Alessandro Micci: Blackwork e Tradizione

Alessandro Micci è sicuramente tra i “blackworker” più interessanti del panorama italiano: si muove tra tradizione, divagazioni neo traditional e influenze giapponesi, creando uno stile del tutto personale.

Ciao Alessandro! Parlando con Luca (lo shop manager di “Area Industriale” a Roma) ho scoperto che, come me, sei cresciuto in provincia di Roma. Quali sono stati i tuoi primi contatti con il mondo dei tatuaggi?
Ciao Leonardo! Sì, sono cresciuto in provincia di Roma. Uno dei miei primi e fondamentali contatti con il mondo del tatuaggio è avvenuto al “Freak Doll Tattoo” di Frascati, dove ho avuto il piacere di conoscere Luca e Barbara, e di lavorare con loro.

Alessandro Micci, Area Industriale, Roma
Alessandro Micci, Area Industriale, Roma

Molti artisti iniziano a tatuare quasi per caso, altri raccontano spesso di come abbiano faticato a entrare in un mondo a volte un po’ chiuso, per altri ancora è stata la prosecuzione più naturale di un percorso artistico. Tu come hai iniziato?
Il mondo del tatuaggio è effettivamente un po’ ermetico, ma al tempo stesso è anche stimolante e molto creativo: un tatuatore ha la possibilità di crescere sia dal punto di vista tecnico che artistico. Io ho iniziato per “provare”, senza sapere che presto sarebbe diventato il mio lavoro e anche la mia passione.

Come ti sei formato artisticamente, prima di diventare un tatuatore? Pensi che una formazione classica, scolastica, sia necessaria per essere un artista completo?
Avere una base scolastica è molto importante. Prima di cominciare a tatuare ho frequentato il liceo artistico e mi sono trovato talmente bene che ho deciso di restarci due anni in più rispetto alla norma! Non penso basti una formazione classica per definirsi un artista completo, ma sicuramente la continua ricerca, la sperimentazione e lo studio portano sempre a un’evoluzione.

Ti stai facendo conoscere come “black artist”. Come sei arrivato ad abbracciare questo stile?
La decisione di abolire i colori sui miei pezzi è venuta in seguito a una certa insoddisfazione. Dopo vari tentativi ho cominciato ad apprezzare il “blackwork”, che è diventato poi una scelta stilistica: se devo immaginare un corpo interamente tatuato da me, lo immagino sicuramente in bianco e nero.

Dove trovi ispirazione per i tuoi lavori? C’è qualcuno o qualcosa in particolare (musica, film, altri artisti) che ritieni fondamentale per il tuo stile?
In questo periodo sto concentrando la mia ricerca sulla cultura orientale. In particolar modo ritengo molto interessanti i pittori giapponesi dell’800: Hokusai, Hiroshige, Kuniyoshi e Yoshitoshi (per citare solo i più importanti), artisti da cui molti tatuatori traggono ispirazione per il tatuaggio tradizionale giapponese. E poi diciamo che sono anche un appassionato di fumetti, che hanno avuto una certa influenza nel mio stile.

Qual è il tuo approccio ideale alla creazione di un nuovo pezzo? Preferisci sia il cliente ad avere le idee chiare, a darti linee guida precise, limitazioni e riferimenti, o ti trovi più a tuo agio con maggiore libertà creativa?
Avere la libertà di gestire l’impostazione di un mio pezzo mi mette maggiormente a mio agio, ma a volte non mi dispiace partire dall’idea del cliente per sviluppare un progetto… Sempre che sia una bella idea!

Nella panorama attuale, chi sono i tatuatori che preferisci, da cui magari ti faresti tatuare? Cosa cerchi, come cliente, quando ti trovi a scegliere un artista?
Seguo sempre la corrente “blackworker” che è in continua evoluzione; artisti come Achille Molinè, Michele Zingales e Carlotta Cawa sono un esempio, e lavorare con loro è per me una fonte di grande ispirazione. Mi farei tatuare molto volentieri da loro! Allo stesso tempo, ritengo dei tatuatori formidabili i miei compagni di banco Alex Ciliegia e Norberto Liburdi, Daniele Passerotto, Giulia Bongiovanni, Alessio “Oni” de Luca, Noa Palmisano, Roberto Borsi, Marco Mantovani, Elena Borio e molti altri… Ma qui lo spazio su pelle comincia a scarseggiare…

Siamo in un momento in cui il tatuaggio è al suo massimo come esposizione mediatica. Credi che a lungo termine questo porterà più benefici (sia per gli artisti che per i collezionisti) o che un’ulteriore commercializzazione possa solo nuocere a questa cultura?
È sicuramente un periodo di forte sviluppo per questo settore: come sempre ci sono le tendenze del momento, i social network fanno da mediatori, molti clienti (affezionati e non) si lasciano consigliare più spesso rispetto a qualche tempo fa. Le tecniche e gli strumenti di lavoro, inoltre, sono sempre più all’avanguardia e questo ci rende la vita più semplice. Credo che chiunque abbia le carte in regola per diventare un buon “collezionista”.

Prenditi questo spazio finale per dire quello che preferisci…
Ringrazio mio fratello per avermi trasmesso la passione per il disegno e le persone con cui ho la possibilità di lavorare e confrontarmi ogni giorno. E grazie a voi per questa intervista!

Alessandro Micci
Area Industriale, Roma (IT)
IG: @alessandro_micci
Facebook: Alessandro Micci
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