Andead, inchiostro per gli “sfavoriti”

Quattro chiacchiere con Andrea Rock per ribadire che la tattoo art resta «un lavoro di bottega per professionisti ricchi di passione».

Qualche settimana fa è uscito (su etichetta Rude Records) il quarto lavoro dei cuori punk milanesi Andead. Il disco, davvero solido nel suo sound dominante (diciamo street punk, giusto per intenderci) si intitola ‘IV The Underdogs’ e noi ne abbiamo discusso con Andrea Rock, il leader della band conosciuto anche e soprattutto per il suo ruolo di speaker su Virgin Radio oltreché presentatore ufficiale di molte tattoo convention nazionali.

Ascoltiamolo perché ovviamente i riferimenti all’inchiostro e alla nostra materia preferita non potevano di certo mancare.

Sbaglio o gli Andead hanno un rapporto speciale con la tattoo art italiana?
«Non sbagli visto che la mia passione per i tatuaggi e la storia del gruppo si sono intrecciate diverse volte. Fin dal primo disco (‘Hell’s Kitchen’ del 2009) ho voluto coinvolgere diversi artisti italiani nel realizzare le copertine dei nostri album. Nel primo la scritta ‘Andead’ fu realizzata da Stizzo; per ‘With Passionate Heart’ (2011) mi sono affidato a Pellico; ‘Build Not Burn’ (2013) porta la firma di Max Brain e quest’ultimo, ‘IV The Underdogs’, vede in primo piano il lavoro di Simone Mariotti. Tutti artisti conosciuti al Best Of Times di Milano e dai quali mi sono fatto più volte tatuare. Bingo! (sorride)»

courtesy of Andead
courtesy of Andead

Come sono stati questi otto anni di Andead parlando d’inchiostro?
«Beh, la mia frequentazione costante del mondo della tattoo art mi ha permesso di affinare il mio gusto e colmare le mie lacune in termini di conoscenza dell’argomento; presentare le convention italiane fa ormai parte della mia agenda annuale e mi piace cercare di offrire un servizio il più professionale possibile, anche al di fuori di un contesto prettamente musicale.»

Per fare fede al titolo, ha ancora senso abbinare “underdogs” (ovvero gli sfavoriti) e amanti dei tatuaggi?
«Sì perché il tatuaggio oggi è mainstream, mentre la cultura della tattoo art, intesa come tradizione del lavoro di bottega e studio delle diverse tecniche è per chi è veramente appassionato e dedito alla professione.»

courtesy of Andead
courtesy of Andead

Da uno a dieci quanto sono tattoo-addicted gli altri componenti degli Andead?
«Direi cinque! (ride) Io sbilancio fortemente la media visto che ormai il 50% del mio corpo è coperto dai lavori di molti artisti e amici. Gianluca “Veronal” (chitarra) si sta avvicinando a piccoli passi, Giovanni “Macca” (chitarra) ha un buon rapporto mentre Casio e Joe la Jena sono ancora ai blocchi di partenza.»

Il tatuaggio che pensi ti darà più soddisfazione in questo 2017?
«Il mio prossimo pezzo sarà nuovamente realizzato da mio fratello Stizzo. Si tratterà di una rivisitazione del classico pugnale traditional che passa attraverso il collo, alias l’ennesima citazione di un brano dei Rancid: ‘When the music hits, I feel no pain at all’. (canticchia il verso contenuto in ‘Radio’, un brano del secondo album ‘Let’s Go’, Ndr) Ve lo mostrerò a settembre: non vedo l’ora!»

Che combinerete quest’estate a livello di concerti prestigiosi?
«Intanto lasciami dire che siamo ancora scossi dalla proposta (senza passare dal loro management!) che ci hanno fatto i ragazzi dei Sum 41 di aprire lo show che hanno tenuto lo scorso gennaio al Mediolanum Forum… A luglio, comunque, condivideremo il palco con i Get Dead e ad agosto parteciperemo al Bay Fest di Bellaria-Igea Marina nella giornata che vede headliner i mitici Bad Religion