di vista è stata fortemente stimolata dai miei maestri, in particolare devo ringraziare per questo Dane Mancini, che mi ha spinto a cercare ispirazione nell’arte, nella musica e nel mondo che mi circonda. Forse non riesco ancora a farlo completamente, ma tengo in mente il suo esempio e mi sento più incanalato verso la ricerca del bello, in tutto ciò che attrae la mia attenzione. Ad esempio, l’uso di una certa palette cromatica nei miei ultimi lavori è nato dall’osservazione dei colori utilizzati in alcune cartografie antiche medievali, di cui sono appassionato per via dei miei studi di geologia.

Cosa consiglieresti a un giovane tatuatore che approccia questo stile?
Penso di essere un tatuatore giovanissimo, perciò forse non ho ancora tanto da trasmettere. Posso però affermare con sicurezza che non esiste approccio migliore di quello di dedicare il proprio corpo alla scoperta del tatuaggio. Farsi tatuare rappresenta un’occasione unica per conoscere grandi artisti, imparare a muoversi nel mondo dei tattoo studio e selezionare i propri gusti in base al progetto che si ha per se stessi. Sicuramente rappresenta anche un viaggio introspettivo fatto sì di entusiasmo, ma anche di fatica, dolore e sforzi che mettono alla prova in modo concreto il percorso che si vuole intraprendere. Non esiste approccio migliore se non la dedizione. Ogni tatuaggio fisserà un’esperienza ben più ricca del semplice risultato estetico, se presa nel modo corretto.

So che sei un grandissimo estimatore/collezionista del tatuaggio Giapponese, pensi di sviluppare la tua carriera anche verso questo stile?
Il tatuaggio giapponese è e rimarrà sempre il mio primo amore. Come il tradizionale ha una grande storia da raccontare. Nonostante abbia molti tatuaggi in questo stile – e sia già stato in Giappone per farmi tatuare – la mia esperienza mi ha permesso di constatare quanto io sia lontano culturalmente dal giusto approccio necessario a portare avanti questa tradizione. Mai dire mai però, spero che la mia carriera sia ancora lunga e mi riservi molte sorprese.

Chi sono i tuoi tatuatori preferiti le tue fonti d’ispirazione?
Molti dei miei tatuatori preferiti, o che comunque mi hanno ispirato in qualche modo, mi hanno anche tatuato. Tra questi ci sono tutti i miei mentori e gli amici già nominati fino ad ora. Oltre a loro ci sono gli artisti che non ho mai conosciuto di persona, ma che apprezzo molto e da cui spero di farmi tatuare presto. Ad esempio El Bara, Paul Dobleman, Rich Hadley, Joe Ellis, El Carlo, Joel Soos e forse è il caso che mi fermi… perché mentalmente ho già esaurito lo spazio che rimane disponibile sul mio corpo!

Hai qualche progetto in cantiere per il futuro?
Attualmente nessuno in particolare. Ho appreso che è meglio non farsi troppe idee sul futuro… Spesso le occasioni migliori della vita ti fanno cambiare direzione in maniera inaspettata e soprattutto in questi settore la metà del lavoro lo fanno i miei clienti. Mi piace pensare di costruire la mia vita giorno per giorno e lasciarmi influenzare da tutti coloro che decidono di fare un pezzo di strada con me, siano essi colleghi o persone che desiderano un mio lavoro.

Grazie ancora per la tua gentilezza e disponibilità! Per finire la nostra chiacchierata vorresti salutare o ringraziare qualcuno?
Innanzitutto vorrei ringraziare Tattoo Life per questa intervista, che rappresenta per me una bella e inaspettata sorpresa. Ringrazio inoltre tutti coloro che mi hanno spinto e sostenuto in questo percorso; coloro che adesso si sono ricreduti e mi hanno accettato per le scelte compiute; coloro che non mi hanno ancora capito fino in fondo ma che forse, un giorno, lo faranno. Infine ringrazino la mia compagna che giorno dopo giorno mi sostiene e mi sprona, qualsiasi direzione prenda il vento. È diventata la colonna portante della mia vita.

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